L’Italia, da sempre terra decantata per le sue prelibatezze culinarie, i suoi splendidi paesaggi naturali, il suo impareggiabile patrimonio artistico-storico-culturale, nasconde dietro l’angolo realtà che si distaccano anni luce da questi argomenti solari e innocenti. Dalla provincia di Varese una terrificante realtà che prende il nome di Blood Thirsty Demons semina terrore dal lontano 1997 in una sorta di universo parallelo che ha origini lontane. La one man band lombarda capitanata dall’instancabile e carismatico Cristian Mustaine è riuscita in tutti questi anni a ritagliarsi meritatamente lo status di underground cult band, grazie alle sue innumerevoli uscite discografiche tra demo, ep, split, ben otto full length e chi più ne ha piùne metta, senza mai ripetersi, evolvendosi e arricchendo la propria proposta costantemente, pur rimanendo sempre fedele a quella dottrina orrorifica che da sempre ha contraddistinto questa oscura entità. Nel maggio di questo anno che va chiudendosi è stato rilasciato “…In Death We Trust”, ennesimo capitolo della saga occulta di Mustaine, attraverso il quale lo stesso mastermind vuole continuare il discorso lasciato a metà nel 2007 con il disco “Mortal Remains”, riprendendo il tema della morte e del fascino che emana nei suoi confronti, sviluppandolo ulteriormente in maniera più organica e matura. Abbiamo raggiunto il buon Cristian con il quale abbiamo intrattenuto una chiacchierata a quattr’occhi che ha spaziato dalla musica dei Blood Thirsty Demons a come era una volta la scena metal in Italia sino alla sua forma attuale, dall’effetto dei social network al calcio, sino alla sua passione per il collezionismo e quant’altro, il tutto di fronte a svariate birre gelate con un sottofondo di vero metallo anni ottanta, come Bafometto comanda…

Ciao Cristian, finalmente parliamo del nuovissimo full length della tua band “…In Death We Trust” che rappresenta l’ottava uscita discografica sulla lunga distanza, e precisamente a ben sedici anni dal tuo disco d’esordio “In the Grave” …Devo dire che n’è passata di acqua sotto i ponti!

Ciao, è un piacere di esser qui a parlare con te! Si, dal mio primo full length son passati ben sedici lunghi e difficili anni nei quali il mio progetto da vera e propria band, per una serie di motivi, si è trasformato in una one man band attraversando svariate evoluzioni dovute anche ai miei miglioramenti tecnici e compositivi. Come ogni band underground c’è da dire che tra le mura della sala prove sono passati anche diversi musicisti che hanno collaborato al mio progetto così come nei diversi live e le varie esperienze che ho vissuto. Questo insieme di cose negli anni mi ha portato a trasformare il progetto nella sua forma attuale, cercando sempre nuovi stimoli, disco dopo disco, lavoro dopo lavoro, senza mai sentirmi del tutto appagato.

Da vera e propria band a one man band è un processo che coinvolge moltissime realtà oggi, per i più svariati motivi, tra i quali la difficoltà a mantenere in piedi un progetto con le proprie forze senza, passami il termine, rimetterci qualche soldo, pur di continuare a raggiungere i sogni e gli obbiettivi che ci si prefigge costantemente. Ci racconti come negli anni, da quando i Blood Thirsty Demons sono nati, a oggi, la scena metal estrema italiana è cambiata?

