Goatkraft – Sulphurous Northern Bestiality

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Avete rabbia? Siete frustrati? Il nervosismo vi fa tremare le mani? Bene, se volete rilassarvi allora state più lontani possibile da questo “Sulphurous Northern Bestiality”, primo full length dei norvegesi Goatkraft, perché ascoltarlo non farà altro che peggiorare la vostra situazione di irrequietezza e fastidio. I Goatkraft si presentano con un outfit decisamente sobrio, adatto alla routine di tutti i giorni: tuniche nere, corpsepaint degno di uno zombie appena svegliato dopo una nottata di bagordi, e maschere raffiguranti teschi, il tutto condito da classiche catene, borchie, proiettili e tutti gli accessori necessari per potersi presentare al primo appuntamento con la ragazza più carina della scuola. Come giusto che sia, pure l’artwork rappresenta quaanto di più elegante, pudico e morigerato ci sia: una cappella adorna di croci rovesciate e pentacoli, che ospita il sempreverde Caprone di Mendes, più incazzato che mai, questa volta intento a sventrare una bella fanciulla, della quale rimangono soltanto il prosperoso seno e il delicato viso, compiaciuto nel farsi squartare dallo stesso Caprone mietitore. Non conoscendo la band e avendo avuto solo quest’impatto visivo, il mio primo pensiero è stato la fatidica domanda: “che cosa suoneranno i nostri eroi”? La prima ipotesi era un pop da spiaggia inizio anni 2000, ma effettivamente mi sbagliavo. “Hordes Of Damnation” infatti smentisce categoricamente i miei iniziali pensieri circa una futura partecipazione di questi simpatici ragazzi alla prossima edizione del Festival di Sanremo: l’attacco è di quelli più devastanti che si possa immaginare, un uragano di follia incontrollata, che, se ascoltato a volume leggermente alto, rischia di farti sbattere la schiena al muro, tanto è l’impatto.

L’accelerazione è degna della più performante McLaren del 1998, una roba che ti lascia attaccato al sedile riducendoti allo spessore di un Fabriano A4. Qui non si scherza e i Goatkraft sono dei militanti del diavolo; le coordinate di questo “Sulphurous Northern Bestiality” sono semplici ed elementari: “vada sempre dritto e se lo troverà di fronte, non può sbagliare strada”, solo che, andando sempre dritto, andiamo a sbattere su un muro, ed è questo che il combo norvegese vuole, fino a farci perdere i sensi. Nella mezz’ora di massacro contenuta in questo disco non c’è un benchè minimo momento di tregua o stacco (perchè si parte a 1000 km/h e si finisce nello stesso e identico modo), neppure durante le tre brevi tracce atmosferiche poste nello scorrere della tracklist, che non fanno altro che alimentare la tensione e l’ansia. Il leitmotiv è il blast beat; i mid tempos sono per le femminucce, non per gente che gira 365 giorni all’anno con maschere da teschi e morte. Da notare che, nonostante la provenienza norvegese di questi impavidi guerrieri del male, la loro musica fa più logicamente pensare alla scena d’oltreoceano, sponda Australia: infatti il black metal furioso e malsano che i tre malati di mente pongono in essere ha tutte le caratteristiche di quello prodotto a inizio anni novanta nella terra dei canguri, con metriche e dinamiche pressochè inesistenti, in quanto l’unico obiettivo è correre più veloci possibile, e quel senso di chaos che da un momento all’altro si ha la sensazione che possa fuggire di mano. Il prosieguo della track list è un copia incolla totale, nessuna variazione; ascoltare dieci brani è come ascoltarne uno o cento, non cambia la fisionomia e non cambia il loro fine: una mattanza.

Non c’è una canzone meglio dell’altra o una peggiore, mai ascoltato nulla di più derivativo, ma c’è da dire che qui è contenuta più coerenza che in tutti i prodotti pubblicati da una major in dieci anni. Ai Goatkraft non frega nulla di piacere, loro suonano ciò che vogliono e parlano al mondo intero di odio, morte, distruzione e di quando satana governerà il pianeta! Nulla di nuovo dunque: innovazione sotto zero; produzione accettabile, che riesce a far rendere al meglio i brani, nonostante il senso di caos selvaggio sia presente secondo dopo secondo; songwriting degno di un ragazzo che ha ripetuto quattro volte la prima superiore, ma hanno pure dei difetti.C’è da dire che i norvegesi in questione hanno le idee ben chiare: divertirsi pestando in maniera ignorante i loro strumenti; essere coerenti con sé stessi e urlare a tutta l’umanità il loro senso di disagio e la loro devozione a satana. Estremi.