Balmog –Vacvvm

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Se nell’immaginario collettivo la Spagna è terra solare, accogliente e mediterranea, con l’ascolto dei Balmog questo immaginario viene, oltre che stravolto, violentato. I Balmog sono incazzati, negativi, oscuri e non gliene frega un cazzo delle spiagge dorate di Palma de Majorca, della Corrida, di Messi o cose simili da turista medio. Loro pensano a sputare odio intriso di pessimismo sulla gente che hanno attorno con il loro black metal ortodosso e oltranzista, privo di orpelli da ragazzini che vanno tanto di moda oggi per far avvicinare alle orecchie più nobili questo genere di musica malsano e nero come la pece. Il combo galiziano, formatosi nel 2003, giunge con questo “Vacvvm” al terzo full length in carriera, senza contare gli innumerevoli demo, ep, split e chi più ne ha più ne metta. Come accennato in apertura, il genere proposto è un mix di black metal con contaminazioni death qui e là, giusto per rendere la proposta leggermente più “varia”. Ma chi ascolta i Balmog non deve cercare la novità di turno o qualche sperimentazione improbabile perché non le troverebbe neppure con il lanternino: niente folk, no clean o female vocals, no keyboards; insomma, “Vacvvm” è come un film vietato ai deboli di cuore o ai minori di 18 anni. L’ignoranza e l’arroganza che sprigionano le otto tracce inedite contenute in questi quaranta minuti sono davvero ai massimi livelli: canzoni nere che invocano il male con tutta la loro forza, come inni cantati a squarciagola da posseduti all’ultimo stadio, con le ossa frantumate dalle continue convulsioni che ti porta fare il demonio quando è dentro di te.

Muri sporchi di fuliggine e umidità nero pece, dove non si riesce a vedere oltre la catasta di teschi, come quello rappresentato in copertina, rigorosamente nera. I Balmog sono una bestia a tre teste, il cui obiettivo è creare la musica più oscura e violenta per penetrare nella profondità del pensiero e della conoscenza umana, trasportando il loro chaos incontrollato e folle là dove il sole non arriva. Ma “Vacvvm” è anche musica, non solo emozioni: un disco derivativo, che non punta sull’originalità quanto piuttosto sull’esplorazione delle più oscure e classiche tradizioni del metal estremo, riportando nel mondo dei vivi la più nota tradizione di black satanico, cercando tuttavia un segno distintivo, di identità che rimane intatto fino ad oggi, con coerenza rispetto a quelle che sono le loro radici. Canzoni come “Eating The Descendant” e “… Sed Semper Vivit Occisus” sono un massacro folle e assassino; d’altra parte “Vigil Of The Blinds” e “Come To The Pulpit” sono un’agonia che lentamente porta alla follia; nulla di nuovo, per intenderci, ma risultano dannatamente oneste e altrettanto severe nei confronti di una realtà che prende le cose alla leggera, perché per i Balmog il black metal è verità.

Con questo nuovo album i tre ragazzi indemoniati fanno il salto di qualità sia per quanto riguarda la produzione che il lato compositivo, ripartendo da quello che fu un sorprendente album come “Svmma Fide” del 2015 ed evolvendosi coerentemente con sè stessi e ciò che professano da vari anni a questa parte, senza stravolgere ma migliorandosi, alternando brani tirati alla velocità della luce a parti più riflessive ma mai prolisse o ammiccanti a sonorità più orecchiabili: ogni passaggio è un lento e continuo scavare nella labirintica e malata mente umana. “Vacvvm” è un biglietto di sola andata dentro catacombe dove ogni singolo passo in avanti smorza il respiro, musica celestiale per gli amanti di sonorità violente e senza compromessi; veleno letale invece per chi strizza l’occhio a inutili soluzioni moderniste.