Laetitia In Holocaust – Fauci Tra Fauci

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I nostrani Laetitia In Holocaust, duo proveniente da Modena e formato da S. e N., sono attivi ormai da quasi vent’anni e hanno proposto, fin dai loro esordi, un black metal legato sicuramente alla tradizione e all’ortodossia dei primi anni novanta ma in qualche modo abbastanza indecifrabile e sui generis, grazie soprattutto a strutture articolate e magmatiche e ad un approccio sempre personale e in qualche modo riconducibile, forse più a livello di sensazioni evocate che di vere e proprie influenze, a certi tortuosi sentieri avanguardistici ed in senso lato progressivi. Ci siamo già occupati di loro in occasione della pubblicazione della demo “Lacra Ebenei: 13-17” del 2005, lavoro nel quale il black metal era contaminato da tratti vagamente dark-wave e nel quale l’urgenza creativa dei nostri debordava come un fiume in piena, con risultati altalenanti, e del successivo album di debutto “The Tortoise Boat” del 2009, nel quale invece questo fluire sembrava trovare una sua forma più compiuta (ma certamente non definitiva), senza tuttavia perdere in coraggio ed integrità. Ed ecco ora la terza fatica sulla lunga distanza, sotto l’egida della sempre attivissima Third-I-Rex, etichetta con base in Inghilterra, relativamente giovane ma molto attenta nello scovare e nel promuovere realtà indipendenti, specialmente italiane (tra le più interessanti, ricordo Abisso, Necandi Homines, Sangue Nero).

“Fauci Tra Fauci” è un lavoro compatto e granitico, caratterizzato da una produzione decisamente potente e nitida, targata Art Distillery Studios, che mette bene in evidenza i numerosi ed improvvisi cambi di tempo che costellano i pezzi, conferendo agli stessi un andamento nervoso e dinamico. La band pare essere consapevole delle proprie potenzialità e mantiene intatto il proprio approccio evolutivo ed intellettuale alla materia black, lontano da qualunque esplosione di primitiva brutalità fine a sé stessa, più incline invece ad una razionale e lucida follia, consegnandoci un disco intricato, capace di suscitare emozioni viscerali e di esprimersi attraverso diversi registri. Si passa da ritmiche robuste e marziali, sostenute dal buon lavoro del session drummer Marcello Malagoli (la scelta di utilizzare un batterista in carne ed ossa è sicuramente positiva, laddove la band in passato aveva invece fatto uso di una drum machine, che appiattiva troppo il suono e lo rendeva eccessivamente sintetico), che in qualche modo possono ricordare gruppi nostrani come Janvs, Spite Extreme Wing e Nova, a momenti decisamente intricati ed irregolari, che chiamano in causa i Deathspell Omega più criptici, per accostarsi in alcuni passaggi più asciutti e lineari addirittura ad alcune cose degli ultimi Satyricon ed indulgere in altri casi (ad esempio nella conclusiva “Gods Of The Swarm”) in arrangiamenti melodici di chiara matrice svedese. Ma naturalmente si tratta di accostamenti non premeditati e dettati sostanzialmente dalla sensibilità personale di chi ascolta: altri potrebbero scoprire in queste note riferimenti ad altri gruppi e sarebbero ugualmente accettabili.

Quello che colpisce è la maturità compositiva della band, che ha messo da parte alcuni eccessi sperimentali del passato e riesce ora a risultare più sobria, senza tuttavia rinunciare a bizzarre variazioni sul tema, unendo la luce al caos ed una certa malinconica decadenza mitteleuropea ad un piglio quasi ieratico. Insomma “Fauci Tra Fauci”, come del resto era accaduto anche nei precedenti lavori dei Laetitia In Holocaust, ma con maggiori sbavature, è un disco che unisce gli opposti, a livello di immagini evocate ed anche a livello prettamente musicale, pur restando sempre fondamentalmente ancorato ad un black metal di chiara estrazione classica. La frenesia e la furia espressiva vengono in qualche modo spezzate da “Exile”, nella quale una voce pulita molto drammatica e stentorea è accompagnata dalle raffinate e meste note di un pianoforte, opera di Dark Shaman: non è un caso che questo brano sia posto esattamente a metà della tracklist, quasi a tagliare il disco in due parti, interrompendone l’andamento vorticoso per consentire all’ascoltatore di riprendere fiato, immergendosi in maniera ancora più decisa in un’atmosfera rarefatta e angosciante, prima che l’assalto riprenda con rinnovato vigore. È chiara l’intenzione del duo nostrano di voler suonare ruvido e violento ma senza necessariamente adagiarsi sulle consuete strutture lineari che da trent’anni a questa parte il black metal ha ormai ampiamente canonizzato: e questa sorta di ambivalenza la si riscontra anche nel cantato, che passa da uno screaming energetico e muscolare, assolutamente predominante, a brevi parti sussurrate, fino alle clean vocals della già citata “Exile”. Come tutte le opere targate Laetitia In Holocaust, anche “Fauci Tra Fauci” non è certamente un disco di facile assimilazione ed anzi richiede diversi ed attenti ascolti per potersi addentrare nel labirinto spigoloso e nelle geometrie non euclidee generate dalla musica, che resta comunque, pur sempre, non completamente decifrabile e per questo ancora più affascinante: post black metal? Forse sì, forse no, ma poco importa.