Örnatorpet – Vid Himinsenda

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Una poderosa e spumeggiante cascata nel mezzo di un impenetrabile bosco di conifere sul fianco della montagna. Questa è la copertina di “Vid Himinsenda” (che significa grosso modo “alla fine del cielo”), che esprime visivamente ciò che ascolteremo una volta premuto il tasto play, attraverso un’immagine di natura incontaminata, dalla quale è esclusa qualsiasi presenza umana. Si tratta della quinta fatica sulla lunga distanza per Örnatorpet, oscuro progetto svedese dedito al dungeon synth/ambient più minimale e classico, sia nella forma che nella resa sonora, che vede la luce grazie alla Nordvis Produktion, etichetta che solitamente si occupa della distribuzione di materiale più canonicamente black ma che ha già dato alle stampe altri due lavori di Örnatorpet, e precisamente “Bergtagen” e “Hymner Från Snokülla”, rispettivamente nel 2018 e all’inizio di quest’anno. In questi ultimi anni il genere in questione, iniziato intorno alla metà degli anni novanta (“The Song Of A Long Forgotten Ghost” di Mortiis, uscito come demo nel 1993, viene generalmente riconosciuto come una della primissime testimonianze, se non la prima in assoluto, di quello che oggi viene comunemente inteso come dungeon synth), sta vivendo uno sviluppo incredibile ed un incremento di uscite che fino a qualche tempo fa sembrava assolutamente imprevedibile, e ciò anche grazie ad un evento celebrativo che ha avuto luogo nel 2017, il live per il trentannale della Cold Meat Industry, etichetta che più di ogni altra ha contribuito alla diffusione di questo genere di sonorità (così come del dark ambient, del neofolk, dell’industrial più marziale e criptico e di altre sonorità al confine dell’estremo), che ha visto riuniti sul palco molti progetti dell’epoca e che inaspettatamente ha fatto (ri)nascere un certo interesse intorno a lavori di questo tipo, in precedenza quasi sempre considerati esperimenti destinati soltanto ad una ristretta cerchia di amatori. E questo incremento di uscite ha avuto come conseguenza, direi inevitabile, una diffusa diminuzione della qualità, oltre che una diluizione sensibile della carica eversiva e sperimentale che questo genere di opere poteva avere nell’ultimo decennio dello scorso secolo, quando appunto esplosero in ambito underground, spesso affiancate, per tematiche ed atmosfera generale, al black metal.

A questo annacquamento generalizzato fa parziale eccezione il progetto Örnatorpet, che nel corso degli anni e con una serie di uscite ravvicinate ha saputo mantenere una certa integrità di intenti, proponendo un sound misterioso, gelido ed inaccessibile come la cima di una montagna innevata. Stile che è rimasto sostanzialmente invariato anche in quest’ultimo disco che si mantiene su livelli accettabili, pur senza sconvolgere quelli che sono ormai diventati canoni tradizionali per il genere. Le canzoni sono semplici e tutte costruite su lineari trame tastieristiche, attraverso la ripetizione di motivi che si intersecano in modo piuttosto fluido, dando corpo ad atmosfere arcane, indubbiamente cariche di quella magia e di quel misticismo oscuro che caratterizzavano questo tipo di prodotti all’inizio della parabola del genere. Ascoltando “Vid Himinsenda” è praticamente impossibile non tornare con la mente ai primi lavori di Mortiis, all’omonimo di Fata Morgana, a dischi come “Dauði Baldrs” e Hliðskjálf” di Burzum o “A Nigth In The Forest” di Uruk-Hai o ancora agli album ambient di Vinterriket. Questi ripetuti ed insistiti riferimenti (od omaggi, se preferite) da un lato elidono completamente qualsiasi effetto sorpresa, dall’altro però non fanno scemare troppo la qualità del disco, che risulta comunque coinvolgente per gli amanti del genere, grazie all’indubbia padronanza della materia e ad un certo gusto compositivo: si passa così dai toni cupi e sussurrati dell’opener “Vættr”, alle note di pianoforte di “Nykr”, che cadono come fiocchi di neve fino a creare un manto di ghiaccio impenetrabile, agli antichi sentori medievaleggianti di “Niðhöggr”, che con i suoi ritmi dal sapore vagamente folk conclude degnamente un album piacevole, che saprà trasportare l’ascoltatore in mondi di fantasia, dominati da incantesimi e presenze inquietanti.