Necrogosto – Necrogosto

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Se qualcuno volesse farsi un’idea del sound e dell’attitudine tipica delle pubblicazioni in casa Nuclear War Now! Productions, potrebbe ascoltare tranquillamente questo demo dei brasiliani Necrogosto, ristampa in formato tape dell’omonimo debutto uscito originariamente nel 2017 e già riedito nel corso del 2018, rispettivamente in cassetta e cd, da due piccole etichette che rispondono ai nomi di Morbid Chapel Records e Resistência Underground Distro e Prod. Il lavoro ha così la possibilità di essere distribuito in maniera più capillare e di raggiungere un maggior numero di ascoltatori, pur restando ovviamente un’opera di nicchia, destinata esclusivamente ai maniaci di un certo genere di sonorità proto-black, come facilmente intuibile fin dal delicatissimo coverartwork, dai titoli dei pezzi e dai sobri pseudonimi dei componenti della band (vale davvero la pena di trascriverli: Tom Nuctemeron Perpetual Disorder al basso; Perversor Of The Holy Order alla chitarra; BB Crazy, il più morigerato, alla batteria; Bestial Goat Of Abominations And Reverbered Chaos Of Morbid Screams, il più esagerato, alla voce).

L’eccesso di violenza e di blasfemia a buon mercato caratterizza la proposta di questi quattro simpatici pazzoidi provenienti da São Paulo, il cui intento sembra proprio essere quello di ripercorrere la strada battuta ormai diversi decenni or sono da gruppi come Sarcofago, Sextrash, Necrofago, Expulser ed altri compagni di bevute, riportando in auge la ferale e primitiva bestialità della tradizionale scuola thrash/black/death carioca, la cui selvaggia lezione, che ora rieccheggia nelle note di questo breve demo, fu impartita sul finire degli anni ottanta da una manciata di bands provenienti soprattutto da Minas Gerais e diffusa in tutto il mondo grazie alla mitica Cogumelo Records. Ascoltando canzoni feroci e senza compromessi come “Ritual Of Decay” o “Rise Of Succubus” si potrebbe facilmente pensare alla ristampa di un lavoro prodotto proprio in quegli anni, perché i Necrogosto riescono con disarmante naturalezza a catturare la follia primigenia di quel sound, che mescolava, senza farsi troppe seghe mentali sui confini tra i vari generi, il thrash più violento e diabolico di Slayer, Sodom, Kreator e Destruction ai rigurgiti dell’allora fiorente scena death floridiana, lambendo volentieri i territori del proto-black più macilento e mascolino dei Venom: un sound iconico ed inconfondibile, che ebbe grande presa anche sulla successiva ondata black norvegese (ascoltate un pezzo come “Blasphemous Upheaval”, con i suoi soffocanti rallentamenti e le sue furiose e letali ripartenze, e ditemi se non ci trovate più di un punto in comune con quanto proposto dai Mayhem dei tempi che furono nel seminale e fondamentale “Deathcrush”) e che ancora oggi conta un gran numero di accesi estimatori sparsi in tutto il globo.

Qualcuno potrebbe dire, probabilmente senza avere tutti i torti, che i Necrogosto (e tanti altri come loro) sono ormai superati e fuori tempo massimo, ma il metal, specie estremo, oltre che evolversi attraverso contaminazioni spesso sorprendenti ed inaspettate, è anche solito ripercorrere ciclicamente e a ondate la propria strada, recuperando più o meno volontariamente modi espressivi non ancora completamente sepolti dalla sabbia del tempo, che in fondo ne rappresentano lo zoccolo duro ed il nucleo inossidabile, sia a livello sonoro che di immagine. Gli ascoltatori più tradizionalisti, e magari più attempati, avranno di che gioire nello scapocciare con la bava alla bocca, invocando il maligno come adolescenti invasati per tutta la durata di questo mortifero lavoro; tutti gli altri forse storceranno il naso ma pazienza: questa cassettina non è per loro. Satan’s work is done.