Meuchelmord – Waffenträger

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Eraclito, 2500 anni or sono, disse: “la guerra è il padre di tutte le cose”. Queste parole, oggi più attuali che mai, si sposano in maniera indissolubile con la nuova opera guerrafondaia di Meuchelmord e con il suo black metal ruvido e ortodosso. Cernunnos, al secolo Jan Hümpel, è tornato dopo un anno e mezzo dall’ultima mina antiuomo intitolata “Niedersachsen Schwarzmetall”, e “Waffenträger” (in italiano, “scudiero”), è ciò che di meglio potessimo sperare di ascoltare. Per chi non li conoscesse, i Meuchelmord sono presenti sul campo di battaglia dal 2011 e questo rappresenta il loro quinto omicidio sulla lunga distanza, al netto di demo, ep e split che rendono già nutrita la discografia della band (Meuchelmord significa appunto omicidio insidioso, ossia un assassinio: nel diritto penale internazionale, un “omicidio brutale” è l’uccisione del nemico in un conflitto armato in violazione di divieti sanciti dal diritto umanitario internazionale). Già dalla tetra cover si capisce subito dove il nostro instancabile Cernunnos vuole andare a parare: ovviamente la tematica portante sarà la seconda guerra mondiale che con il suo odore di zolfo e le sue urla di morte e disperazione permeerà tutto il platter. A impreziosire il tutto, non sarà difficile sentire durante la tracklist, che consta di nove pezzi più due bonus, sirene antiaeree, esplosioni, mitragliate, canti in lingua madre e altri ordigni bellici, che non fanno altro che farci addentrare in una cupa atmosfera di miseria e desolazione: uno sterminio collettivo narrato sapientemente e brutalmente dal nostro istrionico artista passo dopo passo, tra le macerie di una Berlino ormai distrutta, in una Dresda in polvere o in una Varsavia rasa al suolo. “Waffenträger” è innanzitutto un disco di black metal puro al 100%, senza alcuna contaminazione, riflesso di un massacro traslato in musica minimale ed elementare ma dannatamente efficace.

Nei suoi cinquanta minuti scarsi di odio e rabbia non vi sono sperimentazioni, tecnicismi e altre cose che in guerra sono futili, c’è solo tanto metallo nero e insanguinato, pronto a mietere vittime senza soluzione di continuità. Un pezzo di pane, dell’acqua, dei vestiti e un fucile, ecco cosa serve: qui siamo in guerra, pronti ad affiancare il comandante Cernunnos nella sua battaglia personale. Noi ci siamo e il nostro fiero passo verso il fronte può essere sentito in “Anmarsch”, che apre le danze: un’intro minimale composta esclusivamente dal battito sul suolo degli stivali in marcia, un metronomo della morte che scandisce il tempo, un conto alla rovescia prima dell’attacco che parte violento con “Wolga-Bataillon” e “Ostfront”: due pezzi che non lasciano il tempo di respirare, black metal puro come il sangue di un re, dall’impatto sonoro ruvido e tipicamente tedesco, mescolato con riff freddi e melodici, dal retrogusto svedese e finlandese. “Kaltes Land” è un capolavoro di disperazione: black metal lento, come un soldato ferito che si trascina sul campo di battaglia tra corpi privi di vita e insanguinati, tra esplosioni e spari che si possono sentire nitidamente alla fine del pezzo. Un brano che insegna come dev’essere suonato il black metal più marziale e che combina in maniera eccelsa la drammaticità delle liriche con la lentezza della song.

I titoli non lasciano alcun dubbio sulle tematiche trattate da Meuchelmord, citando avvenimenti e momenti fondamentali della seconda guerra mondiale in terra europea, orrori, battaglie ed eroi: un saggio su come mixare musica e storia senza necessariamente creare un concept album. In “Waffenträger” tutto suona dannatamente ortodosso e brutale ma l’ascolto è snello e piacevole anche grazie a un certo gusto per la melodia, come in “Flakfeuer”, tassello fondamentale del disco, nel cui main riff devastante e iperveloce si sentono evidenti richiami ai Marduk di fine anni novanta, tra un’esplosione di granata e l’altra. A chiudere la durata standard del lavoro ci pensa un’altra brutale stielhandgranate: “U-BooteVor!” è un mid tempo martellante aperto da canti in tedesco, che si aggiudica il premio di pezzo più scanzonato dell’intera scaletta, grazie al suo andamento tendente quasi al black n’roll. Ma prima che il nemico arrivi a guastare la festa, c’è tempo per due bonus track: “Firestorm”, la versione in inglese di “Feuersturm”, che ha come ospite Hrafn dei Thy Dying Light e “Kylma Mäa”, la versione in finlandese di “Kaltes Land”, che ospita alla voce Tyrant direttamente dai blackster Malum.

L’ostilità verso la vita e la pura misantropia prendono forma in tematiche affascinanti e tetre, espresse in musica aggressiva, estrema e brutale, che ci fa ricordare che in contesti come questi solo un qualcosa vince sempre: la morte. In questo disco Mr. Hümpel è riuscito in maniera organica a tirare fuori il meglio che poteva, dando alla luce una creatura malvagia nella quale tutto coincide come in un puzzle di cadaveri: la musica riporta fedelmente le sensazioni di morte e angoscia che i testi vogliono trasmettere e la guerra pare davvero che si stia materializzando negli speaker del nostro impianto stereo, anche grazie a una produzione che sì è grezza e scarna ma allo stesso tempo risulta potente e ben equilibrata, collegando alla perfezione gli elementi atmosferici come esplosioni, bombe e spari alla musica e catapultando l’ascoltatore direttamente in una realtà di conflitto bellico. Un disco che, pur non inventando niente, non ha alcun punto debole e risulta essere una delle migliori uscite nel genere di questa prima parte dell’anno.