Les Chants Du Hasard – Les Chants Du Hasard

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Omonimo esordio sulla lunga distanza, via I, Vodihanger Records, per questo originale progetto solista, dietro al quale si nasconde il mastermind Hasard. Quello che ci propone il nostro è un interessante ibrido tra musica neoclassica e metal estremo (per quanto riguarda le vocals e il feeling oscuro dei pezzi, perché per il resto siamo lontani anni luce da qualsiasi forma di metallo), caratterizzato da un mood di fondo crepuscolare ed arcano e da un piglio che diviene ora epico e magniloquente, ora scenografico e teatrale, ora maestoso e drammatico. Niente strumenti classici (chitarra, basso e batteria) ma solo orchestrazioni dal sapore ottocentesco ricreate con le tastiere. L’ascolto è certamente inusuale ed è reso ancora più intrigante dalla presenza del cantato (o sarebbe più corretto dire voce narrante), particolarmente evocativo e misterioso. Spiega Hasard: “l’album è influenzato da opere orchestrali e da opere di compositori come Modest Mussorgsky, Sergej Prokofiev e Richard Strauss. Ho pensato molto su come combinarlo con il black metal. Specialmente le voci che volevo sulla scia di Ulver, Emperor e Ved Buens Ende”; e direi che la sintesi è perfetta e descrive in modo compiuto quel che si andrà ad ascoltare una volta premuto il tasto play del lettore. L’esperienza è spiazzante ma forse non completamente nuova: basti pensare a certe solenni partiture degli Arcturus o alle più barocche divagazioni dei Parnassus del buon Fredrik Soderlund o ancora alle eleganti ed esoteriche fughe dei primi Elend (stilisticamente senz’altro il termine di paragone più appropriato). Il viaggio è suddiviso in sei capitoli, ognuno dei quali sviluppa in prosa lirica un tema esistenziale con linguaggio metaforico, nella stessa forma di “Les Chants de Maldoror” del Conte di Lautréamont, poeta francese del XIX secolo: anche il concept è dunque affascinante così come la cover, opera di Jeff Grimal (The Great Old Ones). Certo la fruizione non è semplice e potrà risultare ostica per più di un ascoltatore abituato ad altro genere di sonorità: ma se le sperimentazioni ardite non vi spaventano ed anzi vi incuriosiscono, sarà un sottile piacere lasciarsi trasportare dalle atmosfere lugubri e raffinate di questo disco, che rappresenta comunque un’esperienza musicale estrema.

REVIEW OVERVIEW
Voto
70 %
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