Murg – Strävan

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I Murg sono un bestiale duo svedese composto da Vargher (basso, chitarra, voce) e Urzul (chitarra), proveniente dalla zona rurale, e a quanto pare piuttosto desolata, di Bergslagen, e giungono con questo “Strävan” alla loro terza fatica sulla lunga distanza, sotto l’egida della connazionale Nordvis Produktion, etichetta che da qualche tempo a questa parte si sta facendo notare dagli appassionati e dagli addetti ai lavori per produzioni davvero interessanti, tra cui ad esempio Stilla e Lustre. “Strävan”, che si traduce come “desiderio”, “ambizione” o più precisamente “sforzo”, è la terza e conclusiva parte di una trilogia iniziata con il debut album “Varg & Björn” del 2015, che raccontava della scomparsa della civiltà umana, e proseguita con il successivo “Gudatall” del 2016, che descriveva gli inutili sforzi dei pochi sopravvissuti nel mezzo di una natura spietata.

“Strävan”, probabilmente l’episodio dall’accento più spirituale dei tre, narra invece della definitiva liberazione dai limiti, dai difetti e dalle perversioni della razza umana, e della nascita di una nuova forma di vita: una bestia perfetta, pronta a sacrificarsi per propiziare la distruzione dell’intero universo.

Un concept escatologico indubbiamente complesso ed affascinante, il cui significato metaforico non viene completamente spiegato ma si lascia comunque intuire con sufficiente chiarezza, facendo emergere la propria matrice misantropica ed ecologista: la natura offesa è il boia che spazzerà via il parassita-uomo, senza alcuna possibilità di redenzione, e “Strävan” è la colonna sonora della trasformazione e della successiva devastazione del cosmo e dell’ordine delle cose umane.

Di fatto siamo di fronte ad un album di black metal decisamente tradizionale, giocato su strutture semplici, un riffing cristallino e cambi di tempo piuttosto lineari: un suono convenzionale, profondamente debitore della così detta seconda ondata scandinava, che i nostri riescono tuttavia a riproporre con la necessaria dose di potenza e cattiveria, dando corpo ad atmosfere glaciali e sfoderando in più di un’occasione un gusto melodico che sfocia spesso in passaggi carichi di tragica epicità. Ci si muove su sentieri familiari a qualunque ascoltatore medio: come già avvenuto nei precedenti lavori della band, Darkthrone, Gorgoroth, primi Ulver ed Enslaved, ma anche Kampfar e Taake, vengono ripetutamente chiamati in causa.

Ciò che impedisce all’album di cadere nel baratro dell’assoluta prevedibilità sono i piccoli dettagli e la cura per gli arrangiamenti che i nostri dimostrano di avere, pur restando sempre fedeli ad una formula assolutamente essenziale e ad un suono crudo e diretto, che rinuncia ad ogni orpello in fase di registrazione e la cui nervosa asprezza è quasi sicuramente acuita dalle suggestioni esercitate dalle secolari foreste e dalle miniere abbandonate che costellano la regione della Svezia dalla quale il gruppo proviene: ed ecco che allora si possono gustare pienamente i momenti melodici dotati di un appeal immediato (“Berget”) ma anche i ruvidi contrasti tra i brevi interludi di chitarra acustica e gli attacchi sferzanti in tremolo (“Ur Myren”), così come le cavalcate più cupe ed inquietanti e cariche di groove (la title track).

Insomma i Murg non fanno niente di nuovo od eclatante ma sono onesti e il loro sound è puro come il ghiaccio del nord: la band riesce a creare nella maggior parte dei casi la giusta tensione emotiva, costruendo canzoni solide, in perenne equilibrio tra violenza e melodia, che in fin dei conti non risultano nemmeno così scontate come potrebbe sembrare ad un primo, frettoloso ascolto. Consigliati.