Imperator – The Time Before Time

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Gli Imperator furono una delle prime bands ad emergere dal folto sottobosco underground del blocco orientale europeo, in un periodo, la fine degli anni ottanta, nel quale la guerra fredda volgeva ormai al termine. Siamo nella Polonia comunista e leggenda vuole che nell’estate del lontano 1983 una madre regalasse al proprio figlio una sgangherata chitarra acustica. Quel ragazzo, allora quindicenne, era Piotr “Bariel” Tomczyk, che dopo quel dono decise di radunare un gruppo di amici e di mettere insieme una band per suonare “speed black metal” (come lui lo chiamava, evidentemente a causa dei troppi ascolti di decadente musica occidentale), al quale diede il nome di Imperator, metafora del regime polacco di allora, non troppo dissimile da quello russo degli zar. Nonostante i numerosi cambi di formazione, la band riuscì a dare alle stampe nei due anni successivi la demo d’esordio (“Endless Sacrifice” del 1986), una demo dal vivo (“Deathlive” del 1987) ed un’ulteriore demo (“Eternal Might” del 1988), la cui distribuzione nel circuito underground valse una relativa notorietà al gruppo. In questo periodo infatti Bariel intratteneva contatti sia con Dead che con Euronymous (non credo ci sia bisogno di precisare chi fossero), a testimonianza dei consensi che il progetto aveva cominciato a raccogliere in Europa: tanto che Dead invitò Bariel a suonare in un altro suo gruppo, chiamato The Moon (progetto comunque abortito in fretta) ed Euronymous si offrì di pubblicare con la sua Deathlike Silence Productions il primo album degli Imperator. Ma si sa che il buon Aarseth era un vulcano di idee ma non aveva una lira, anzi una corona, e quindi non se ne fece nulla: il full length d’esordio degli Imperator, appunto questo “The Time Before Time”, venne invece pubblicato nel 1991 da un’oscurissima etichetta indipendente polacca, la Faceless Productions, talmente piccola che, oltre a questo album, diede alle stampe soltanto una demo per un altro gruppo per poi chiudere definitivamente i battenti.

Il disco fu edito soltanto in vinile e non ricevette in pratica alcuna promozione, salvo poi accrescere il proprio alone di culto nel corso degli anni, anche grazie a diverse ristampe in vari formati, peraltro oggi tutte esaurite. La Nuclear War Now! Productions ha deciso quindi di ripubblicare questo lavoro, con l’aggiunta di un paio di bonus track registrate nel 1993, finora inedite, e con ampie note di copertina scritte dallo stesso Bariel, mantenendo invece l’artwork originale opera di P. Szymaniak, anche al fine di rendere giustizia e di dare la giusta visibilità a quello che è a tutti gli effetti un pezzo di storia dell’underground polacco, non solo e non tanto per l’ammirazione ricevuta da personaggi importanti della famigerata ed allora nascente scena norvegese, quanto per il valore dell’uscita, che si dimostra ancora oggi fresca e genuina, nonostante i limiti, legati soprattutto ad una produzione che sconta inevitabilmente il peso degli anni. “The Time Before Time” resta ad ogni modo una delle prime uscite estreme degne di nota provenienti da un paese situato oltre quella che al tempo si chiamava cortina di ferro, con tutte le facilmente immaginabili difficoltà nel fare musica, e specialmente metal, in un regime filosovietico: un death metal oscuro, primordiale e soffocato, che mescola sonorità estreme tipiche di quegli anni (chiari sono ad esempio i riferimenti ai primi Morbid Angel o a bands come Necrovore, Possessed e primi Slayer) a suggestioni proto-black ottantiane, con un suono molto caratteristico per i tempi e soluzioni decisamente ricche e fantasiose.

Bariel e soci abbracciano infatti il motto “cambio riff ogni dieci secondi” e tutte le canzoni presenti in questo disco sono un caleidoscopio di cambi di tempo improvvisi, accelerazioni, rallentamenti, parti cadenzate ed assoli fulminei, con strutture piuttosto complicate ed una resa finale che è molto lontana dalla semplicità e dall’immediatezza di certo death metal occidentale che allora andava affacciandosi sulla scena estrema, specialmente nel Nord Europa. L’ascolto non è quindi affatto semplice e la registrazione, come si diceva, non aiuta perché i suoni non sono per nulla definiti e potenti e la chitarra solista si impone su tutti gli altri strumenti, a tratti coprendoli addirittura: più che brutale “The Time Before Time” è un disco strisciante e polveroso, che si insinua nel cervello come una nebbia maligna e sulfurea; è evidente però che chi non ha dimestichezza con le approssimative produzioni underground dei primi anni novanta troverà ardua la fruizione. Vale comunque la pena di fare uno sforzo e di superare questo ostacolo, del resto non insormontabile, per apprezzare l’aspra e bizzarra specificità del riffing, le progressioni chitarristiche che si susseguono senza soluzione di continuità ed il caos catacombale messo in musica dai nostri con indiscutibile perizia tecnica: marchio di fabbrica di una release sicuramente personale e probabilmente in anticipo sui tempi. Anche il substrato lirico, incentrato sulla mitologia lovecraftiana, non era forse così usuale allora come diventerà poi in seguito e contribuisce senz’altro a dare corpo ad un’atmosfera indefinita e misteriosa, tratteggiando mostruose creature secolari, inconcepibili a mente umana, che attendono in agguato nell’ombra. A conti fatti “The Time Before Time” snocciola una manciata di brani di alto livello (su tutti il trittico iniziale composto da “Eternal Might”, “Abhorrence” e “Necronomicon”) ma certamente non è un disco perfetto, sia per la più volte sottolineata produzione deficitaria, sia perché in alcuni momenti diventa davvero troppo nebuloso e disordinato nel suo insistere su architetture musicali non memorizzabili. In ogni caso si tratta di un frammento di storia (un piccolo classico?) che la Nuclear War Now! Productions ci rimette a disposizione e che tutti gli amanti del death più morboso dovrebbero riscoprire, se interessati a conoscere le radici del genere.