Blue Hummingbird On The Left – Atl Tlachinolli

0
329

Dal nome quasi impronunciabile, che di fatto è la traduzione dell’antico nome del Dio atzeco Huitzilopochtli, questi nazionalisti messicani che hanno base nel sud della California, tra i cui membri ci sono pure i leader del movimento “The Black Twilight Circle Collective”, irrompono sul mercato discografico con il loro debut album, distribuito dalla Crepúsculo Negro, con la collaborazione delle sempre efficienti Iron Bonehead Records e Nuclear War Now! Productions. Formatisi nel 2010, dopo un ep e due validi split, che già facevano intravedere la peculiarità della proposta di questi bifolchi, il 2019 sarà il loro anno, il momento giusto per urlare al mondo intero le loro storie antiche, l’unione di fuoco e acqua, portando avanti la guerra sacra e riportando alla luce, ancora una volta in vita, le parole e le storie dimenticate dei guerrieri del passato. Detta così sembra quasi che abbiamo a che fare con i cugini dei Manowar ma non potremmo essere più lontani dalla realtà se pensiamo questo. Ma allora, chi sono questi militanti mascherati e dipinti che si celano dietro un moniker alquanto sinistro che farebbe pensare di più a una band industrial? Devo dire che ai primi ascolti il disco mi ha lasciato di sasso e colpito negativamente ma essendo un testardo gli ho dato varie chances e devo dire che la scelta è stata vincente. “Atl Tlachinolli” è un gran disco.

Inizio la recensione partendo appunto dalla fine, dichiarando subito che qui abbiamo a che fare con una graditissima sorpresa, la prima di questo 2019, che, ascolto dopo ascolto, passo dopo passo, mi ha letteralmente lasciato ipnotizzato e mi ha fatto calare nella parte del militarista messicano incazzato. I tre sud californiani sono completamente fuori di testa e lo ribadiscono in queste nove tracce di massacro incontrollato, che spazia dal death metal più becero al black, per quanto concerne l’attitudine, ma senza dimenticare i riferimenti thrash elementari; il tutto condito da un retrogusto ‘core, hard rock e sì, anche folk. Dentro questo “Alt Tlachinolli c’è davvero di tutto, e qui viene il bello, in quanto come uno stregone che mescola sapientemente dentro il suo pentolone la pozione magica, i Blue Hummingbird On The Left amalgamano tutte le influenze che negli anni hanno assimilato dalla musica che più amano. Le nove tracce contenute in questo platter sono un inno continuo alla civiltà e cultura atzeca, in tutto e per tutto, una lezione di storia che va oltre la mera musica. ,Definirlo un concept forse non è del tutto corretto ma di sicuro il lavoro svolto dal combo sulle liriche è di spessore e degno di nota collegando i pezzi l’uno con l’altro e facendoci tornare indietro nel tempo, attraverso piramidi e templi che solo Piero Angela conosce. L’opener “Sun / War Club” è l’incipt ideale per farci immergere nell’atmosfera di guerra dei nostri amici militanti, che, dopo una breve intro di strumenti etnici, partono con un attacco incrociato di macuahuitl e tepoztopilli (bastoni e lance dell’arte di combattimento atzeca) dal quale difficilmente ci salveremo. Le vocals di Tlacaelel sono devastanti: un growl imperterrito (alternato sporadicamente a qualche ululato, fischi o versi alla luna, come se fosse un lupo), condito da echo, chorus delay e chi più ne ha più ne metta, di difficile assimilazione ai primi ascolti, per l’abbondante quantità d’effetti, ma che si rivela scelta azzeccata in quanto crea un continuum tra musica e liriche. La scaletta è un inno alla storia, un sussidiario per conoscere la civiltà atzeca facendo headbanging e dando cazzotti al muro tra up tempos, blast, urla e riff che ti scaraventano a terra.

Basta citare “Hail Huitzilopochtli”, una brutale black/death metal song, che narra del dio della guerra e del sole, protettore della città di Tenochtitlán, la mitica capitale del regno atzeco rasa al suolo dai conquistadores spagnoli per creare sulle sue rovine l’attuale Città del Messico, vicenda raccontata nell’omonima song da un lento incedere epico e marziale. Difficile scappare dalle lezioni di storia di questi pazzi scatenati; e noi saremo lì sui banchi a prendere appunti senza distrarci per non rischiare di essere sbattuti fuori dall’aula e perderci lo spettacolo. La tracklist è davvero eterogenea ma fa mantenere perennemente lo stato di allerta grazie alla costante brutalità della proposta, un’autentica guerra con fazioni guidate dai tiachcahuane e dai calpoleque. I riff sono autentiche mazzate che non lasciano prigionieri e il tutto viene enfatizzato da una produzione finalmente all’altezza, che dà la possibilità di apprezzare tutte le sfaccettature che vengono create dalla band per far da amalgama tra musica, testi e gli ululati di guerra del singer, che spesso e volentieri sembra in preda agli effetti di qualche pianta allucinogena proveniente dalle foreste messicane. “Atl Tlachinolli” (pure il titolo è strettamente collegato con la storia messicana e le sue antiche tradizioni: rappresenta un concetto basato sulla diffrazione dell’acqua contro il fuoco, due elementi fisicamente opposti, che simbolizzava per gli antichi messicani la guerra sacra) è un album devastante, che nel suo essere old school in senso lato, per quanto riguarda sonorità e proposta estrema, riesce a risultare fresco e innovativo. Cresce lentamente col passare degli ascolti ma appena si entra in sintonia con il massacro sonoro e le liriche difficilmente si rinuncia a schiacciare play per un’ennesima volta. A oggi può essere definito il disco del mese. Inni di guerra e odi ai loro signori. Ave Huitzilopochtli! Hail Tlaloc!