Geistaz’ Ika – Trolddomssejd I Skovens Dybe Kedel

0
333

Esordio assoluto, direttamente sulla lunga distanza per il progetto danese Geistaz’ Ika, che vive orgogliosamente nell’ombra senza lasciar trapelare alcuna notizia relativamente ai suoi componenti, i quali (o il quale) preferiscono (o preferisce) evidentemente far parlare unicamente la musica. “Trolddomssejd I Skovens Dybe Kedel” è stato originariamente pubblicato nel 2018 solo in formato digitale e viene ora riproposto dalla portoghese Signal Rex in formato cd e vinile 12”, potendo così godere di un’effettiva distribuzione e di una certa promozione, quanto meno nell’ambiente underground. La band, come appena detto, non fornisce notizie su di sé o sulla propria storia e si limita a presentare il concept e il disco descrivendolo così: “Geistaz’ Ika è lo sradicamento della carne e l’evocazione dello spirito. Una sottomissione all’oscurità, in cui le tormentate creature della notte ululano i loro lamenti per tutti coloro che compiono il viaggio nel calderone ribollente della foresta”. Parole altisonanti ed enigmatiche, che ci riportano immediatamente alle fantasiose descrizioni che dei propri lavori davano i gruppi scandinavi negli anni novanta. E proprio lì in effetti si radicano le influenze dei Geistaz’ Ika, che ripropongono una forma di black metal arcaico e gelido, in questo caso condito da un certo piglio folk e paganeggiante, che marchia a fuoco l’intera release. Ad un riffing tagliente come il vento che soffia impetuoso durante una tempesta di neve in pieno inverno fanno infatti da ottimo contraltare numerosi squarci di chitarra acustica, intensi ed evocativi, che a volte fungono da delicati intermezzi per riprendere fiato ed in altri casi restano invece sottotraccia contribuendo in maniera determinante, insieme a qualche sporadico ma efficace frammento in clean vocals, a dare corpo ad un’atmosfera tragica e malinconica, che rappresenta l’elemento di maggior fascino di un platter giocato soprattutto sul coinvolgimento emotivo dell’ascoltatore ma che non rinuncia affatto alle sferzate più violente e feroci. Utilizzando a proprio piacimento e con grande sicurezza gli stilemi tipici del black metal più classico di matrice nordeuropea (compreso uno screaming straziante ed effettato ed una registrazione decisamente cruda e priva di fronzoli, con le chitarre assolutamente in primo piano e a volumi molto alti) i Geistaz’ Ika riescono a confezionare un disco che funziona, a tratti perfino solenne e in molti più frangenti dominato invece da un feeling notturno ed intimista, sempre e comunque pervaso da una certa tensione mistica, che è la cifra essenziale dell’intero lavoro.

Guardate l’immagine di copertina, le conifere disegnate con tratto indefinito e nebbioso, la figura umana prostrata ed implorante, il gigante incappucciato e misterioso (forse un’oscura entità dei tempi antichi), il tutto sullo sfondo di quella che sembra essere una luna di ghiaccio: ecco, questa è la musica dei Geistaz’ Ika, che vanno a pescare a piene mani da gruppi come Hades, Perished, Helheim, ma anche primi Isvind e Ulver, ricombinando queste influenze in un prodotto che risulta al tempo stesso tradizionale e canonico ma incredibilmente fresco e personale. Il che, a mio sommesso parere, non è poco. I paessaggi sonori selvaggi ed invernali descritti da canzoni perfettamente bilanciate tra rabbia e melodia come “Når Solen Bløder Rød” e soprattutto la conclusiva “Tågedans” non potranno lasciare completamente indifferenti quanti amano questo genere di sonorità e chi segue questo tipo di black metal fin dagli albori. Ma tutto il disco si mantiene su livelli qualitativi più che buoni e risulta molto compatto, tanto da poter in effetti essere considerato come un unico brano suddiviso in cinque episodi, da gustare tutto d’un fiato, a dimostrazione del fatto che è ancora possibile comporre dischi classici con un tocco particolare (per fare un paragone cinematografico: come un buon slasher, che rispetta scrupolosamente le regole del genere ma non deve necessariamente essere una brutta fotocopia di “Halloween”). Non mi resta quindi che consigliarne l’ascolto ed augurare buon viaggio all’incauto viandante che vorrà avventurarsi tra gli impervi sentieri nel cuore della foresta popolata da strane creature.