Vectis – The Executioner

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Dunque, vediamo… in copertina abbiamo un nerboruto ed incappucciato boia armato di ascia e con gli occhi grondanti sangue… Come dite? Vi sembra di aver già visto qualcosa di molto simile sulla copertina di un disco intitolato “In The Sign Of Evil” pubblicato nel 1985 da un gruppo chiamato Sodom? Sì, credo di averli sentiti nominare in effetti! E vi posso assicurare che i Vectis, qui al loro esordio assoluto via Hellprod Records, in formato tape e in edizione limitata a 100 copie, non si limitano a “rubare” ai Sodom l’iconografia che li rese celebri nella scena metal estrema ma dalla band di Gelsenkrichen capitanata da Tom Angelripper riprendono in gran parte stilemi ed approccio, finendo per dare alle stampe un piccolo bignami del thrash/black impregnato di attitudine old school, che è al tempo stesso un genuino e sentito omaggio a quel genere di sonorità, che evidentemente i nostri amici devono apprezzare molto. I Vectis sono un giovanissimo power trio di recente formazione proveniente dal Portogallo: hanno tra i 16 e i 18 anni e quindi è doveroso perdonare loro, per motivi puramente anagrafici, una personalità stilistica non ancora completamente definita e sicuramente molto debitrice nei confronti dei numi tutelari che hanno presieduto alla loro formazione musicale: oltre ai già citati Sodom, direi Venom, Bathory, Destruction, Kreator, Vulcano, Protector e insomma tutto quel filone thrash e proto-black ottantiano che fu fondamentale per lo sviluppo dell’intera scena estrema, compresa quella black così come oggi la conosciamo.

“The Executioner” è una demo aggressiva e tagliente come lama di rasoio: i momenti migliori sono quelli nei quali i nostri si lasciano andare alla violenza più grezza e stradaiola, e quindi in pratica tutti i dieci minuti scarsi di durata di questo lavoro, salvo qualche breve passaggio meno veloce e più carico di groove.

La title track e la conclusiva “Warriors Of Hell” sono due stilettate dannatamente efficaci, che davvero non avrebbero sfigurato come outtakes in un “Obsessed By Cruelty” o in un “Pleasure To Kill”: strofa-ritornello, strofa- ritornello, assolo, ritornello; semplicissimo, ficcante ed impreziosito da un riffing scarno, sguaiato e primordiale che farebbe fare headbanging anche a un manichino. Ovviamente tutto già sentito centinaia di volte ma comunque sempre piacevole, come un horror movie da drive-in che abbiamo già visto e rivisto ma che non ci stancheremo mai di rivedere. Non so se la musica dei Vectis in futuro potrà subire un’evoluzione e di che tipo: per ora è un vigoroso “back to the roots”, alle origini del metal estremo, via che del resto stanno percorrendo moltissime giovani bands in giro per il mondo, dando luogo ad un fenomeno che forse varrà la pena di seguire nei prossimi anni.