Затемно – В петле

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Spesso e volentieri ci si imbatte in dischi che al primo ascolto creano una confusione tale che l’impulso sarebbe quello di lanciarli fuori dalla finestra ma, recuperati a distanza di qualche tempo, ci lasciano invece un’impressione completamente diversa, come è capitato al sottoscritto con questi Затемно (traslitterato dal cirillico in Zatemno). Questa band proveniente dalla Russia e capitanata dal polistrumentista Pastor, all’anagrafe Vasily Suzdalsky, già militante in varie realtà del più estremo underground locale, nasce nel 2011, con l’intento di sviluppare una proposta quanto più possibile unica, riconoscibile e pregna di contaminazioni. L’esordio sul mercato del 2016, con il mini cd “Во прах” (“Into Ashes”), che proponeva liriche misantropiche e pessimistiche sullo sfondo di un black metal sperimentale spinto al massimo ai confini dell’ avantgarde, servì alla band a prendere le misure e capire quale strada percorrere. Tra il 2016 e il 2018 il duro lavoro della band ha generato questo “В петле” (“In the Noose”) che in questi mesi viene commercializzato via Aesthetic Death lasciando chi perplesso, chi entusiasta ma di sicuro nessuno indifferente. Parlare di questo “In the Noose” non è compito semplice perchè nei suoi trentasei minuti divisi in quattro tracce si ha come la sensazione di avere a che fare con quattro band differenti, tante sono le influenze dei Затемно, che ci fanno perdere nel loro labirinto virtuale e ci mettono in seria difficoltà nel catalogare la loro proposta. E se da una parte tutto ciò può sembrare oltremodo bizzarro e confusionario, dall’altra spinge all’ascolto minuzioso e oculato di questo disco, assaporando ogni singolo istante di musica. Suoni crepuscolari quasi rassicuranti si scambiano con altrettanti dilatati e inquietanti, che fungono da colonna sonora a tematiche non propriamente “light”, come l’alienazione della mente umana attraverso il prisma delle forze della natura, che arrivano a portare l’essere umano ad azioni estreme come il suicidio; si approfondisce il costante conflitto mentale e la dipendenza da un qualcosa di non ben definito, sfruttando tutto ciò per creare questa specifica visione artistica. Questo intricato pensiero si riflette nelle composizioni dei Затемно che effettivamente di logico hanno ben poco. I primi minuti del disco iniziano in sordina, con un canto narrato accompagnato da chitarre pulite e rilassate, che possono essere accostate al riffing di una qualsiasi rock/post rock band, al limite dell’alternative, toccando i dannati lidi dello shoegaze, per poi esplodere di punto in bianco in un blast condito da dilanianti scream che ci sbattono al muro con ferocia inaudita. Ma la perversa semplicità di questo cambio atmosferico surreale viene ulteriormente appesantita con l’inserimento di vocalizzi puliti liturgici più congeniali ai Batushka, per poi tornare a lidi più prettamente avantgarde metal ma dai fortissimi connotati black grazie alla furia espressa, che in alcuni frangenti pare essere primordiale e incontrollata. Con “Лишь только ветер” i Затемно iniziano a renderci la vita ancora più complicata, con un pezzo lento, malato e struggente, il cui incipt parlato in lingua russa, disperata e sinistra, fa da apripista a suoni di fisarmoniche e chitarre pulite, che non fanno altro che rendere più agghiacciante l’atmosfera creata in un crescendo oscuro, al limite del dark che quasi strizza l’occhio al folk di classe.

Influenze che si mantengono sotto traccia, con suoni bassi e delicati, dando grande spazio alla succitate fisarmoniche ed alimentando la curiosità per lo sviluppo del pezzo, che si svelerà per quello che è solo a metà traccia, quando le chitarre e le urla disumane grideranno al cielo tutta la loro disapprovazione verso questa vita terrena. La terza traccia, titletrack, può essere definita il vero fiore all’occhiello di questo malato platter. Un capolavoro di quasi nove minuti, dove la band unisce consecutivamente una serie di generi con inquietante disinvoltura, dal gothic all’alternative, per arrivare al black metal old school ma con continui cambi di tempo influenzati da elementi avantgarde e riff post/rock. Il break centrale si nutre di vere e proprie iniezioni di atmosferic rock al limite del progressive, che esplodono poi in un continuo e costante alternarsi tra blast e ritmi quasi jazzati, incrociati a quelli puramente rock dell’ultima parte del brano. Pensavate che fosse tutto finito? Assolutamente no, c’è ancora spazio per la suite finale, che invoglierà chiunque a prendere una corda e appendersi al soffitto, perché abbiamo a che fare con dodici minuti di follia strumentale e sonora. “Копотью солнца” è pazzia allo stato puro che spazia dall’heavy classico al thrash, dal black puro e cristallino come la neve norvegese al progressive, dal folk al post punk, senza mai tralasciare forti dosi di avantgarde e creando un risultato di epica perversione come solo i migliori Shining sono stati capaci di fare, unendo sperimentazione e brutalità. L’ottima produzione è necessaria al fine di poter assaporare minuto dopo minuto questa follia compositiva e garantisce suoni potenti e un’eccellente pulizia di tutti gli strumenti. La valorizzazione di strumenti più atipici come fisarmonica o gli stessi synth fa sì che l’elemento atmosferico giochi un ruolo da protagonista, caratterizzando questo lavoro che riesce a navigare costantemente in acque sperimentali e classiche allo stesso tempo. “В петле” riesce nel suo intento di essere un disco disturbante, oscuro, claustrofobico ma anche caotico ed estremo, un saggio di come suonare metal underground di classe sopraffina senza mai perdere di vista l’obiettivo. Un disco a cui bisogna dare un’occasione ma senza farsi prendere dalla fretta e, soprattutto, stando lontano da funi, veleni o armi, per non correre il rischio di commettere alla fine dell’ascolto l’insano gesto.