È cambiato tutto! Il supporto di cui tanti si riempiono la bocca, non c’entra davvero nulla col vero supporto che c’era prima; ti faccio un esempio, qualche anno fa sono ritornato a fare dei live prendendo due musicisti; inizialmente ho iniziato a girare tutti i locali per andare a vedere tutte le band di amici che suonavano, per fare il classico scambio di supporto che si usava anni fa. Una volta ripartito con i concerti nessuno di loro si è presentato a vedere i miei live e mi sono stufato; dopo l’ennesima rottura coi musicisti che avevo in quel momento ho capito che non valeva più la pena suonare dal vivo.Pochi spazi, la gente che vuole vedere solo le cover band, locali che non vogliono pagare e sale prove sempre più care. Cosi ho deciso di dedicarmi a ciò che più mi piace: comporre e incidere dischi, perchè comunque il mio messaggio voglio continuare a darlo dato che vedo la musica sempre come un mezzo di comunicazione

Eppure con internet la comunicazione, il passaparola, il pubblicizzarsi dovrebbero essere agevolati esponenzialmente rispetto a quando, tempo fa, si sapeva di concerti esclusivamente “per sentito dire”, o per passaparola tra una persona e un’altra! Una cosa che ho notato personalmente nell’ambiente metal, seguendo le principali testate nazionali e leggendo i commenti di chi le segue, è che se oggi sei un vero metalhead non sei apprezzato, il “metallaro” odierno, per essere apprezzato deve avere ampi orizzonti, deve quasi denigrare o sfottere i veri defender e amare quasi come il metal, la musica alternativa, hip hop o roba simile. Io tutto questo non lo condivido. Ascolto metal e basta. Non mi interessa se mi danno dell’ottuso, perchè lo sono! Tu come la pensi Cristian?

Beh siamo in due! Un tempo i metallari andavano in giro con le borchie e una birra esprimendo con naturalezza la loro vera faccia. Il metal era un genere incazzato e tramite la musica esprimevi la rabbia, tutto ciò che rimaneva intrappolato dentro di te e lo sfogavi appunto in musica. Oggi questa gente beve sidro di mele e mette il kilt o qualsiasi cosa sia dettata dalle mode, dai social network o quant’altro per sentirsi parte del gregge (risate nda). Servirebbe una bella scrematura! Siamo passati dai brutti e cattivi a nerd bullizzati e depressi. Evoluzione? Chi può dirlo! Più che evoluzione mi sembra di assistere a una involuzione e un degrado inarrestabile dove chi ascolta metal oggi è il classico figlio di papà che vuole fare il rivoluzionario con il rolex, una sorta di J Ax eFedez ma ancora più patetico! Detto ciò condividi che la acclamata “scena metal”, “fratellanza metal” ormai sia cosa morta e sepolta? Io vedo l’unica speranza nell’underground. Purtroppo il metal non è più uno stile di vita ma un semplice genere musicale che la gente ascolta insieme a tanti altri con attitudini completamente diverse da quelle di una volta; ad esempio per essere alla moda e dire di avere la mente aperta, se no non lo accettano. Le nuove generazioni, non avendo vissuto certi periodi, probabilmente non hanno capito del tutto i valori che stavano dietro a questo genere quando è nato e forse sono stati anche poco aiutati da quelle persone che possiamo definire più “oldschool” a crescere in questo ambiente, quindi oggi ci troviamo in una situazione come quella attuale.

Torniamo ai Blood ThirstyDemons; ascoltando il nuovo disco mi ha particolarmente sorpreso la maturità di ogni singolo brano dal punto di vista compositivo, strumentale e lirico anche se al contempo ho notato un alleggerimento, seppur relativo, della proposta per quanto riguarda i suoni in controtendenza a un inasprimento delle atmosfere maggiormente malvage e oscure e una maggiore ricercatezza concettuale. È stato un qualcosa di ricercato o è venuto spontaneo?

È stato assolutamente un processo naturale; ogni qualvolta raggruppo le idee e inizio la stesura dei pezzi che andranno a comporre un nuovo disco mi viene sempre da spingermi verso metodi di composizione differenti in modo da non annoiare l’ascoltatore, non sopporto l’idea di fare due dischi uguali. Con il passare del tempo di sicuro ho aumentato il tasso tecnico scrivendo brani più lunghi ed elaborati anche se vengono comunque scritti in maniera tale da non uscire mai da quell’oscurità che li deve avvolgere. Nel caso di “…In Death We Trust” sicuramente il concept che si cela dietro ha aiutato molto a tal proposito essendo tutto incentrato sul tema della morte, vista secondo il fascino che da sempre mi ha trasmesso.

