Afraid Of Destiny – Agony

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Il depressive è uno dei sottogeneri più contraddittori ed al tempo stesso affascinanti della vasta e multiforme galassia del black metal: dai seminali lavori di Burzum e Forgotten Woods, ha prodotto probabilmente i suoi massimi capolavori nel primo lustro degli anni duemila, per poi irrigidirsi in canoni manierati ed irrimediabilmente inflazionarsi, salve rare e meritevoli eccezioni, in una ridda di lavori identici a sé stessi e con scarso appeal emotivo (che da sempre è il tratto distintivo di queste sonorità, assolutamente lineari ma in grado di toccare i tasti più profondi dell’animo di chi ascolta, quando si azzecca il riff giusto). In questo panorama provano a dire la loro personale parola anche i veneti Afraid Of Destiny, one man band dietro la quale si nasconde il mastermind Adimere, che con questo “Agony” giunge alla seconda fatica sulla lunga distanza, dopo l’esordio “Tears Of Solitude” del 2013 ed altre uscite minori. E l’obiettivo viene a mio giudizio raggiunto perché “Agony”, pur risultando privo di guizzi particolarmente originali, è comunque un lavoro genuino ed autentico che riesce a dare corpo, con la necessaria credibilità e senza cadere nel ridicolo, a quei sentimenti di funebre desolazione e tetra malinconia che rappresentano la cifra essenziale di questo genere di uscite. I sentieri musicali percorsi sono quelli consueti: lunghi e mesti arpeggi, riff densi e ombrosi ripetuti ossessivamente, vocals colme di disperazione ed atmosfere cariche di negatività, sulla scia di gruppi come primi Shining, Nocturnal Depression o Lifelover, non a caso omaggiati dalla cover di “Sweet Illness Of Mine”, chiosa conclusiva di un disco che ha nelle due parti di “A Journey Into Nothingness” e in “Autumn Equinox” i suoi momenti più plumbei e decadenti, merito anche di un gusto melodico mai sopito e di trame chitarristiche coinvolgenti nella loro scarna essenzialità. In fin dei conti questo “Agony” è un disco onesto perché mantiene ciò che promette; le aspettative sono prevedibili ma non vengono affatto tradite: ottima colonna sonora per una piovigginosa serata autunnale, cupa come i pensieri di un aspirante suicida.

REVIEW OVERVIEW
Voto
70 %
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