Nunslaughter – Antichrist

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Ma che senso ha recensire una nuova uscita dei Nunslaughter? Tutti conosciamo la band capitanata da quel simpatico pazzoide di Don Of The Dead (all’anagrafe Donald Crotsley), che dall’ormai lontano 1987, anno di uscita della prima demo in cassetta, “Ritual Of Darkness”, ci martella le orecchie a colpi di death metal, di quello che più sgraziato, blasfemo, maleducato e primitivo non si può. Se per caso non li aveste mai almeno sentiti nominare, potreste sempre rimediare andando ad ascoltarvi qualcosa della loro sterminata discografia, che comprende solo una manciata di lavori sulla lunga distanza ed invece un numero incredibile di uscite minori, tra demo, ep e split nei più svariati formati (una sorta di record, che credo i nostri condividano con i giapponesi Sabbat: insomma, tra i due è una bella lotta!). Anche questo nuovo “Antichrist” rientra nel novero: si tratta infatti di un ep in vinile 7”, con una copertina molto esplicita e a suo modo comica, edito dalla Hellprod Records, etichetta molto attiva che mi pare si stia sempre più specializzando in questo genere di produzioni. Come si diceva, i Nunslaughter non hanno bisogno di particolari presentazioni: il loro marchio di fabbrica è inconfondibile ed è rimasto sostanzialmente inalterato nel corso di una carriera ormai ultratrentennale.

I pezzi compresi in questo lavoro non sono inediti: si tratta della riregistrazione in presa diretta, durante le prove con la formazione attuale della band (che, a parte il mastermind Don Of The Dead, non vede la partecipazione di nessuno di quelli che erano i membri originari) di quattro vecchi classici, rozze schegge di death metal sporcato spesso e volentieri da massicce dosi di punk stradaiolo e di fast metal motörheadiano dannatamente carico di groove. Queste influenze si sentono maggiormente in “Raid The Convent” e “Smell The Burning Churches”, brani a modo loro perfino ruffiani e perfetti per scatenare un pogo indiavolato sotto il palco. “God” e “I Hate Christians” risultano invece più quadrate e rocciose ma altrettanto elementari, crude e violente.

A condire il tutto le vocals di Don Of The Dead che ci vomita addosso, in un growling particolarmente sguaiato, il suo disprezzo anticristiano con testi da seconda elementare, però assolutamente coerenti con lo spirito della proposta della band. È ovvio, ed è quasi superfluo precisarlo, che dai Nunslaughter non ci si deve aspettare nulla di diverso nè a livello lirico (una profonda dissertazione introspettiva a sfondo esistenzialista sarebbe davvero fuori luogo in un contesto simile) nè a livello prettamente musicale: questo è quello che suonano e che probabilmente continueranno sempre a suonare, senza chissà quale ricerca di originalità o variazioni stilistiche. Con la differenza, rispetto alla pletora di epigoni sparsi per il globo, che loro questo sound e questa attitudine hanno contribuito a forgiarli e che ben possono fregiarsi del titolo di band seminale.