Venereal Baptism – Repugnant Coronation Of The Beast

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Fin dalla sua fondazione nell’ormai lontano 1991 l’Osmose Productions è sempre stata sinonimo di violenza in musica. La casa discografica con base a Beaurenville ha infatti dato alle stampe alcuni tra i più folli e devastanti lavori che la scena estrema abbia conosciuto: cito ad esempio “Tol Cormpt Norz Norz Norz” degli Impaled Nazarene e “Fukk” dei Sadistik Execution. Nel corso degli ultimi anni i nostri amici transalpini hanno forse perso un po’ dell’antico smalto e hanno dovuto affrontare la concorrenza di altre etichette, come la Iron Bonehead Productions, la Nuclear War Now! Productions e la Hells Headbangers Records, pronte a lanciare la sfida sullo stesso terreno di caccia. In questa guerra la storica etichetta francese scarica ora la sua bomba, corrispondente a questo “Repugnant Coronation Of The Beast”, seconda fatica sulla lunga distanza per gli statunitensi Venereal Baptism, duo proveniente per la precisione dal Texas e composto da Adversor e Fermentor, che, come potrete facilmente immaginare dal nome, dalla copertina e dal titolo dell’album e delle canzoni, non propongono sofisticate ed eleganti variazioni progressive immerse in atmosfere dal sapore sperimentale, ma si limitano a rigurgitare sull’ascoltatore, come vomito acido, una colata di devastante black/death, senza posa e senza compromessi, all’insegna della brutalità più intransigente ed ortodossa.

Per offrirvi un saggio della loro delicatezza, lirica oltre che musicale, eccovi un estratto di “Unfuckable Pacifist Gutterslut”, sicuramente uno dei pezzi più rappresentativi del disco: “Degenerate mongoloid / You pestilent, massive whore / That stench is of foulest cum / Emanating from your nasty maw / You call me a fascist ad I give you hell/ To your sickening survival / Feminazi scum! / You call me a sexist as I rape your soul / And destroy your ideals / Unfuckable gutterslut! / You call me a racist as I split on your face / And all you do is wine / Assail the hag ! / You call me a rapist as I fuck your ways / Befouling your mindset / Pacifist gutterslut!”. Era dalla lettura dei testi dell’ultimo lavoro di Nattefrost che non mi capitava di imbattermi in tanta signorile e ricercata profondità di pensiero. E la musica? Il disco non fa che riprendere ed esaltare all’inverosimile le caratteristiche già messe in evidenza nel suo predecessore, quel “Deviant Castigation Liturgy” uscito nel 2017, che in effetti aveva già attirato le attenzioni della critica di settore più sensibile a questo genere di atrocità musicali. E quindi che dire? Riffoni polverosi e catacombali, growling bestiale e demoniaco ed una batteria che pesta come se non ci fosse un domani, catapultandoci nel bel mezzo della guerra nucleare musicata a puntino da questi due pazzoidi, che hanno probabilmente come unico e solo intento quello di devastare e spazzare via ogni cosa, rendendo il cervello del malcapitato ascoltatore una poltiglia sanguinolenta.

E allora giù di metal of death, di quello più lurido e putrido, che nella sua malsana e insoddisfatta brama di uccidere riesce perfino ad essere tecnicamente apprezzabile in alcuni passaggi, alternando con un certo gusto la furia belluina più terremotante e guerrafondaia a rallentamenti paludosi carichi di ostile rancore, a rasoiate ai limiti del black/thrash e perfino a qualche soluzione più melodica, che conferiscono una certa dinamicità di fondo ad un disco che resta comunque estremamente compatto e monolitico, legato in ogni caso a doppio filo ai dettami del war metal nella sua accezione più belluina e disumana. Insomma una cura nei dettagli, anche in sede di produzione, per alcuni versi addirittura insospettabile laddove si pensi al genere di collocazione del disco in questione, che riesce così ad affrancarsi dal pericolo di cadere nel baratro della violenza e dell’aggressività fini a sé stesse. Il caos generato è comunque enorme ed impenetrabile ma l’orecchio più allenato potrà notare e gustarsi rimandi ai vari Impiety, Angelcorpse, Goatpenis, Conqueror e compagnia ed è proprio agli amanti di questo genere di sonorità barbare e animalesche che questo disco si rivolge, in via pressochè esclusiva. Un ascolto è consigliato anche ai die hard fans del death metal americano vecchia scuola dei primi anni novanta: l’apocalisse è servita su un piatto d’argento, tra efferatezze a go-go ed un tocco di classe che permette ai Venereal Baptism di distinguersi dai molti altri interpreti di questo sound, quel tanto che basta per non cadere nell’anonimato.

REVIEW OVERVIEW
Voto
72 %
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