Αιμα – Tragos

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Esce per l’instancabile Nuclear War Now! Productions questo “Tragos”, debutto sulla lunga distanza per gli Aιμα, violentissimo trio greco dedito ad un feroce ed ultra blasfemo black/death metal d’annata; il genere di uscite che l’attivissima etichetta statunitense da sempre predilige e che l’ha resa molto apprezzata e seguita dai maniaci di questo tipo di sonorità, se vogliamo prevedibili ma estremamente dure a morire. Il gruppo è originario di Atene e, benché fondato nel 2011, ha finora all’attivo soltanto l’omonimo demo d’esordio del 2012, il successivo ep “Ʃάρκα” (“carne”) del 2014 e lo split “Blood Chalice From The Impure” in compagnia degli spagnoli Supremative. La produzione discografica della band è stata quindi abbastanza scarsa, specie se paragonata a quella di altri gruppi dediti allo stesso genere, normalmente molto prolifici, e ciò è dovuto al fatto che i suoi membri (Kerasphoros alla voce, Goat Architect al basso e alla chitarra, e Divine Desecrator alla batteria) sono simultaneamente impegnati anche in altri progetti, per la precisione Wargoat e Goat Synagogue, con i quali esprimono sonorità parimenti furiose ed assassine. “Tragos” (“capra”: i nostri amici ellenici sembrano avere davvero un’ossessione per l’animale più caro al satanasso) è quindi il lavoro con il quale la band si presenta in sostanza alla scena underground su più ampia scala, grazie ovviamente al lavoro di promozione della Nuclear War Now! Productions, tenendo comunque fede ad un certo tipo di attitudine integralista, che ad esempio prevede la scelta di non suonare dal vivo. Il loro moniker (Aιμα significa “sangue” in greco) rende già di per sé espliciti gli intenti bellicosi dei nostri e l’essenza della loro proposta: la loro musica infatti è e non vuole essere nient’altro che un puro distillato di caotica bestialità in salsa satanica, senza troppi fronzoli e senza il timore di perseverare, come del resto innumerevoli loro colleghi, nella riproposizione di luoghi comuni, a livello sonoro e d’immagine, che tutti gli appassionati conoscono a menadito e sapranno facilmente ritrovare nella mezz’ora di durata di questo disco, come il volto familiare di un conoscente tra la folla.

Rispetto al loro precedente lavoro, questo primo full length presenta una registrazione meno dozzinale e decisamente più potente, senza tuttavia rinunciare neppure per un momento al grezzume tipico di questo genere di dischi, che fanno proprio del suono ruvido e caotico uno dei loro principali punti di forza: la produzione, il missaggio e il mastering sono stati curati da Sotiris Laskaris (attivo nell’underground greco anche con il progetto ambient/noise Audimal Marrow), che riesce a catturare alla perfezione e senza eccessive sbavature tutta la diabolica energia sprigionata dalla band in sala prove, quindi in pratica in presa diretta. Lo stile invece resta sostanzialmente invariato rispetto al passato: si tratta pur sempre di un metal of death sadico e sanguinolento, con radici saldamente piantate nel fertile terreno della vecchia scuola e con lo sguardo rivolto al passato ed in particolare a pionieri come Sarcofago e Von e ad altri più conosciuti e storici interpreti di questo genere di sonorità come Beherit, Archgoat, Conqueror e gli imprescindibili Blasphemy. Gli Aιμα irrobustiscono ulteriormente il loro sound con una massiccia dose di insano e più classico death metal di matrice americana, il che li rende simili ai loro concittadini e probabilmente più noti Embrace Of Thorns, affinità sottolineata anche dal fatto che l’ep “Ʃάρκα” a suo tempo è stato prodotto dalla Kill Yourself Productions, etichetta di proprietà di Archfiend DevilPig, leader della citata band ateniese, che peraltro gestisce anche la fanzine “Chants Of Atomic Genocide”.

Tutti i pezzi compresi in questa breve e devastante release sono stati composti tra il 2017 ed il 2018, subito dopo l’uscita dello split con i Supremative, il che conferisce all’album una grande omogeneità e lo rende un monolite assolutamente nero e coeso ma non per questo privo di quelle piccole differenze tra una canzone e l’altra in grado di tenere alta l’attenzione dell’ascoltatore: qualche soffocante e cimiteriale rallentamento, qualche passaggio più groove e cadenzato, qualche riff più vicino a certo thrash brutale, qualche breve intro che crea la giusta atmosfera sulfurea prima del massacro e le immancabili invocazioni al maligno (molto dantesco ad esempio il “Satàn, Satàn” che apre “Possessed Preacher”, forse il pezzo migliore del lotto, insieme a “The Occultist”). A conti fatti siamo di fronte ad un buon album d’esordio, solido e grondante sangue, con qualche pecca di personalità dovuta in gran parte al genere prescelto, che non consente chissà quali variazioni sul tema: gli Aιμα dimostrano comunque di saperci fare e si candidano con autorevolezza al ruolo di degni eredi di una tradizione musicale estrema che continua a vantare numerosissimi estimatori sparsi in tutto il globo.