Aihos – Hävityksen Maa

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Come si suol dire, meglio tardi che mai. Infatti alla fine di marzo è uscito, tramite la Helter Skelter Productions, il primo lp della band di Savonlinna. Formatisi nel 2012, i nostri esordiscono nel 2013 con un ep intitolato “Ikuisuuden Suojaan”, che riscosse subito ottimi consensi da parte della critica specializzata, per i suoi forti connotati di classico stampo finlandese, con qualche strizzatina d’occhio alla scena nordica in generale. Dopo sei anni di silenzio, come un fulmine a ciel sereno, ecco arrivare il nuovissimo full length “Hävityksen Maa”, lasciando non di poco spiazzato chi scrive. Ovviamente l’entusiasmo, per chi ha amato il primo ep, non può che essere alle stelle, ma si sa che la gente cambia negli anni, pertanto cosa aspettarsi dalla nuova fatica degli Aihos? Prevedibile una maturazione rispetto al debutto che, nonostante prodotto in giovanissima età, segnava i tratti distintivi di una band consapevole delle proprie potenzialità: ma questo “Hävityksen Maa” ci riserverà un cambio di stile? Un ammorbidimento? Oppure un nuovo inizio per il gruppo? Ognuna di queste domande riceve una risposta nei primi dieci secondi della prima traccia “Hetkiennen Kuolemaa”: il rumore di un caricatore e poi uno sparo danno il via a una mitragliata sonora velocissima, che ridimensiona la sua andatura diventando un up tempo melodico e oscuro, con le chitarre in tremolo a tessere melodie inquietanti e gelide, a coronamento della prova vocale del nuovo singer Baron Dethrone, micidiale grazie a uno scream dotato di personalità e mai banale, che viene alternato sapientemente ad harsh vocals più gutturali, che rafforzano il senso di disperazione che trasuda dall’album. La prima cosa che si nota è il fortissimo legame della band alla vecchia scuola: tutto suona estremamente classico, senza la benché minima contaminazione di modernità o orpelli da ragazzine. Qui si tratta di grandioso e maestoso black metal nordico, la cui vena finlandese si fa sentire in ogni secondo e viene incrementata, in alcuni frangenti sporadici, da una brutalità più svedese: ma si tratta comunque di devozione alla fiamma nera, che più nera non si può. Le otto tracce che, per una complessiva durata di quasi cinquanta minuti, compongono “Hävityksen Maa” (sei minuti di media a traccia), sono un viaggio verso lande desolate e ghiacciate, dove la speranza di arrivare salvi alla meta si affievolisce secondo dopo secondo.

Dal massacro del primo brano si passa a “Verikruunu”, che rivela un songwriting più sofisticato, con riff e dinamiche versatili, un arpeggio malinconico e oscuro che dà spazio a un mid tempo intenso e opprimente, dove la prestazione del singer è (ancora) davvero eccellente e garantisce cattiveria e una personalità eccezionale, a coronamento di una base strumentale varia e ricca di cambi di tempo. “Elinen Palaa” è uno dei fiori all’occhiello del disco, una gemma preziosa ancora allo stato grezzo: qui la band, in un lento incedere primordiale e pachidermico, dà il meglio di sé in epicità ed evocatività, ricordando in più frangenti quelli che furono i Dissection del masterpiece “Storm Of The Light’s Bane”, anche per lo scream di Baron, simile a quello del compianto Jon, seppur molto versatile, grazie ai diversi stili vocali utilizzati.

La parola varietà per un platter con radici fortemente radicate nel classico sound del Nord Europa non è del tutto indicata ma gli Aihos riescono a rendere diversificato il più possibile il loro lp creando brano dopo brano, nonché all’interno dei brani stessi, vari ambienti dell’orrore, stanze colorate con tinte scure come la morte o bianche come il ghiaccio, passando dalla tempesta alla quiete da un momento all’altro, come per spiazzare chi ascolta grazie all’uso sapiente dei cambi di tempo e inserendo prelibati e perversi stacchi di chitarra acustica sia a inizio/fine brano che nel mezzo, creando un hype pazzesco circa cosa possa succedere il secondo successivo. Sirene antiaeree annunciano “Hävityksen Reunalla”, una mazzata in piena fronte, con l’attacco senza compromessi in blast che lascia spazio a un mid tempo guerrafondaio, vicino per certi versi ai tedeschi Human Serpent per quanto concerne le linee melodiche vocali e l’uso incrociato dello scream e delle harsh vocals più gutturali. Ma è con il brano “41” che la band si supera e regala una mina antiuomo della durata di quasi dieci minuti che, tra un cambio di tempo e l’altro, lascia spazio a tutto il repertorio della band che, secondo dopo secondo, non fa che avvalorare il proprio status di next finnish cult band. Non è da tutti scrivere un debut album del genere, con un’ispirazione e una freschezza così elevate.

La strada è spianata per la conclusiva “Ancestors Blood”, altro capitolo melodico che lascia il palcoscenico all’epicità e a un eccelso Baron, che si cimenta pure in brevi parti pulite con grandiosi controcanti, chiudendo il massacro in maniera quasi inaspettata dopo un’ennesima cavalcata a 200 km/h. Inutile ribadire che gli Aihos debuttano sulla lunga distanza col botto, senza lasciare il benché minimo dubbio sulla loro capacità e tecnica compositiva, creando un disco che, nonostante il genere non lo richieda necessariamente, risulta ricco di spunti e diversificato, offrendo così al pubblico un prodotto che si rivela longevo ascolto dopo ascolto. Si prende il meglio della vecchia scuola finlandese (blast efferati, riff glaciali in tremolo e tanta oscurità), e di quella svedese (melodie malinconiche e riff più pesanti quasi al limite del thrash in più occasioni), unendoli con parsimonia e cura, dando vita a cinquanta minuti di assalto alla baionetta, in una guerra senza esclusione di colpi. Pure la produzione è meritevole di un plauso. Tutti gli strumenti hanno un suono molto potente e ben definito, senza creare il classico caos sonoro spesso volutamente ricercato da tante band. Qui si ha un master finale equilibrato, dove ogni parte viene messa in luce in maniera dettagliata e pulita, senza mai dimenticare che si suona true black metal ma senza risultare troppo low-fi, mantenendo tuttavia quei suoni crudi e ruvidi che fungono da sfondo ideale per le storie di misticismo narrate dalla band. Per chi ama il vero black metal senza contaminazione alcuna ma non disdegna dosi massicce di melodie oscure e fredde come una notte in un bosco “Hävityksen Maa” è altamente consigliato e di sicuro rimarrà sul piatto a girare per lungo tempo, sinché l’oscurità non prenderà il sopravvento nelle nostre miserabili esistenze.