Blood Feast – Chopped, Sliced And Diced

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Il thrash è morto? Pensate questo dopo aver visto le mummie dei Metallica fare duetti improbabili con Lady Gaga oppure gli Slayer proseguire il loro farewell tour di 2900 date? Bene, avete tutto il diritto di farlo, ma non andate a dirlo riferendovi alla scena underground, tantomeno a quei signori del New Jersey che rispondono al nome di Blood Feast; potrebbero incazzarsi e non poco. Loro ci vivono di thrash, ci sguazzano dentro come porcellini nel fango e se, dopo diciotto anni di silenzio, nel 2017 sono tornati con un full length per certi versi inaspettato come “The Future State Of Wicked”, nel dicembre 2018 (perdonate il ritardo della recensione) tornano sul mercato con questo ep contenente cinque mine antiuomo più un pezzo live, giusto per allietare i numerosi fans in tutto il mondo con bordate pazzesche all’insegna di uno splatter thrash che non intende fare prigionieri ma semina il terrore come fece il film da cui prendono il nome, uscito nel 1963. La band, che insegna thrash dal 1987, non è avvezza a cambiamenti e compromessi: il loro sound è spartano, grezzo ma al contempo di classe, se di classe in senso stretto si può parlare. Non c’è tempo da perdere e, così come la musica dei Blood Feast, in questa recensione andremmo spediti nel tirare le somme circa questa seconda fatica dei nostri in poco più di un anno, che segna il definitivo come back per questi eterni ragazzini, malati di film horror, birra e giornaletti pornografici.

Venti minuti di metallo affilato come una spada, che corre veloce sul rasoio, senza inventare nulla di nuovo ma facendoci piombare nel 1985 in un batter d’occhio. Sembra di ascoltare il figlio illegittimo di Sodom, Kreator, Death Angel e, in alcuni tratti, quando si comincia a giocare con gli strumenti in maniera più oculata, degli OverKill e degli Exodus dei primi seminali lavori. Non c’è tregua e la opener “Concubine” ci riassume brevemente il concetto di thrash metal allo stato brado che troveremo esplicato in questo ep. Velocità folli ,che non sono consigliate a chi soffre d’ansia, chitarre gemellate che, oltre a tirar fuori ritmiche devastanti, sfociano senza mai risparmiarsi in solos di altri tempi; il tutto amalgamato dalla voce del nuovo singer Chris Natalini, che si sposa benissimo con il sound della band, uno che al posto delle corde vocali ha la carta vetrata e le coccola la mattina con ettolitri di birra. La seconda traccia “Hunted, Stalked and Slain” è nuova al 50% in quanto è la rivisitazione di un pezzo del 1989 al pari della quarta traccia in scaletta “Chopping Block Blues”, entrambe qui dotate di nuova linfa e cattiveria splatter come Herschell Gordon Lewis comanda: veri e propri massacri di metallo che agiscono come serial killer in preda ad attacchi schizofrenici, perle nere underground riesumate e riportate alla luce grazie a una produzione più all’altezza e suoni al passo con i tempi, che comunque ripropongono fedelmente un’atmosfera assolutamente live per immediatezza e impatto distruttivo.

L’assalto frontale della quinta traccia “Chemically Imbalanced” non lascerebbe indifferente neppure un monaco tibetano: un carro armato che di punto in bianco si trasforma in una formula uno lanciata a velocità folle; il cantato ricorda quello di un certo Tom Araya e la lezione della scuola thrash americana qui è palpabile con un tasso di sperimentazione vicino allo zero (ma è così che ci piace). La produzione, come da norma per quanto riguarda la maggioranza dei prodotti editi dalla Hells Headbangers Records, è di qualità superiore, con una potenza devastante sprigionata dalle casse e una qualità nei suoni apprezzabile, che ci dà la possibilità di assaporare ogni singolo passaggio musicato da questi cinque brutti ceffi. I Blood Feast sono una macchina da guerra e suonano thrash metal come va suonato, senza ammorbidimenti o tendenze all’orecchiabilità. Qui è tutto killer, dalle vocals, perfette per il genere proposto, ai testi a base di splatter, B movies e horror, sino alla batteria, che ha il suono di un fabbro che pesta violentemente il suo martello sull’incudine. Di sicuro “Chopped, Sliced And Diced” non è un’uscita fondamentale ma segna il gradito ritorno di una band che nel suo piccolo ha contribuito a formare questa nicchia di genere oltre trent’anni fa e oggi, grazie alle ultime due uscite discografiche, sta vivendo una seconda giovinezza. Tutti noi amanti dell’irruenza sonora non possiamo che sperare che continuino su questa strada: abbiamo una gran fame di wall of death e voglia di fare un po’ di sacrosanto e ignorante stage diving.