Perversor – Umbravorous

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I Perversor sono una di quelle band che non fanno giri di parole e, con la più classica attitudine sudamericana, inanellano dieci killer song che vanno a comporre il loro terzo full length in carriera, facendolo risultare un concentrato di folli ed efferati attacchi frontali, basato su aggressività, brutalità e anti melodia. Come la scuola cilena insegna lo spazio per le soluzioni melodiche non esiste: ogni singola composizione è un turbine di cacofonia guerrafondaia e tribale, che travolge l’ascoltatore senza via di fuga. Il mostro in copertina, simile a una piovra gigante e minacciosa, è la raffigurazione di ciò che è contenuto in questo nuovissimo “Umbravorous”, che esce a tre anni di distanza del precedente “Anticosmocrator”, seguendone pedissequamente e fedelmente tutte le linee guida ma alzando l’asticella in termini di brutalità e dedizione alla causa. Suonano bene i Perversor, talmente bene che i trentadue minuti di massacro contenuti in questa nuova fatica scorrono via come una macchina da F1 scatenata e fuori controllo. Due parole d’ordine: velocità ed omogeneità. Sono le caratteristiche che balzano alle orecchie durante i primi ascolti del disco, che scorre dall’inizio alla fine in maniera totalmente uguale ma senza un minimo calo di tensione. Non c’è soluzione di continuità: puoi scambiare i brani l’uno con l’altro ma l’orecchio difficilmente percepirà una minima differenza. Growl vocals che si intrecciano a blast beat, up tempos indiavolati e le chitarre regine incontrastate del caos più puro. Ciò che può essere un difetto per la maggior parte dei gruppi dal punto di vista di un combo che proviene dal sud America è questione di coerenza alla scuola locale, che da sempre ci delizia con perle del genere improntate esclusivamente all’impatto stile trincea e alla lotta a mani nude, con il solo ausilio di pietre e bastoni. Viene molto complicato individuare un pezzo rispetto all’altro, visto che metrica e struttura non concedono neppure un secondo a rallentamenti, mid tempos o soluzioni che potrebbero creare sprazzi di atmosfera. Niente di tutto ciò, ai nostri teppisti cileni non interessa. Caos e violenza sono gli ingredienti principali, come la farina e le uova per fare una buona torta, ma tutto ciò non basta senza perizia e controllo, qualità che i Perversor possiedono in buona dose.

Ogni singola song è un velocissimo calarsi nell’inferno più profondo e nero e l’opener “Deadly Poison And Black fire” è un esempio calzante e tra i migliori episodi del disco, come l’inferocita “Formidable Destino” o la più ritmata “Somnambulus” dal retrogusto Deicide: vere e proprie mitragliate sonore che assomigliano a carri armati impazziti lanciati a tutta velocità in una sagra paesana. Ma citare solo alcuni brani di “Umbravorous” risulterebbe limitativo e superficiale perché ogni singolo capitolo di questo disco è una scarica folle e selvaggia di adrenalina e a modo suo riesce a regalare piccole emozioni da serial killer. Difficile identificare ciò che suonano i Perversor perché si tratta di un mix ben riuscito tra death metal, black e buone dosi di thrash ignorante, suonato impeccabilmente e prodotto in maniera compatta e potente, decisamente meglio rispetto alle precedenti releases, condizione necessaria al fine di rendere decifrabile i suoni emessi da questi pazzoidi mentre martellano i loro strumenti.

La band nel suo percorso in questi anni non ha perso nessuna delle caratteristiche che hanno alimentato i primi bestiali dischi, facendoli diventare dei piccoli classici nel genere. Semplicemente col passare del tempo il combo cileno ha spostato il focus dal creare atmosfere maligne allo svilupparne esclusivamente di devastanti e più violente; ha preso coscienza delle proprie capacità e spinto al massimo il piede sull’acceleratore e “Umbravorous” è il risultato di tanta ferocia. Un disco consigliato esclusivamente agli stomaci forti e chi ha bisogno di bordate sonore orientate all’annientamento, con l’unica pecca che tanta coesione può riflettersi sulla longevità del disco, davvero minima vista la brutalità a senso unico della proposta.