Nordjevel – Necrogenesis

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I Nordjevel sono una di quelle band che, appena formate, hanno avuto da subito l’aura di un gruppo di culto. Il primo disco, uscito appena tre anni fa, fu idolatrato dalla critica per via della sua indiavolata potenza e freschezza, una tempesta di demoni, fiamme e tuoni che attaccava su più fronti senza lasciare tregua per un attimo, suonato egregiamente e con una produzione degna di band ben più navigate. Di sicuro le bestie di Østfold non sono gli ultimi arrivati, annoverando nella personale scuderia Doedsadmiral a sputare rabbia e follia omicida dietro al microfono, già leader assoluto dei Svartelder, e DezeptiCunt, ex Ragnarok, al basso. Il primo e omonimo disco fu davvero un fulmine a ciel sereno, che diede immediatamente una folta legione di adepti alla band, creando attorno a sé già una sorta di mitizzazione; pertanto l’hype per questo nuovissimo “Necrogenesis” era a livello del nono girone dell’inferno, il girone, appunto, dei Nordjevel. Qui si parla di black metal nella sua forma più violenta e brutale senza se e senza ma, dove il tempo per rifiatare davvero non esiste se non in quei tre secondi di stacco tra un pezzo e l’altro. Un ottovolante di bestemmie, imprecazioni, dolore e guerra. “Necrogenesis” parte sotto varie buone stelle nere intrise di dolore e morte. Il prosieguo della saga del terrore si avvale di due nuovi personaggi dal background trucido e violento: Destructhor (ex-Morbid Angel, Myrkskog) e Dominator (ex-Dark Funeral), personcine che non vorrete di sicuro avere come vicini di casa tanto è il casino che fanno, si aggiungono ufficialmente alla line up portando nuova linfa velenosa per uno dei dischi estremi più attesi di questa prima parte dell’anno. Nello schiacciare play tutto riprende da dove si era interrotto con il primo lavoro e “Sunset Glow” è posta lì, a inizio tracklist, per ribadire il concetto che i Nordjvel sono tornati più incazzati che mai e vogliono rimanere, fermi, saldi nella loro posizione di next big cult band. Le carte in regola ci sono tutte e il massacro è servito. L’attacco di blast è micidiale e non concede il minimo spazio a melodie o riflessioni; e se il blast si ferma spetta alla doppia cassa impazzita farla da padrona. La ricetta è la solita, quella vincente: quando vuoi distruggere il nemico da subito, nessun lavoro sui fianchi ma dritti con cazzotti in bocca fortissimi caricati con spalla e corpo. Ad un inizio violento per logica dovrebbe seguire un brano più cadenzato: beh la logica lasciatela a casa, chiusa a chiave nel cassetto dove custodite le immaginette di Santi e Apostoli; “Devilry” infatti è l’ennesima corsa tra le fiamme dell’inferno che fa perdere il respiro e dove le chitarre fanno il bello e il cattivo tempo con le loro melodie incrociate. Lo scorrere della scaletta, composta da nove mine antiuomo, è lineare, brutale e feroce: un amalgama di odio e rancore dove non c’è il benchè minimo spazio a richiami adolescenziali o ammiccamenti verso un pubblico più eterogeneo; la schiera di persone interessate a questa furia sono solo psicopatici, killer e antenati con la clava.

Un bagno di sangue che trova un barlume di tregua nella più ragionata ed atmosferica “Black Lights From The Void”, dove i tempi rallentano e le spoken vocals creano quell’alone di misticismo che figura come lo zuccherino della nonna dopo che ti ha fatto bere a forza una bottiglia di sciroppo dal sapore disgustoso. Tra i momenti più intimi del disco di sicuro è doveroso segnalare “Nazarene Necrophilia”, con un testo d’amore verso Gesù e la Santa Pasqua; un inno epico al male efferato e cruento, un mid tempo che gronda sangue di orco ferito e arrabbiato. Il resto dei brani che compongono “Necrogenesis” sono una discesa velocissima all’inferno senza ritorno, che sottolinea il fatto come il core del disco siano innanzitutto la brutalità primigenia e la velocità folle, leitmotiv sul quale vertono oltre ¾ del disco. Il lavoro pregevole delle chitarre è degno di una mietitrebbia, ed un plauso doveroso va alla prestazione vocale di Doedsadmiral. La prova di Dominator dietro le pelli è pazzesca, anche se forse non riesce a ricreare le atmosfere malsane e lugubri del primo disco, che lasciarono tutti a bocca aperta. L’enfasi posta quasi esclusivamente sulla brutalità e l’odio (cosa che a noi anime dannate e assetate di sangue di vergini va benissimo) ha purtroppo messo in secondo piano alcune soluzioni che avevano fatto la fortuna del primo platter, e chi si aspettava un ulteriore passo in avanti su lidi inesplorati rischierà di rimanere leggermente deluso.

“Necrogenesis” è un disco suonato in maniera ineccepibile, nel quale ogni componente della band fa un vero e proprio saggio di come si suona metal estremo; tuttavia in fin dei conti non aggiunge e non toglie nulla ad altri dischi di puro e maschio black metal di nitida matrice norvegese post 2010. Ammirevole pure la produzione, con suoni ben definiti, taglienti e potenti, che non disdegnano la modernità senza però mai snaturare eccessivamente l’attitudine malvagia e malsana che un disco di puro black metal deve avere. I Nordjevel confezionano in maniera onesta e sapiente un disco di moderno black metal di impatto violento come pochi, mettendo da parte quegli ingredienti che ci piacquero tanto nel loro debut e andando a pescare una formula rodata e di sicuro successo senza rimettersi in gioco e, soprattutto, senza rischiare nulla. I fan della band si staranno fregando gli zoccoli caprini, così come tutti coloro che sono amanti del metal estremo, tuttavia un ascolto non dispiacerà neppure a quelli che sono maggiormente attenti alla qualità della postproduzione oltre che della mera prova schiacciasassi dei quattro indemoniati che formano i Nordjevel.