Gli italiani Heruka sono sulle scene ormai da un ventennio. Dopo un lungo periodo di silenzio a seguito della pubblicazione dell’ep “Leggenda” nel 2005 e una fase di assestamento della line up, che sembra ora divenuta abbastanza stabile, la band ha fatto risentire la propria voce pubblicando nel breve volgere di poco più di un anno il full length di debutto “Deception’s End” e l’ep “Turning To Dust”, che ci hanno restituito un gruppo in forma e in grado di dire la sua nel sempre più affollato panorama underground tricolore. È quindi con grande piacere che abbiamo scambiato qualche parola con il chitarrista e leader Adranor nel tentativo di scoprire qualcosa in più dell’universo musicale e concettuale legato al progetto Heruka. Buona lettura.

Vuoi raccontare ai nostri lettori la storia del progetto Heruka?

Il progetto Heruka venne creato nell’anno 2000 da me, Adranor (Vocals/Bass/Keyboards/Drum programming) e Valdemar (Vocals/Guitars), al fine di ricreare, attraverso la musica estrema e in una concezione epicurea, sensazioni e stati d’animo che l’antica cittadina medievale siciliana di Erice suscitava in noi. Venne alla luce la prima demo che registrammo tra il maggio-giugno 2001: “Doxa Epicurea”. La registrazione composta da cinque tracce, di cui due strumentali, ossessiva e malinconica, cerca di mostrare la piccolezza delle singole vite al cospetto della grandezza degli eventi naturali, ma allo stesso tempo l’importanza delle esigue cose per il complesso svolgimento di tali eventi e dell’evoluzione del tutto (inteso come universo) nel quale sono inclusi gli uomini.  Il monicker “Heruka” deriva da una distorsione dell’antico nome di Erice (Iruka) utilizzato durante la dominazione degli Elimi che, secondo lo storico ateniese Tucidide, fu un popolo composto da esuli troiani e dalla popolazione autoctona.

La band ha subito diversi cambi di line up. Ci vuoi parlare della formazione attuale?

Finora la formazione della band ha avuto tre fasi: originariamente era composta da soli due elementi: Valdemar e me. Successivamente portai avanti il progetto da solo con l’aiuto di Moha sia in studio (registrammo “Leggenda” nel 2005) che nei live.  Adesso, dopo un lungo periodo d’inattività compreso tra il 2006 ed il 2017, e successivamente al mio trasferimento nel Lazio, la formazione è composta da quattro elementi: me, Adranor (Guitars/Background Vocals), Moha (Bass), Nekrom (Vocals) e Nemuri-Shi (Drum/Clean Vocals/Background Vocals). 

Mi piacerebbe sapere qualcosa in più sul concept di “Leggenda” e di “Deception’s End”. Mi vuoi dire qualcosa a riguardo?

“Leggenda” e “Deception’s End”, seppur a distanza di svariati anni, sono strettamente connessi tra loro. Insieme a Nemuri-Shi decidemmo di dar nuova linfa vitale al progetto Heruka a fine 2017 progettando di estendere l’ep “Leggenda” in una nuova versione ma riprendendo il concept originale dal punto in cui si era fermato nel 2005. Per far ciò abbiamo quindi scelto di riproporre integralmente i vecchi brani in una nuova veste, traducendo le liriche originali dall’italiano all’inglese e riarrangiando molte parti musicali (sostituendo ad esempio svariate tastiere con altre chitarre). Alle sei tracce originali ne furono aggiunte di nuove (esattamente dieci) le cui liriche sono temporalmente consequenziali a quelle dell’ep originale. Così venne registrato l’album “Deception’s End”. Il concept tratta di un lungo viaggio intrapreso da un guerriero con il fine ultimo di portare a termine una missione affidatagli.

