Blood Thirsty Demons – …In Death We Trust

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Io adoro solo l’oscurità e le ombre dove posso essere solo con i miei pensieri. Il tempo è un abisso profondo come lunghe e infinite notti”. In Italia, oltre alla triade buon cibo, arte classica e mafia, c’è qualcos’altro, che va ricercato nei più oscuri meandri musicali, che ha radici lontane ma non così tanto: ci fermiamo agli anni settanta e ottanta, in vicoli desolati, con qualche pozzanghera e la foschia che aleggia nell’aria, con giusto un barlume di luce proveniente da qualche finestra sgangherata a illuminare flebilmente un’atmosfera pregna di ansia e angoscia. Parliamo della scena horror metal che nello stivale, più che altrove, è riuscita a fiorire, senza mai approdare al mainstream, rimanendo sempre nella penombra ma senza cessare di esistere e resistere, in barba a tutte le più o meno temporanee tentazioni filo scandinave. Da acts storici come gli iconici Death SS e Paul Chain prima, i padovani Abhor ed Evol o i primi Theaters Des Vampires più recentemente, passando per la creatura malefica del maestro Simonetti, i Goblin: il Bel Paese ha nel corso degli anni visto crescere nei suoi confini mediterranei questa nicchia musicale, caratterizzata dai suoni sinistri dell’hammond, da mid tempos, harsh vocals e gatti neri, che ha fatto scuola in tutto il globo. E i Blood Thirsty Demons ne fanno sicuramente parte, considerata la loro ormai ultraventennale presenza sulle scene. “La morte non è il peggio, ci sono cose molto più orribili della morte, riesci ad immaginare durare attraverso i secoli sperimentando ogni giorno le stesse futili cose”.Divenuto ora una one man band formata dal solo e unico superstite della line up originale Cristian Mustaine, l’act lombardo, grazie alla dedizione del mastermind e alla sua ferma vocazione nei confronti di tematiche horrorifiche ed esoteriche, è riuscito ad arrivare a questa ottava fatica, che potrebbe presto diventare un disco di culto nell’ambito della gloriosa tradizione horror doom metal tricolore. “Con “…In Death We Trust” ho cercato di spingermi oltre i miei soliti schemi compositivi rimanendo comunque nel classico stile della band e più generalmente nell’horror metal”, così il leader della band commenta questa nuova uscita discografica, che riesce a unire in maniera sinistra ma al contempo elegante tutti gli stilemi che hanno reso il progetto noto dell’underground nostrano, apportando qualche novità nel songwriting, che ritorna ad un sound più primordiale come attitudine ed approccio.

A distanza di tre anni dal precedente “Voices From The Dark”, questo nuovo viaggio nell’oscurità cerca di alzare ulteriormente l’asticella esaltando il classico sound della band attraverso una produzione di categoria superiore, caratterizzata da suoni potenti e cristallini che danno risalto soprattutto alla sezione ritmica, con il basso ben in evidenza e l’organo sempre protagonista. La tracklist si snoda come una gita tra catacombe impregnate di umido e di odore di muffa: nove tracce coese tra loro ma allo stesso tempo varie e ben disposte in sequenza, con un’alternanza tra pezzi più diretti come l’opener “I’m Dead!!” o la heavy “Message From The Dead”, che tanto deve alla lezione impartita dal Re Diamante, ed altri più cadenzati o tipicamente doom come “My Last Minute” e la sinistra “The Only Road”. Tuttavia, come detto, non mancano le sorprese, che non snaturano il sound della band ma ne delineano nuove sfumature, peraltro già presenti nella passata produzione del gruppo. Ad esempio “Cry On My Tomb” è una pseudo ballad struggente dove Mustaine, grazie a un’interpretazione vocale che ricorda il primo Steve Sylvester e ad un arrangiamento strumentale da oltretomba, ci fa piombare indietro di oltre trent’anni. E ancora “…My Soul To Take”, posta in chiusura, è un epico viaggio, misantropico e occulto, nella mente dell’uomo e con i suoi quattordici minuti di durata risulta essere il brano più lungo ed ambizioso che la band abbia mai scritto in tutta la sua lunga carriera.

“…In Death We Trust” è un album solido, che si pone perfettamente nel solco della scuola horror metal italiana: una sorta di riassunto che parte dagli albori del genere sino ad arrivare ai giorni nostri, graziato da un songwriting ispirato e fresco, coerente con il sound proposto ma senza disdegnare un’attitudine al passo con i tempi. La parte strumentale in particolare è pregna di quel feeling tipicamente “fine anni settanta inizio anni ottanta”, grazie soprattutto all’organo che dona un’atmosfera pazzesca ai pezzi. Se si dovesse trovare per forza un punto debole bisognerebbe andarlo a cercare probabilmente nell’indole derivativa di alcuni passaggi, che possono apparire come un vero e proprio tributo a quei gruppi che hanno reso questo genere un vero e proprio culto. Ma non è un difetto che inficia la riuscita generale del lavoro. Un ascolto è dovuto sia dagli amanti del genere sia da chi è abituato a qualcosa di più estremo: pozioni magiche, ragnatele, oscurità e cimiteri, ed ecco che il nuovo platter dei Blood Thirsty Demons è servito.