Immaginavo che la tematica fosse quella, celata dietro un titolo abbastanza comune come “…In Death We Trust”, l’opposto di “In God We Trust” della grande heavy metal band Strypers! Non credo però rientrino tra i tuoi gusti, o sbaglio (risate nda)? 

Non sbagli, non è mai stata una band di cui ho seguito le orme o che mi ispiri nelle mie composizioni, nonostante sono svariate le band e i generi che ascolto all’interno del metal; in primis ovviamente il mio sound passa da ispirazioni quali Death SS, Mercyful Fate, King Diamond sino ad arrivare a band anni 70/80 come Black Sabbath, Atomic Rooster, Hide Tide, Witchfinder General, Angel Witch oppure band doom come Candlemass, Cathedral, Pentagram, Orange Goblin, senza contare un’infinità di band thrash tra cui, citando i più famosi ed influenti, Megadeth, Annihilator, Exodus,Testamente via dicendo. Cerco di mettere insieme tutte queste ispirazioni di scuole differenti in modo logico nelle mie composizioni, amalgamandole e dando quella forma tipica che è il marchio di fabbrica, da ormai parecchi anni, dei Blood Thirsty Demons.

 Già dal tuo nome d’arte si percepisce una certa riverenza nei confronti dei thrasher Megadeth… Tuttavia immagino tu sia al settimo cielo per la reunion dei ‘Fate quest’estate e considerando che esce pure il nuovo disco di King Diamond..! Devo dire però che nel nuovo disco ho sentito tanto Death SS e, anche se non famosi come la band fiorentina, ho trovato affinità all’ultimo lavoro dei padovani Abhor, in quanto ad atmosfere occulte e mistiche.

Di sicuro la reunion dei Mercyful Fate è la cosa che più mi sta facendo scalpitare in questo periodo; pensa che neanche a farlo apposta ho fatto una full immersion lo scorso anno di ascolti di tutta la discografia di King Diamond e Mercyful Fate e in alcuni brani come “My Soul To Take” credo si senta parecchio l’ispirazione che innatamente proviene da questi mostri sacri della musica, invece ti do ragione nel dire che nei miei pezzi si può trovare un’impronta che mi riporta ai Death SS storici, quelli degli esordi; è un qualcosa che mi accompagna fin dai primi demo; fa parte proprio del mio DNA e si ripercuote nella stesura naturale dei brani.

Leggendo i testi mi sono imbattuto in un concept oscuro e grottesco, dalle forti tinte anni ottanta. Potresti entrare più nello specifico sia sul concept che su come è nato tutto il lavoro a partire dalle prime bozze alla produzione? Ho trovato tutto estremamente curato e maturo mantenendo sempre e comunque un profilo low-fi classico dell’underground. Immagino sia stato un processo lungo e faticoso che ti ha portato via tempo ed energie.

Allora, il concept era già stato trattato su “Mortal Remains” del 2007, ma sentivo la necessità di tornare a parlarne perchè c’erano delle sfumature che ancora non avevo toccato mentre posso affermare che è nato, come tutti gli altri dischi, dalla voglia di comporre, portare il mio messaggio e spingermi oltre i miei limiti per spostarli sempre più avanti, componendo in modo più evoluto ma senza finire nelle sperimentazioni fuori luogo. Ho tutto registrato da me avendo così tutto il tempo per curare ogni più piccolo dettaglio e ti assicuro che ho curato tutto quello che potevo, anche perchè sono sempre stato un perfezionista esagerato. Rispetto ad anni fa ho meno tempo libero da dedicare ai miei progetti purtroppo, ma appena ho un buco di tempo non faccio altro che buttarmi nella musica, nella mia musica. Amo troppo quello che faccio e spero che questa mia passione si senta in ogni mio singolo lavoro. “La morte non è il peggio, ci sono cose molto piu orribili della morte. riesci a immaginare durare attraverso i secoli…sperimentando ogni giorno le stesse futili cose…” …Questa è l’intro di “…In Death We Trust” ed è tratta dal film Nosferatu. Pensa, quante volte ci si chiede come sarebbe vivere in eterno? E anche questa è una domanda che ci poniamo tutti quando pensiamo al fascino della morte, al fatto di non essere sicuri di cosa ci sarà dopo. In questa song parlo di tutto ciò che nella società ci fa schifo, ma alla fine un dolce pensiero ci viene pensando che per fortuna tutti devono morire, tutta questa merda compresa. E meno male dico io, immagina se vivessero per sempre anche le peggiori personalità della storia!!! (risate nda).

