Akhlys – Supplication

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Akhlys è un side project di Naas Alcameth, personaggio piuttosto prolifico della scena underground a stelle e strisce, forse più noto per la sua militanza in bands death e black come Aoratos, Bestia Arcana, Excommunion e, soprattutto, Nightbringer. Nella sua prima incarnazione, rappresentata appunto da questo “Supplication”, Akhlys era un’esplorazione sonora tra i corridoi stretti e labirintici del dark ambient più ritualistico ed oscuro, per poi spostarsi con il successivo “The Dreaming I” del 2015 verso sonorità più classicamente black, anche se pur sempre sporcate da un certo piglio atmosferico e ambientale. “Supplication” uscì invece nel 2009, in un’edizione in cd-r a tiratura limitatissima; fu ristampato nel 2015, sempre in edizione ultra limitata, e oggi viene nuovamente recuperato e portato all’attenzione degli amanti di questo genere di sonorità dalla AnnapurnA, etichetta nostrana che si sta dando un gran da fare per scovare queste chicche sperimentali e di difficile reperibilità (ricordo ad esempio la recente ristampa di “Tears In The Snow” degli Order 1968), che diversamente sarebbero per sempre sepolte dalla sabbia del tempo. Chi ama il minimalismo sonoro e le atmosfere spettrali e cariche di negatività troverà in questo disco pane per i propri denti.

Le due tracce che compongono “Supplication” (nella prima edizione la canzone non era divisa in due, ma si tratta di una differenza di poco conto, dal momento che le due parti del brano scorrono l’una di seguito all’altra senza soluzione di continuità) sono davvero pesanti e si insinuano nell’orecchio dell’ascoltatore come una nebbia assassina, tra toni decisamente flebili, qualche rumore sommerso quà e là, sporadici patterns ritmici e poco rassicuranti evocazioni (o forse lamenti?) in sottofondo: sarebbe l’accompagnamento ideale per entrare di notte in qualche vecchio ospedale psichiatrico ormai abbandonato; insomma la colonna sonora perfetta per qualche scena da film horror, di quelle dove la suspense sale fino allo spavento finale. Ed è proprio questo il sentimento sprigionato dalla musica: un inquietante stato di tensione, un senso di angosciante attesa nel quale perdersi come in un sogno o in un terribile incubo.

Intendiamoci, non stiamo parlando di un lavoro epocale perché i difetti ci sono e sono anche abbastanza evidenti: pur nelle grandi (praticamente sconfinate) possibilità espressive concesse dal genere, vi sono comunque dei luoghi comuni che il nostro decide di rispettare scrupolosamente, finendo per dare corpo a strutture molto statiche nel loro voler essere dannatamente ipnotiche ed ossessive, soprattutto nella seconda parte, che pare davvero eccessivamente piatta. Insomma il rischio che possa sembrare un lavoro monotono c’è, specialmente se non vi cibate spesso di questa musica non-musica che, nelle sue varie forme e declinazioni, può dare spazio alle più impensate divagazioni ma può anche chiudersi ermeticamente in sé stessa, risultando del tutto incomprensibile e perfino fastidiosa ai profani. A conti fatti si tratta di un’opera che avrebbe potuto mettere in mostra ben altre potenzialità ma che resta comunque interessante, da ascoltare rigorosamente in solitudine e possibilmente immersi nell’oscurità: e può anche darsi che, dopo questa ristampa, il nostro Naas Alcameth decida di dare un seguito a questo episodio, senza ricorrere a contaminazioni black.