Fen – Stone & Sea

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Formatisi nel 2007 nel Regno Unito e prendendo spunto per il loro enigmatico moniker dalla regione chiamata The Fens, una zona ricca di paesaggi sinistri e paludosi dove i nostri sono cresciuti, i Fen, sin dalla loro genesi, sono sempre stati dediti a un genere difficilmente catalogabile. Nonostante l’approccio iniziale sia collegabile ad un black metal soggetto a particolari contaminazioni e divagazioni, i tre ragazzi di Londra hanno saputo far evolvere il loro sound, modellandolo e rendendolo sempre più riconoscibile all’interno del panorama estremo underground, creando quasi un’ulteriore nicchia all’interno di quella già esistente del post-black metal. I Fen, non contenti, hanno anche potenziato il loro sound con elementi che vanno dai classici canoni del post black metal all’avantgarde, sino a toccare scenari shoegaze e post-rock al limite del progressive, unendo la brutalità tipica del black ad elementi ambient e folk e dando vita ad una sorta di “blackgaze”, grazie all’elevazione di importanti muri sonori di chitarra ,alternati a divagazioni acustiche, con utilizzo di riverberi, delay, flanger ed il costante alternarsi di clean e scream vocals. Una band mai banale e sicuramente di difficile assimilazione, per chi ha voglia di cimentarsi in ascolti impegnati dove la brutalità non viene mai messa del tutto da parte in favore di orpelli tecnici o melodici ma tutto riesce a coesistere e convivere nel rispetto reciproco, trasportando l’ascoltatore, grazie a sonorità psichedeliche e tribali, in mondi che esistono solo nella più profonda e tetra immaginazione. A distanza di due anni dall’ultimo acclamato full lenght , “Winter”, i nostri irrompono nuovamente sul mercato con questo ep intitolato “Stone & Sea” che in realtà non contiene materiale inedito: le tre tracce presenti erano già contenute nello split “Call Of Ashes II / Stone And Sea” uscito nel 2016, frutto della collaborazione con la shoegaze band russa Sleepwalker.

Oggi la Eisenwald, considerata la difficile reperibilità di quel lavoro, ripropone quelle tracce, rimasterizzate, in formato vinile 12”. Musicalmente “Stone & Sea” riporta il sound dei Fen agli esordi, grazie all’aggressività dei brani proposti, che tuttavia conservano la maturità raggiunta dalla band negli anni e non snaturano lo status dalla stessa acquisito disco dopo disco. Si naviga in acque mosse, tra echi degli Enslaved più visionari e degli Agalloch più ragionati, con ammiccamenti costanti a quello shoegaze che sembra riscuotere sempre più consensi nel Regno Unito. I tre pezzi contenuti in questo ep che, a detta della band, sono “tributo alle coste friabili dell’Inghilterra orientale e agli spiriti che giacciono inquieti sotto le acque”, sono un viaggio incessante e agitato, che passa attraverso sensazioni di pace e quiete apparente, per poi tramutarsi in burrasca e tornare sereno, ma con l’agguato dietro l’angolo. Tre brani articolati che tendono a formare un’unica lunga traccia da ascoltare senza sosta per farsi trasportare emozionalmente e spiritualmente. La band in un’intervista espone il perché ha registrato queste tracce così atipiche spiegando che: “l’intenzione era di registrare qualcosa per noi stessi cercando di scappare da ciò che esprimevamo nei nostri full lenght e dare vita a un qualcosa di unico che fosse autonomo rispetto alla nostra discografia”.

Rispetto a “Winter” le tre tracce di “Stone & Sea” rimangono più snelle e meno cariche di arrangiamenti, rendendo il disco qualcosa diretto non solo ai fans della band ed allargando l’orizzonte verso coloro che vogliono intraprendere l’ascolto di qualcosa che sia un po’ meno “casual” o più ricercato. Il viaggio inizia con “Tides Of Glass”, dalle parvenze progressive e rimembranze pinkfloydiane, grazie alle ariose chitarre e alle clean vocals, che danno poi spazio alle harsh vocals, facendo sembrare il brano, grazie questa alternanza, una sorta di dialogo tra il bene e il male.

Nei suoi nove minuti si toccano vari lidi stilistici come, oltre quelli citati, anche il più alternativo shoegaze, l’ambient e il post black metal, con qualche assaggio di doom, il tutto confezionato a pennello da una produzione calda e personale. La strumentale titletrack, che funge da ponte tra il primo e il secondo pezzo, è come un camminare attraverso un paesaggio desolato dove, se da una parte c’è paura dell’ignoto, dall’altra vige un’indescrivibile senso di avventura. Gli accordi sono inizialmente scuri, per poi far intravvedere spiragli di luce, e si trasformano in suoni sempre più speranzosi con l’ausilio di alcune percussioni che, in un crescendo di emozioni, danno il via all’ultima traccia “The Last Gravestone”. Una melodia malinconica prevale sopra le chitarre che tessono tappeti in tremolo, sino a sfociare definitivamente in furia black metal, con tanto di blast beats. Accelerazioni, rallentamenti, melodie, frenesia, per poi giungere alla fine del pezzo richiamando la tristezza malinconica in ogni singola nota espressa. Questo ep dovrebbe essere un acquisto obbligato per qualsiasi fan dei Fen o del black metal moderno con le più varie contaminazioni. In venti minuti i ragazzi di Londra danno sfoggio di tutte le loro capacità e mettono in luce le potenzialità che un genere come il black metal, se suonato con dedizione, fantasia e criterio, racchiude. Un incantevole viaggio psichedelico in paesaggi desolati, tra terra e acqua, durante il quale siamo in compagnia solo dei nostri pensieri più sommersi.