Cristian, sei una persona mediamente attiva sui social e non ti nascondi mai nell’esternare tutto il disprezzo che provi verso l’uso sempre più gretto e spicciolo di internet, che poco ha a che fare con il vantaggio che si potrebbe trarre dalla facilità di reperire informazioni e quant altro attraverso la rete. Tutto questo disprezzo è stato utile nella stesura del nuovo disco?

La morte va vista anche come la fine dei valori etici in una società sempre più superficiale e marcia sotto mille aspetti. Tuttavia c’è da dire che sui social c’è anche molta ironia; io amo il black humor, c’è chi lo capisce e chi no, ma dato che non mi interessa quello che la gente può pensare delle mie riflessioni che risultano essere più o meno serie, non mi pongo problemi; certo è che il marciume della socità ispira quasi tutti i miei dischi. Molta gente che vedo in giro mi sembra impersonificare la morte stessa, in quanto sembrano dei mezzi zombie che camminano ma non ragionano, non riflettono e forse non provano neanche più sentimenti tanto sono lobotomizzati da tutto ciò che li circonda e non riescono ad avere un briciolo di personalità.

…Immagino che questi morti viventi non ascoltino di sicuro né i Blood Thirsty Demons né tantomeno gli Human Degrade…! A proposito che ci puoi dire di questo tuo progetto parallelo? Avrà un futuro dopo il debut album “Forced Depression”?

Grazie per avermelo chiesto! Attualmente sto scrivendo e incidendo i brani per il secondo album del mio progetto thrash metal Human Degrade …ma ci vorrà ancora molto a farlo uscire anche perchè mi stanno girando per la testa nuove idee per dei brani dei Blood Thirsty Demons e ben presto inizierò a buttarle giù in forma di musica.

Cristian Montesano nella vita quotidiana quindi è un cittadino modello…

(risate generali nda) Modello non lo so ma credo di cavarmela; lavoro da quando avevo 17 anni, ho sempre cercato di seguire i miei sogni nella musica, ma nello stesso tempo tenere i piedi per terra e costruirmi un futuro; parallelamente, nel tempo libero cerco di seguire le mie passioni che vanno dal calcio, all’esoterismo e soprattutto acquistare dischi, cosa che chiunque ami la musica dovrebbe fare, senza contare che a me, ascoltare ore di musica tutti i giorni, serve anche a trovare ispirazioni e nuove idee dopo decine di canzoni composte in 22 anni di Blood Thirsty Demons. Si, diciamo che soprattutto vivo di sogni e di passioni!

A proposito di passioni, da quel che mi risulta sei pure un tifoso juventino, non il massimo per essere a circa 40 km da Milano…

La Juventus è la squadra di tutta l’Italia, non confondiamo i varesotti coi milanesi però!! Mi sa che qui perdo metà degli ascoltatori!!! (risate generali nda).

Nessun problema Cristian, al massimo perdi solo a me! (risate nda). “…In Death We Trust” contiene dei titoli che possono sembrare la classica e banale affermazione “io sono oscuro, sono cattivo, sono incazzato”, come “I’m Dead”, “Cry On My Tomb”, “Killed By The Priest”, o la stessa “Message From The Dead”, …io però vedo in tale semplicità la tua volontà di essere più chiaro possibile senza troppi giri di parole circa gli intenti e il messaggio che vuoi trasmettere agli ascoltatori con questo lavoro.

