Sex Dumpster – Necropants

0
435

A circa un anno di distanza dalla pubblicazione del debutto sulla lunga distanza “Lord Alcohol”, che aveva già abbondantemente messo in evidenza la capacità distruttiva e la brama di sangue del progetto Sex Dumpster, torna ora alla carica il nostro Hiram Lohr, brutto ceffo originario dell’Alaska (trasferitosi per un periodo nell’afosa putrefazione del Messico, al fine, come ci informa lui stesso, di “respirare il fetore dell’umanità in decomposizione, immergersi nella bile incosciente della più amara esistenza e risucchiare l’orrore della vita che corrode l’anima”), mente e motore di questa trucida e grezzissima one man band, in quest’occasione coadiuvato da tale Morgoth alla batteria. “Necropants”, mixato e registrato negli svedesi Dark Productions Studios, è un ep di circa mezz’ora di durata (quindi quasi un album a tutti gli effetti) e segue il percorso stilistico imboccato dal suo ignorante ed aggressivo predecessore, se vogliamo enfatizzando ancora di più la follia e la pericolosa deriva punkeggiante connaturate alla proposta musicale di questo progetto: se nel full length d’esordio infatti era stato omaggiato GG Allin, ora è la volta dei Poison Idea, storica band hardcore punk americana, alla quale i nostro Hiram Lohr paga tributo coverizzando selvaggiamente la già di per sé terremotante “Plastic Bomb”.

Possiamo affermare senza tema di smentite che il punk più viscerale e maleducato sia un elemento fondamentale per la musica dei Sex Dumpster, insieme ad un assai malsano grind, mescolati con la giusta dose di schizofrenia al black metal più primitivo e deflagrante. Parlando di black metal nel caso dei Sex Dumpster bisogna però intendersi: dimenticatevi pure i deliri satanisti, i paesaggi nordici, le foreste innevate e la mitologia pagana, perché qui black metal fa rima soltanto con depravazione, violenza e umana decadenza. Insomma un approccio decisamente più realistico, aderente agli aspetti più squallidi e poco piacevoli della vita, che si traduce in note morbose, caotiche e degenerate. L’opener “Haunting Sight In The Cold Abyss” ci dà il benevenuto senza troppi fronzoli, travolgendoci con un riff freddo e impregnato di whiskey, figlio bastardo di Darkthrone e Impaled Nazarene, e mette così fin da subito le cose in chiaro rispetto a ciò che andremo ad ascoltare nel prosieguo del lavoro: il gelo misantropico del black metal si ibrida costantemente con il puzzo mefitico della strada e ci restituisce un piacevole disgusto imbevuto di disagio metropolitano.

Segue la più cadenzata ma altrettanto sudicia “Malice” ed è poi la volta della title track, canzone che finisce per seguire sentieri più tradizionalmente black, per sfociare nel finale in un riff dal sapore quasi epico, che tuttavia non stona affatto nel contesto generale. Il massacro prosegue e si conclude con “Possessed By The Sex Demon” e “Tombstone Of A Dying Planet”, altri due pezzi ultra violenti e psicotici, che non avrebbero sicuramente sfigurato in un disco dei Sadistik Exekution o dei Driller Killer, ottime sintesi della proposta musicale di questo progetto, sempre sul filo del rasoio. E questo è tutto: se volete calarvi nell’universo malato e putrido dei Sex Dumpster, prego, accomodatevi pure. Sappiate però che non ci sarà possibilità di ritorno.