Con l’ultimo “Turning To Dust” invece avete decisamente spostato il target delle vostre liriche da temi di stampo fantasy-mitologico a tematiche più personali e introspettive. Si è trattato di una fisiologica maturazione, di un’esigenza legata al vostro percorso di vita o cos’altro? In particolare i testi di “Turning To Dust” mi sembrano incentrati sulla precarietà dell’esistenza e sull’ineluttabilità della fine…

In realtà anche nelle uscite precedenti a “Turning To Dust” le tematiche erano personali ed introspettive ma “mascherate” dallo stampo fantasy che si scelse di dare ai testi. A voler sintetizzare parecchio nei testi precedenti c’è una trasposizione immaginaria di parte del mio percorso di vita che, successivamente, si è intersecato con quello degli altri membri della band. In “Turning To Dust” invece quella maschera è stata rimossa, ampliando inoltre lo spettro di cui i testi trattano. Una visione meno vincolata ai singoli elementi ma una più generale espressione della futilità dell’esistenza umana.

In “Deception’s End” il suono del basso è decisamente in primo piano, a volte a discapito delle chitarre. Si è trattato di una scelta voluta? Per quale motivo?

Sì, la scelta è stata voluta. Uno strumento molto spesso messo in secondo piano ma che in “Deception’s End” è stato scelto come “anima centrale” del sound. Una scelta non comune ai soliti standard, una scelta che può o non può piacere all’ascoltatore ma non lasciarlo indifferente.

Su “Turning To Dust” invece si possono apprezzare suoni di chitarra più nitidi e definiti e in generale un miglior bilanciamento di strumenti e voce. Anche in questo caso si è trattato di una scelta precisa in fase di registrazione?

Ogni produzione ha naturalmente un proprio sound e per “Turning To Dust” abbiamo invece preferito riportare il basso nei soliti canoni. Un domani chissà, la sperimentazione non guasta e non finisce mai.

Perché avete deciso di riproporre per intero “Leggenda” con i testi in inglese anziché in italiano come nella versione originale?

Come detto prima i testi di “Deception’s End” sono consequenziali a quelli di “Leggenda”. Riproporlo integralmente con testi in inglese e riarrangiato musicalmente in alcune parti ha il fine di aumentare il bacino di comprensione del concept, oltre alla possibilità di riprodurre più fedelmente in sede live la versione studio dei brani con la formazione composta da quattro elementi.

Nel vostro ultimo lavoro ho notato che avete ridotto drasticamente quei piccoli squarci atmosferici dal sapore folk che prima invece erano ben presenti nei vostri brani. Si tratta di un cambio di direzione musicale oppure in futuro potreste recuperare ancora questo genere di influenze?

Gli squarci atmosferici sono ridotti ma presenti nel brano “Murrain” e sebbene un poco soffocati in altri frammenti, probabilmente l’atmosfera onirica di “Deception’s End” ha influenzato in qualche modo la direzione musicale mentre quella più decadente e funerea di “Turning To Dust” ha favorito pezzi più scuri e in un certo senso violenti. Scrivendo in maniera totalmente spontanea non possiamo minimamente prevedere quale direzione prenderà ogni progetto, sicuramente cerchiamo di fare in modo che ogni nostro album abbia un’atmosfera creata da una dose rilevante di melodia poi filtrata in ambito black metal, ma l’inserimento o meno di qualunque elemento non è mai deciso in precedenza. Il nuovo album è già ultimato e crediamo che si differenzi dagli altri due proprio nel tipo di atmosfera dal momento che, spontaneamente appunto, i nuovi pezzi hanno preso una direzione che si discosta dai lavori precedenti pur costituendone l’evoluzione.

Perché avete scelto di musicare “Spleen” di Beaudelaire? C’è un rapporto tra la vostra musica e la letteratura, o anche altre forme d’espressione, come il cinema o le arti figurative?

Tutte le espressioni artistiche hanno delle tematiche comuni che si sovrappongono o s’incastrano tra loro, così anche la nostra. La scelta di musicare la poesia “Spleen”, oltre ad omaggiare l’autore, è dovuta al fatto che si sposava perfettamente con la concezione tematica di “Turning To Dust”.

Ho citato (magari sbagliando) Immortal e Absu tra le vostre influenze. Sei d’accordo? C’è qualche gruppo che ritieni abbia influenzato in modo particolare la vostra musica o dal quale siete stati maggiormente ispirati?