I titoli possiamo pure definirli “old school”, senza fronzoli o giri di pariole, semplici da ricordare ma che colpiscono nel segno sempre e comunque; quello che conta è soprattutto il contenuto dei brani; a volte uso delle metafore, ma credo che i miei messaggi siano sempre immediati e diretti e chi negli anni ha amato la mia musica l’abbia fatto anche per la facilità di capirla, nonostante a livello compositivo a volte sia abbastanza complessa. Ciò che dico è che l’importante sia riuscire a regalare delle emozioni e finchè riuscirò a farlo continuerò a creare musica.

Come è stato accolto il disco dal pubblico? Con il download pirata selvaggio è sempre piu difficile constatare qualcosa in termini di vendita immagino.

Che dire, le vendite oggi sono basse, nonostante prima dei download fosse tutt’altra storia almeno per quanto riguarda me; tra tutta la mia discografia ho circa 8000 dischi venduti, ma coi dischi più recenti è difficile arrivare a malapena a 300 copie. Oggi, potendo ascoltare tutto anche gratuitamente on line si vende poco e purtroppo le nuove generazioni non hanno la passione per la collezione, e questo col tempo sta uccidendo la musica. È un vero peccato ma speriamo che in futuro la passione per il collezionismo ritorni.

Complimenti per gli 8000 dischi venduti, è un traguardo non da tutti. Personalmente io colleziono cd ma non vedo di buon occhio questo ritorno insistente del vinile. Un disco/cd va ascoltato, consumato, non dev’essere un soprammobile colorato.

Infatti io non compro vinili per lo stesso motivo…io li consumo (risate nda).

Hai piacere di presentarci la tua collezione di cd?

Certo! la mia collezione ha un po’ di tutto, anche cose che ascoltavo prevalentemente da ragazzino e che oggi magari ascolto poco ma che rappresentano comunque la mia storia, come dischi di hard rock e glam, con i quali mi sono avvicinato alla musica a 11 anni. Poi qualcosa anni ‘70 come Thin Lizzy, Jimi Hendrix, RollingStones o gli stessi Sex Pistols, per poi entrare nei generi metal più svariati. Tutti generi che comunque hanno qualcosa che li lega nell’attitudine e in un certo senso nello stile di vita. Sto cercando di ampliare questa collezione perchè per molti anni ho dovuto fermarmi in quanto avevo spese più importanti da gestire ma oggi che posso ancora permettermelo non passo una settimana senza fare acquisti. Credo che questo sia il vero supporto alla musica, chissà se in futuro lo capiranno tutti, e che risparmiare 10 euro per un cd non ti rende piu figo ma piu fesso, anche perchè poi te ne fanno pagare 100 per andare a vederli dal vivo!

Siamo agli sgoccioli Cristian… cosa aspettarci dalla tua instancabile vena compositiva che da 22 anni alimenta costantemente il fertile terreno occulto italico?

Diciamo che al momento, come ti dicevo poco fa, ho delle idee che voglio sviluppare per rendere le mie composizioni ancora più particolari e di sicuro voglio mettermi sotto con il nuovo disco; in parallelo poi ci sarà il mio secondo progetto che vedrà l’uscita del nuovo album, forse solo in formato digitale ma vedremo cosa mi salta per la testa; l’importante è avere sempre nuove idee da proporre e migliorarsi sempre.

Diciamo che sei stato esauriente come pochi; per questo ti ringraziamo del tempo dedicatoci e non possiamo che consigliare a chiunque sia amante di sonorità occulte ed estreme un attento ascolto ai tuoi lavori, nessuno escluso, perchè rinchiudono in loro l’essenza più nera del metal underground targato Italia.

Ti ringrazio per le tue parole e per lo spazio che mi hai dedicato, un saluto a tutti!