Délétère – Theovorator: Babelis Testamentum

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Con la consueta puntualità tornano sul mercato i canadesi Délétère, con uno dei formati a loro più congeniali, l’ep. Cosa aspettarsi dai Délétère a distanza di soli dieci mesi dal buon “De Horae Leprae” se non una bella bordata di classico melodic black metal di qualità? Oltre al genere che ormai è il marchio di fabbrica del quintetto canadese, i nostri si imbarcano nell’ennesimo concept che, dopo la peste e la lebbra, tratta un altro argomento storico, scivolando in fondo agli abissi per narrare la storia di Babele, una sopravvissuta al Grande Diluvio, che intraprende la costruzione di Babilonia e della celeberrime Torre. Venti minuti abbondanti dove la band sviluppa in maniera impeccabile ciò che di buono ha fatto nelle precedenti release ma con un’attitudine ancora più matura e decisa, segnando nel terreno dei solchi indelebili per la capacità di unire la brutalità del black metal alla melodia. Una melodia oscura, disperata e drammatica, che funge da reale colonna sonora per le tematiche trattate, creando scenari apocalittici degni di un film horror. È chiaro che un ep poco aggiunge e poco toglie alla discografia generale di una band ma ci teniamo a sottolineare la bontà di questo “Theovorator: BabelisTestamentum”, dove il gruppo si esprime come forse non si era mai sentito prima.

L’ep inizia in sordina, con sinistri suoni di sintetizzatore che in maniera gotica e oscura delineano l’incedere della prima song, che attacca con furibonda rabbia dopo pochi secondi e si lancia in un efferato blast, accompagnato dalle dannate vocals di Thorleïf, il quale come d’abitudine fa il diavolo a quattro.

Le chitarre si fanno sentire con il loro incedere epico, sino ad arrivare al break centrale, dove cori ancestrali e tastiere liturgiche si rendono protagonisti di un uno spaccato atmosferico da dieci e lode, come la band già ci aveva abituato nelle precedenti release. Come spesso capita, gli ep servono da ponte tra una release e l’altra e nella maggior parte dei casi sono formati da qualche pezzo recuperato da precedenti dischi in formato live, acustico, rivisitato, e qualche pezzo inedito a condire il tutto, per rendere appetibile l’uscita discografica.

In questo caso i pezzi sono tre, dalla durata media di sette minuti ciascuno, ma la cosa incredibile è la qualità elevatissima di ogni singola traccia, ovviamente inedita, che porta assolutamente i Délétère ad alzare l’asticella della qualità. Se sino a “De Horae Leprae” potevamo definire il combo del Quebec come una buona band, dopo aver sentito la seconda traccia di questo lavoro, “Babel Insanifusor”, saremo costretti a pretendere sempre qualcosa di più: questo pezzo infatti racchiude l’essenza del melodic black metal di classe, un brano perfetto in ogni suo secondo. Il riff iniziale ricorda vagamente l’intro di un brano gothic rock classico, mentre nelle linee di chitarra si scruta in lontananza, ma con estrema nitidezza, la Finlandia, grazie a melodie che potrebbero ingannare chiunque ascolti la band per la prima volta, facendone presumere la provenienza da terre nordeuropee, tanta è la drammaticità emotiva che trasuda dal brano, unita ad una furia primordiale davvero bestiale.

“Theovorator: Babelis Testamentum” si conclude nel migliore dei modi con la pazzesca “Milites Pestilentiae III – Babylonia Magnissima”, un sunto dove la band spiega a suo modo loro come si dovrebbe esprimere la rabbia senza tralasciare la raffinatezza nell’esposizione. Una traccia epica e imponente, dalla velocità sostenuta, un viaggio di sola andata nell’oscura Babilonia che, grazie alle ariose atmosfere delineate da chitarre mai dome, trascina con violenza e ferocia sino alla fine, riprendendo in maniera signorile il riffing iniziale.

La registrazione è grezza e ruvida senza mai cadere nell’anacronistico, scimmiottando inutilmente i tempi che furono. I suoni sono acidi e minimali ma tutto è perfettamente distinguibile: non si sconfina mai nella modernità ma non si tralascia il fatto che nel 2019 è ormai necessario offrire produzioni all’altezza. Sintetizzatori, blast, tremolo e harsh vocals convivono in maniera ordinata, trovando la giusta quadra alchemica, andando a braccetto e dando vita quello che può essere definito un ottimo esempio di melodic black metal com’è raro trovarne. La velocità più devastante si unisce a rallentamenti con grande naturalezza, e il tutto non risulta mai forzato, quasi a sottolineare che il black metal non è funzionale solo ad esprimere furia fine a sé stessa ma può a trasmettere una vasta gamma di emozioni.

Per ingannare l’attesa del prossimo album, che dopo aver sentito questo fenomenale ep diventa spasmodica, si consiglia fare proprio questo lavoro e consumarlo: nessuno rimarrà deluso.