Keys Of Orthanc – A Battle In The Dark Lands Of The Eye…

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La torre di Orthanc fu costruita tra il 3320 della Seconda Era, l’anno in cui Gondor e Arnor furono stabiliti, e il 3430, quando fu fondata per la prima volta l’Alleanza degli Elfi e degli Uomini. Presumibilmente, quando la torre fu completata, le sue porte e le chiavi che le aprirono furono modellate”. È ovvio che i Keys Of Orthanc, nelle vesti del mastermind Dorgul, siano totalmente influenzati dall’universo tolkeniano, in maniera così autorevole da plasmare qualsiasi atmosfera contenuta in questo nuovissimo “A Battle In The Dark Lands Of The Eye…”. A distanza di un solo anno dal debut album “Dush Agh Golnauk”, la band canadese torna prepotentemente sul mercato con un nuovo platter pregno di pathos, all’insegna di un black metal atmosferico al limite del sinfonico, che ci immerge completamente in un contesto fantasy dal retrogusto macabro e oscuro. Alla partita si aggiunge un elemento dietro al microfono, Harslingoth, trasformando così quella che era una one man band in un duo a tutti gli effetti. “A Battle In The Dark Lands Of The Eye…”, dopo svariati ascolti, risulta decisamente un passo in avanti rispetto all’ancora acerbo debut album, presentandoci una band che sa bene ciò che vuole suonare e trasmettere in un disco complesso, pieno di idee, ricco di atmosfere oscure, mistiche e medievali, che risultano sviluppate in maniera più matura e professionale, ma non senza qualche pecca, che impedisce ancora al gruppo di compiere il definitivo salto di qualità. A darci il benvenuto ai piedi della torre di Orthanc è proprio la title track: nient’altro che una bella intro epica che ci fa piombare sul campo di battaglia e, al rumore dell’apertura delle porte, lascia spazio alle maestose atmosfere di “At The Gate”. E fin da questa prima effettiva song intuiamo che le orchestrazioni delle composizioni spesso e volentieri sommergono il resto degli strumenti, con grosso sacrificio delle chitarre che non riescono a rendere quanto dovrebbero, coperte dalle imponenti tastiere, che lasciano solo intrasentire le linee melodiche sprigionate dalle sei corde e diminuiscono molto l’impatto del muro sonoro.

Ed è un peccato perché il piglio è davvero quello giusto, la song è devastante e riesuma le atmosfere che gli Emperor, i padri norvegesi del genere, seppero creare nel loro capolavoro inimitabile “Anthems To The Welkin At Dusk” (ovviamente fatte le debite proporzioni). Ogni singolo brano è un insieme composito di atmosfere surreali create dalle tastiere (in stretta collaborazione con i break acustici, capaci di creare efficaci punti di fuga per l’ascoltatore), che raggiungono il loro apice nell’ ambiziosa “The Old Castle Of Durthang”, vero e proprio fiore all’occhiello dell’intero lavoro. Per evitare che l’ascolto diventi estenuante, considerata la durata media molto elevata dei brani, la band gioca d’astuzia, creando composizioni variegate da costanti cambi di tempo e di atmosfera. Con l’arrivo del nuovo vocalist Harslingoth la band ha a disposizione un più completo range di registri vocali, che spaziano dal growl più profondo al tipico scream black metal (che, nonostante i toni alti, non risulta mai fastidioso), sino ad arrivare alle clean vocals che, nonostante creino varietà nel disco, spesso sembrano eccessivamente monocordi e ricordano in alcuni casi più delle linee vocali liturgiche che quelle di composizioni epiche e fiere, tranne che nella bella “Lord’s Bane”, dove finalmente l’impostazione vocale diventa più consona al genere e genera una linea di rottura fondamentale all’interno del lungo brano.

La corposa tracklist purtroppo non scorre con facilità e questo è dovuto, oltre all’elevato minutaggio di ogni song, anche alla produzione che, come detto, spesso risulta penalizzante per il suono delle chitarre e un po’ confusionaria. Si giunge quindi alla conclusiva strumentale “A Dawn In Mordor” con fatica, ma ripagati da quest’ultima traccia che ci trasporta all’interno della battaglia nelle terre oscure dell’occhio di Sauron. Preso nelle giuste dosi “A Battle In The Dark Lands Of The Eye…” risulta essere un buon disco e un ambizioso punto di partenza per il duo canadese che, tuttavia, dovrà lavorare ancora sodo per poter offrire ai fans una struttura più snella dei brani ed un maggior impatto strumentale, meno sinfonico, al fine di trasportarci tutti in mezzo alla guerra dell’uomo e dell’orco, nell’oscurità delle terre tenebrose di Mordor.