Devil Master – Satan Split On Children Of Light

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In teoria il carnevale è terminato da un pezzo, ma loro non ci stanno; infatti i Devil Master, combo americano proveniente da Philadelphia, pensano che sia carnevale tutto l’anno e continuano a vestirsi in modo singolare. In realtà l’obbiettivo sarebbe quello di incutere timore e trasmettere odio con un face painting ad effetto, ma purtroppo i risultati sono oltremodo grotteschi, tendenti quasi al goliardico, con una punta di tenerezza nei confronti di questi ragazzi, che paura proprio non fanno. La giovane età di sicuro non li ha aiutati e infatti, analizzando le foto promozionali, troviamo il glamster formato Vince Neil depresso, con candelabro in mano e trucco stile Moira Orfei; in primo piano una sorta di Matt Heafy dei più conosciuti Trivium, ma più basso e più bruttino, con trucco alla Robert Smith strafatto di oppiacei; sulla sinistra fa la sua (s)porca figura, e vince il premio originalità, il più misterioso di tutti, con tunica nera inquietante a voler simboleggiare la morte; la palma del più simpatico invece la conquista un piccolo e losco individuo che, con un improbabile face painting stile “cipria rubata alla nonna”, basettoni da rockabilly e giubbino in pelle marrone, assomiglia più a Lerch della Famiglia Addams (ma notevolmente più basso) che a un cattivone da black/thrash metal band; e poi c’è lei, l’immancabile donzella ruba cuori neri, la vampira della situazione, piccola e indifesa, ma che di sicuro quando scocca mezzanotte non mancherà di mordere qualche collo per poi svolazzare nuovamente nel castello del Conte Dracula. Dopo aver smaltito lo shock non indifferente creato da questa foto/biglietto da visita è necessario scovare qualche info circa questa carovana di individui improbabili, che avrà passato la propria infanzia ascoltando i Death SS e guardando film Horror di serie B.

Scopriamo che quest’orda di disadattati proviene da Philadelphia, Stati Uniti, e negli anni passati ha pubblicato qualche ep e demo, sapientemente riuniti pochi mesi fa dalla sempre attiva Relapse Records in una compilation intitolata “Manifestations”. Sin qui tutto molto interessante, come la cover del disco, che ci fa piombare in un immaginario ultraterreno, con un demone variopinto avvolto da fiamme e da altri demoni, il tutto tra colori psichedelici che richiamano un concettuale tossico anni settanta oppure la fiera di Pushkar in India. Basta premere il tasto play per capire subito che i colori psichedelici servono solo ed esclusivamente per farci immergere in una atmosfera da film horror di bassa lega, con personaggi del calibro di vampiri, lupi mannari, mutanti, alieni, sballoni e chi più ne ha più ne metta. L’intro “Listen, Sweet Demons…”, con il caldo suono dell’organo, spiana la strada verso questo circo perverso e diabolico, aprendo lentamente le tende del tetro spettacolo che ci si vuole presentare. Nessun animale che fa acrobazie ma solo paura e disgrazia ci aspettano, e “Nightmares in The Human Collapse” ci accoglie soavemente col suo riffing così dannatamente anni ottanta che pare di ascoltare qualche b side di un disco dei Fields Of The Niphelim, dei Sisters Of Mercy o dei Christian Death, dopati di metallo estremo e molto più acerbi, acri ed elementari, facendo leva sull’impatto e l’orecchiabilità sinchè non entra la voce a scombussolare questo quadretto da famiglia mangia cadaveri.

Lo scream perverso e lancinante del singer infatti ci fa tornare con i piedi per terra perché, se pensavamo a un goth/thrash metal con connotati dark wave, dobbiamo correggere il tiro in quanto in un batter d’occhio quelle sonorità vengono prese d’assalto da un primitivo black metal che richiama in maniera palese quello che furono i Venom e i Bathory ai propri esordi, con costanti iniezioni di punk e dark per tutta la durata del disco. I pezzi seguono una struttura che fa della semplicità la sua carta vincente, caratterizzati costantemente dai suoni sporchi e ruvidi del punk (“Black Flame Candle”), sino ai capitoli più prettamente black (“Devil Is Your Master” ), ma con una costante dose di personalità tendente sempre a sonorità thrash e al rock più acerbo. La problematica principale tuttavia arriva appunto da quello che dovrebbe essere il punto di forza del platter, e se della voce abbiamo già parlato, evidenziamo anche che se ci fosse stato un adattamento vocale differente si starebbe parlando di un disco decisamente migliore. I brani, tendenti ad assomigliarsi più o meno tutti, tranne qualche pezzo da novanta, come la più scanzonata “Her Thirsty Whip”, col suo riff iniziale al limite del ballabile o la thrashy “Desperate Shadow”, giusto per citarne alcune, sono concentrati di buone idee ma spesso assimilate un po’ superficialmente e non perfettamente sviluppate, e finiscono così per perdere di vista l’obbiettivo di coniugare diversi generi tra di loro, divenendo dei mix senza capo né coda, anche a causa della riprovevole produzione.

L’intento di produrre un disco che si rifà fortemente alla scena anni ottanta più scapestrata è stato raggiunto ma, considerando che siamo nell’anno 2019, è necessario affrontare il tutto con una professionalità maggiore e le idee più chiare, in quanto altrimenti si rischia di rimanere nella terra dei buoni propositi senza raggiungere la concretezza. “Satan Split On Children Of Light” è un disco da ascoltare senza pretese o aspettative: lo scorrere dei minuti crea in vari momenti un’atmosfera da labirinto della paura, dove però perdura quella sensazione di incompiuto e vago che lascia dentro una certa confusione sia sonora che stilistica. Un esordio ambizioso, riuscito per metà ma che offre buoni spunti per un futuro prossimo e le successive uscite discografiche della band, a patto che si raddrizzi il tiro nel songwriting e… si cambi il look.