Volendo citare alcune bands che fanno parte del nostro bagaglio musicale indubbiamente i riferimenti da te fatti sono corretti. In generale non c’è comunque un gruppo a cui facciamo riferimento. Cerchiamo di creare un nostro “sound” cercando di evitare di essere un gruppo clone di altri. Ad ogni modo è naturale che influenze, anche fuori dalla musica estrema, siano presenti e si sentano nelle nostre composizioni. Tutto è già stato creato o composto, in un genere o in un altro. Qualcosa di musicalmente originale non credo sia più possibile ottenere soprattutto nel black metal. Forse la capacità di intercettare, e quindi usare, sonorità non ancora sfruttate nella musica estrema può essere un valore aggiunto per la qualità di una band.

Siete soddisfatti della collaborazione con la Narcoleptica Productions?

Come ogni piccola realtà del settore discografico la carenza maggiore si riscontra nella promozione. Nel mercato attuale, dove giornalmente le uscite musicali hanno raggiunto un così alto numero, le possibilità da parte di una piccola etichetta di effettuare una valida promozione sono davvero minime. Difficilmente riesce quindi a far emergere una sua produzione dalla massa. Quando firmammo per la Narcoleptica ovviamente lo sapevamo a priori. Posso comunque dirti che colui che sta dietro l’etichetta è stato molto corretto e professionale nei nostri confronti.

Siete in attività ormai da vent’anni. Com’è cambiata la scena dai vostri esordi ad oggi? In particolare quella siciliana, che dagli anni novanta continua a sfornare realtà interessanti, pur restando nell’ombra…

Dai nostri esordi la scena metal, in generale e più nello specifico nel black metal, è cambiata parecchio. Nonostante ciò molte bands fondamentali del genere e risalenti agli anni novanta, sono tuttora attive. Alcune di esse hanno evoluto il loro sound, altre invece sono rimaste ferme alle sonorità dei primi periodi. In alcuni casi è stato un bene, in altri no. Il parere è strettamente personale e variabile di caso in caso. A mio avviso l’ingresso nel panorama estremo mondiale di determinate nuove bands ha comunque dato nuovo impulso al settore. In Italia il genere ha avuto e ha delle realtà parecchio valide, spesso però non sempre ben valorizzate fuori dal nostro territorio e rimaste così poco note. Allo stesso modo anche la Sicilia presenta una scena molto ricca di progetti musicali estremi che avrebbero molto da dire ma a cui mancano le possibilità per il grande salto. Svariati progetti musicali nascono e muoiono in davvero poco tempo. Un ruolo fondamentale è dato anche dalla determinazione di chi li porta avanti.

Gli Heruka si sono mai esibiti dal vivo? La dimensione live è adatta alla vostra musica?

Sì certo, gli Heruka si sono esibiti e si esibiranno ancora dal vivo. I primi live risalgono al 2005 quando la formazione era composta unicamente da me e da Moha. Penso che la dimensione live si adatti perfettamente alla nostra musica soprattutto da quando si sono aggiunti altri due elementi: Nekrom e Nemuri-Shi. Insieme riusciamo a riproporre fedelmente dal vivo i brani presenti nelle nostre uscite in studio.

Mi vuoi dire qualcosa anche sugli altri gruppi nei quali sei coinvolto, Legion Of Darkness e Throne Of Molok?

Ho lasciato i Legion Of Darkness diversi anni addietro e non saprei quindi darti informazioni aggiornate sulla band. Sui Throne Of Molok invece posso dirti che dopo un periodo di stasi è pronta una nuova release. Uscirà nel corso di quest’anno.

Progetti per il futuro?

Abbiamo già ultimato le registrazioni del secondo album degli Heruka e stiamo procedendo al mix/mastering e alla realizzazione dell’artwork. Posso anticiparti che sarà composto da dieci tracce e avrà una durata complessiva di circa quaranta minuti. Contemporaneamente siamo sempre attivi in fase live. Continuiamo e continueremo con molta passione a portare avanti il progetto.

Come di consuetudine, lascio a te terminare l’intervista come preferisci…

Gli Heruka ci tengono a ringraziare blackmetalistkrieg.net, e in particolare te, Valentino, per lo spazio concessoci ed il tempo dedicatoci. Un saluto ai vostri lettori e per chi volesse avere ulteriori informazioni sul progetto Heruka è possibile consultare i seguenti links:

https://www.facebook.com/Herukaproject/

https://www.reverbnation.com/herukaproject

https://herukaproject.bandcamp.com/

https://soundcloud.com/herukaproject