Avslut – Tyranni

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“Tyranni” segna il ritorno del combo svedese dopo poco meno di due anni dal loro discreto full length d’esordio “Deceptis”, e lo fa in maniera egregia, aumentando esponenzialmente la dose di atmosfere oscure e tetre che già si intravedevano nel debut album, così come la brutalità che caratterizza ognuno dei quaranta minuti che compongono il platter. Nulla di nuovo sotto il sole, anche se qui di luce ce n’è ben poca, se non quella creata dalla fiamma nera che alimenta la fede per la causa del metallo più oscuro da parte del quintetto svedese. Il disco in questione è quel classico lavoro di cui è veramente difficile parlare se non per luoghi comuni, in quanto ricalca pedissequamente il prototipo di disco black metal con forti contaminazioni di death melodico di scuola svedese, con tutti i clichés del caso. Ragionando per clichés allora partiamo col dire che stiamo analizzando un disco estremo senza se e senza ma, che appartiene in tutto e per tutto a quel filone scandinavo contraddistinto, oltre che dalla brutalità esecutiva, anche dalle costante presenza di melodie, che tessono una litania mortale per tutta la durata del platter. La fanno da padrone i blast beats, che ci investono già nella devastante opener “Tyranni”, come destrieri lanciati al galoppo, così come nella seguente, folle e assassina, “Stigens Ände”, alternandosi in questo caso con astuzia a rallentamenti, con la doppia cassa a creare un tappeto compatto e impressionante (menzione per il giovane drummer O., veloce e preciso, autore di una prova sopra le righe, degna di un professionista più navigato). Continuando con i clichés, l’alternanza del tremolo black ai powercord più tipicamente death, come nella devastante “Den Eviga Flamman”, realizza il più classico binomio delle band estreme svedesi, che cercano sempre di mescolare questi due stili in un tutto unitario di veleno mortale.

From left to right: O (drums) E (guitars) C (vocals) S (guitars) D (bass)

L’arma vincente degli Avslut è avere dalla loro il bagaglio tecnico necessario per spingere costantemente su ritmi veloci ed efferati ed al contempo la lucidità di inserire stacchi atmosferici che sottolineano una certa enfasi epica che diversamente andrebbe persa. Ne è un esempio, tra le altre, “Ändlöst Slaveri”, di sicuro il miglior pezzo del lotto, grazie alla capacità dei nostri di creare melodie malsane e sinistre, nonostante la velocità e la furia cieca del brano. Rispetto al precedente “Deceptis”, che risultava maggiormente orientato sul versante della follia barbara, questo “Tyranni” riesce ad essere più vario, pur rimanendo sempre fedele agli stilemi del genere, grazie soprattutto alla proficua cooperazione tra le due chitarre, che riescono ad armonizzarsi alla perfezione, e alla buona prestazione vocale di C., più matura, personale ed ispirata rispetto al precedente lavoro. Ulteriore punto a favore è la produzione, che non è, quella di una band underground ma risulta pulita con tutti gli strumenti ben definiti che non si sommergono gli uni con gli altri (l’unica perplessità rimane la potenza del volume ma, avendo a disposizione la versione promozionale in digitale, non possiamo sbilanciarci su certe affermazioni). Ad ogni pro tuttavia spesso corrisponde un contro, e quando si ha a che fare con un genere così standardizzato come lo swedish black/death metal spesso si ricade nelle solite pecche di circostanza.

Nel caso di questo disco non sono così evidenti, se non il fatto che l’originalità sia vicina allo zero e che “Tyranni” suoni molto simile ad altri svariati dischi della stessa matrice e provenienza, generando di conseguenza riempitivi che rallentano e smorzano l’energia del disco. Stiamo parlando di “Allt Förgås”, “Pestens Lärjungar” e “Likvidering”, che pur non rientrando nella categoria delle canzoni brutte sono, seppur ascoltabili, poco più di filler. Bisogna onestamente dire anche che la musica degli Avslut è d’impatto ma probabilmente anche poco longeva ed il cd, esclusa una manciata di pezzi di livello superiore, potrebbe nel breve periodo andare a fare compagnia ad altri sullo scaffale dove tieni tutti quei dischi che, sì, ti sono piaciuti, ma non ti hanno arricchito più di tanto, e sono destinati a diventare habitat ideale per orde indemoniate di acari. In conclusione, “Tyranni” è un buon disco di metal estremo e brutale di scuola svedese, che porta a uno step successivo, in termini di maturità e padronanza dei mezzi, la band di Stoccolma, che arricchisce la propria violenta proposta con sfumature atmosferiche e melodiche; d’altro canto non vi è nulla che faccia emergere dalla massa questo disco, destinato quindi a cadere ben presto in un anonimato “di lusso”. Di sicuro un passo in avanti per una band giovane che suona già con attitudine da “senior”; se osassero di più mantenendo la ferocia odierna, siamo sicuri che riuscirebbero a tirare fuori davvero dei lavori killer.