Deathspell Omega – The Furnaces Of Palingenesia

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Ore 19,30 scale della metro. Sei solo in mezzo a centinaia di persone, una giornata qualunque di un inferno qualunque. Magari hai passato tutto il giorno al lavoro o a scuola o con persone con cui hai dovuto condividere sorrisi falsi e parole vuote.  Sei stanco, ti trascini aspettando il tuo treno che non arriva. Domani e poi domani e poi domani ancora. Tutti uguali. Buongiorno, come stai, ti taggo, apericena, mandami la mail, ricordati la spesa, chiamami, prendi le medicine, a domani. Appiccicato agli altri, tanfo di sudore, cravatte finte e buste della Coop. Perché ascolti black metal? Te lo dico io perché ascolti black metal: in fondo non ti sei assuefatto, non hai ceduto, almeno psicologicamente, al trittico della messa domenicale, il pranzo dai tuoi e facciamoci un selfie. Mentre la musica parte nelle cuffie, tutto sparisce, la metro, la gente, i cartelloni della pubblicità e sei tu da solo sulla collina, proprio al limitare della nera foresta. In fondo, non eravamo nati per essere questo, degli splendidi selvaggi destinati a riprodursi e dominare la terra incontaminata? Ad Arma, Ad Arma! Scusate, ma questa non è la solita recensione che vi spiega se un disco è valido o meno perché il nuovo lp dei Deathspell Omega non è un disco qualunque e quindi non cercate di capire SE deve essere ascoltato, ma piuttosto COME deve essere ascoltato.

I Deathspell Omega nascono in Francia, non hanno identità, si presuppone che i membri siano due, Hasjarl e Mikko Aspa, nessun sito internet attivo né tantomeno foto ufficiali. Oltre questo, sono sei gli album ufficiali, su cui non mi dilungherò, sono uno più bello dell’altro e su tutti “Si Monvmentvm Reqvires, Circvmspice”. Approfondite, è d’obbligo. Tutto ciò che ruota intorno a questa band è un fitto mistero ma, come scrive Banksy sui muri di Bristol, “Invisibility is a Superpower” ed il loro superpotere è quello di riuscire a distorcere la dimensione spazio-tempo nell’istante in cui ci addentriamo nel buio della loro musica. Black metal concettuale che parte dai testi, molto complessi e sopra la media della scena black: Dio, Satana e l’Uomo, che attraverso la figura salvifica del Maligno spezza le catene che lo rendono uno schiavo senza conoscenza, e facendo leva sui primordiali istinti, diviene artefice della propria vita: in questo modo, fuggendo dalla negazione della dignità a cui è stato sottoposto, si erge come unico condottiero del proprio destino, pena il nulla e la dissoluzione dell’Io e dell’Universo stesso.

Nella presentazione del promo, descrivono il disco così: “The Furnaces of Palingenesia is Janus in the midst of the 9th circle of Hell; a prophetic abomination recorded on gear ante anno 1984 vomiting 2084 in the shadows of the horns.”. Io lo acquisterei ad occhi chiusi solo per questo, poi fate voi. Bene, avete premuto play, il treno è arrivato ed è anche partito ma poco importa, perché la vostra mente non c’è più o perlomeno si è perduta nel labirintico puzzle sonoro che le chitarre, ora schizofreniche, ora malignamente serafiche, sono capaci di disegnare, coprendo con un alone avantgarde/tribale i vostri occhi e rendendovi letteralmente ciechi, incapaci di decifrare un preciso stile tra i vari e numerosi tasselli di generi musicali proposti nei quarantacinque minuti di delirio sonoro a cui siamo sottoposti.

In definitiva, possiamo considerare “The Furnaces Of Palingenesia” come uno dei dischi più importanti e ben fatti degli ultimi mesi, consigliandone l’ascolto a chiunque cerchi un’opera di spessore che contiene numerosi spunti di approfondimento e ricerca. Insomma, se volete acquistare un unico disco in questa prima metà del 2019 scegliete l’ultima fatica de Deathspell Omega, magari proprio in forma fisica, in vinile, perché sarà destinato a turbare a lungo i vostri pensieri e a segnare profondamente questo genere musicale estremo e nichilista che chiamiamo Black Metal.