Total Hate – Throne Behind A Black Veil

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“Throne Behind A Black Veil” segna finalmente il ritorno dei Total Hate, uno degli acts più infernali della scena tedesca e i tre anni passati dal buon “Lifecrusher – Contributions To A World In Ruins” non solo non hanno scalfito minimamente la brutalità del sound della band ma anzi ne hanno consolidato lo status di maggiori esponenti dell’old school black metal made in Germany più puro che ci sia. La band di Norimberga spegne le diciannove candeline di attività e con questa quarta uscita discografica sulla lunga distanza sottolinea come il black metal senza la minima contaminazione o influenza esterna possa ancora dire la sua. È ovvio che Adrastos e i suoi amichetti con “Throne Behind A Black Veil” non inventino nulla di nuovo ma ci mettano davanti a un platter che suona vintage nei quarantadue minuti delle sue composizioni: otto brani che, se non fosse per l’ottima produzione, scarna ma potente, che incarna a tutto tondo l’essenza becera del black metal senza mai risultare eccessivamente nostalgica e confusionaria, sembrerebbero scritti tra il 1994 e il 1996, quando la second wave impazzava e tutti cercavano qualche oracolo da incendiare o di finire sui giornali per via di qualche “ironica” bravata.

Armatevi allora di crocifissi rovesciati, trucco bianco e nero per mascherarvi da panda posseduti; prendete una bottiglia di superalcolico e andate dritti in qualche foresta dove poter sfogare il vostro odio misantropico con urla gutturali in mezzo agli alberi. I Total Hate, grazie alla prepotenza dei loro pezzi, riescono a unire le classiche sensazioni del black norvegese duro e puro con una quantità smodata di riff “in your face” tipici del thrash, pescando anche dalla prima scena black metal, più orientata al rifferama punk e core, che spesso fa capolino nelle composizioni, rendendole ancora più accattivanti e di notevole impatto. Tanto headbanging, imprecazioni e corna al cielo dunque, un pogo indiavolato di zombie e lestofanti fin dall’opener “Psychopath”: un inizio più cadenzato e marziale, che potrebbe piacere pure a Rudolf Schenker dopo una quantità smodata di anfetamine, lascia spazio a un black metal più canonico e intriso di rabbia e orrore, tra blast beats supersonici, tremolo picking e harsh vocals.

Parlavamo di influenze punk e core? Bene, la prima parte di “Decline Of A Human Life – Pt.2” esprime in maniera corretta il concetto: la song è una vera e propria fucilata di black metal vecchia scuola e rappresenta il continuo della sua omonima contenuta nel secondo full length della band “Necare Humanum Est”. E se “Thou Shalt Kill (Killing Spree Unleashed)” nel main riff è il più classico esempio di black n’roll trascinante e ben strutturato, un pezzo come “His Throne Behind A Black Veil” è puro e dannato black metal proveniente dagli inferi, oscuro ed epico, con una trama che si evolve da mid tempo a furia cieca con la velocità del suono. Le ultime tre songs in scaletta, infine, sono un’epopea di massacro e ispirazione satanica, passando dal punk core misto al black thrash di “Death Ride Apocalypse”, per arrivare alla conclusiva e articolata “Venomed Seed”, dove la band esprime tutto il suo repertorio balistico per quasi otto minuti di malsano metallo nero.

Le capacità tecniche del gruppo sono impressionanti e vorrei segnalare soprattutto l’eccezionale operato del drummer Serrator, al secolo Tobias Bezold, già arruolato con i Goath e i Kingbeast, preciso come una ghigliottina e autore di una performance sopra le righe per quanto riguarda la fantasia negli arrangiamenti e la perfezione e varietà di esecuzione. La produzione, come accennato sopra, dà un ulteriore contributo all’ottima resa di un disco che di sicuro non brilla per originalità (crediamo non si tratti dell’obbiettivo principale della band) ma suona scarno e sincero, come il black metal senza fronzoli dev’essere: pur nella semplicità di fondo, si percepisce sin dalle prime note che abbiamo a che fare con un disco studiato e ragionato, cosa che spesso non accade. I Total Hate coniano un lasciapassare per l’inferno e noi lo prendiamo senza alcuna remora, consapevoli di essere davanti a una delle migliori uscite estive per quanto riguarda il genere.