Mavorim – Aasfresser

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Mr P. è a tutti gli effetti una persona instancabile e insaziabile, visto e considerato che dal 2015, anno d’uscita della prima fatica discografica dei Mavorim, sua oscura e ributtante creatura, con una costanza disarmante è arrivato all’agosto del 2019 con la sua sesta uscita ufficiale, questa volta in formato ep. Un ep anomalo in quanto consta di dieci tracce, per un totale di ben cinquantacinque minuti di austero e rigoroso black metal di classe sopraffina che, come vedremo, rischia di posizionare il progetto Mavorim ai vertici del genere per quanto riguarda la Germania. Abbiamo già detto in altri articoli come quest’anno la scuola tedesca sia realmente alla ribalta, con quella finlandese: due paesi dai quali stanno arrivando dischi pazzeschi, come lo scorso anno successe per la Grecia. Germania e Finlandia sono legate indissolubilmente dall’atmosfera permeata da quel flavour drammatico e decadente che va a braccetto con la brutalità, senza mai perdere d’occhio melodia ed epicità fiera e maestosa. In tale panorama si sta muovendo il progetto Mavorim che in breve tempo ha scalato le gerarchie per andare a posizionarsi tra le più importanti realtà tedesche, senza se e senza ma. Come si scriveva sopra, questo nuovissimo lavoro che prende il nome di “Aasfresser”, nonostante la sua lunga durata, viene pubblicizzato dalla Purity Through Fire come un ep in quanto consta, nella prima parte, di sei tracce nuove di zecca, mentre le restanti quattro tracce appartengono a demo del passato, restate sempre in cantina, pronte ad essere pulite dalla muffa e utilizzate appena il tempo fosse maturo. Tutto ciò è molto affascinante in quanto si evince un’evoluzione stilistica non indifferente da parte dell’artista che, senza snaturare mai il genere proposto, lo sviluppa e lo perfeziona dando alle song attuali una forma più snella e matura. Senza girarci troppo attorno, “Aasfresser” è un lavoro di livello altissimo, grazie alla capacità di P. di unire le classiche coordinate oltranziste del black più classico ad atmosfere malsane, oscure e deprimenti. La melodia costante in ogni brano è la ciliegina sulla torta grazie alla quale il disco acquisisce una freddezza e una fruibilità fuori dal comune.

“Aasfresser” si apre in maniera maestosa e imperiale con “Victoria”, un’intro epica di organo che ci fa piombare in pieno medioevo, sino a che i tamburi non iniziano a dettare il tempo con una marcia: da lì si intuisce che la partenza per la guerra è vicina. E infatti la title track esplode in tutta la sua brutalità, tra blast beats e tremolo picking di pregiata fattura, che fanno da apripista alla gracchiante voce di P.; un break immediato con un bell’arpeggio spacca la song in maniera elegante ma dirompente per poi trasformare la stessa in un mid tempo glorioso. I cambi tempo si sprecano, uno dopo l’altro, con le chitarre che la fanno da padrone grazie a linee melodiche mai scontate, che di continuo tessono trame intricate come in un viaggio labirintico. Bastano questi primi minuti per farci capire che abbiamo a che fare con un lavoro che qualitativamente va oltre la media, avvalorato da una produzione che risulta essere perfettamente a tema con il genere proposto dalla band. Non troveremo suoni pompati o bombastici come le moderne produzioni di varie metal band odierne, piuttosto l’enfasi si sposta sulla dinamicità e la capacità nel mix finale di rendere tutti gli strumenti equilibrati e ben distinti, con la voce sì in primo piano ma che mai sommerge le strutture ritmiche. Unico appunto le casse della batteria leggermente basse, ma ciò non inttacca in minima parte la resa del disco. La doppietta “Geeint Im Kampf”e “Missraten Und Verkommen” ci assale senza darci scampo: la prima, più epica e marziale, lascia spazio alle capacità narrative del mastermind, mentre la seconda, dopo una partenza in blast, rallenta i ritmi per poi tornare ad una velocità da ritiro della patente, senza mai tralasciare il consueto numero di cambi di tempo e riff, caratteristica presente in ogni pezzo. L’ep viene chiuso in maniera devastante con “Ein Hasserfüllter Geist”, uno dei pezzi più belli del disco grazie alla sua partenza dove scream vocals, blast e tremolo si sposano in un’unione infernale, prima di trasformare la tempesta creata in un’epic metal song (ascoltare la parte finale, da brividi), perfetta transizione con l’outro “Lux Aeterna”, strumentale di pianoforte che ci porta in un mondo fatto di miseria, malinconia e tristezza, dove la speranza è stata dimenticata.

Il contrasto con le successive quattro tracce demo è notevole: i pezzi risultano più devastanti, brutali e maligni di quanto ascoltato sinora, rimanendo però fedeli all’impostazione variegata e mai piatta tipica del sound dei Mavorim. Così “Im Angesicht Der Endlichkeit”, vero e proprio botto di black metal old school, parte subito con un’esplosione di blast, per poi alternare momenti atmosferici e mid tempos da battaglia. Le altre tracce seguono la stessa struttura ed il sound più crudo e acerbo denota come le influenze dell’artista siano evolute e mutate nel tempo, in quanto, se i primi sei pezzi sottolineano, oltre al classico trademark tedesco, una forte impronta finlandese, nelle tracce più datate fa capolino pure una cospicua infarinatura della scuola norvegese e di quella che fu la cosiddetta “second wave”. Grazie a questo ep i Mavorim si candidano a essere una delle band dalle quali è doveroso aspettarsi grandi cose per quanto riguarda il black metal underground non solo tedesco ma di tutta l’Europa, grazie a un sound maturo, ricco di personalità e riconoscibilissimo in mezzo a legioni di cloni che ormai infestano il mercato estremo.