Hovmod – Doedsformasjon

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Gli Hovmod iniziano la loro carriera nel migliore dei modi con questo “Doedsformasjon” che, se non aggiunge nulla al folto panorama estremo norvegese, ne entra a far parte di prepotenza, a suon di pugni in faccia. Già attivo con il moniker Gravkors e autore di uno split nel 2014, il duo formato da Ond, già drummer nei Djevelkult, e Kleven a occuparsi di voci, chitarre e basso, acquisiti esperienza, cattiveria e straripante odio verso l’umanità, riesce finalmente a esordire con un lp ufficiale sotto l’ala protettrice dell’italiana Dusktone. Ne esce fuori un disco che stupisce positivamente per la sua brutalità calibrata e cinica e per la capacità dei nostri, nonostante la giovane età, di suonare come una band di veterani in grado di spazzare via tutti quegli storici gruppi provenienti dalle stesse terre, che campano di rendita grazie al nome che ha reso culto questo genere estremo ma che oggi poco hanno da dire. Non gli Hovmod, che coniano in poco meno di quaranta minuti uno dei migliori dischi di black metal made in Norway del 2019. Non un filler, non un calo di tensione ma neppure un blocco di songs dedite esclusivamente al massacro collettivo come la sacra scuola insegna. Qui abbiamo a che fare con un disco completo, che spazia tra foreste di altissime conifere imbiancate da neve e ghiaccio e immensi campi scenario di furiose battaglie. “Doedsformasjon” è tutto questo: un alternarsi di sensazioni, un’avventura fatta di emozioni e stupore, un percorso intricato e tortuoso ma anche avvincente e intrigante.

Non vi sono passaggi scontati nella musica del duo proveniente dalla cittadina di Østre Toten. I due mastermind si lasciano invece trasportare da una certa lunaticità compositiva ma in fatto di black metal duro e puro sembrano saperne più di tanti colleghi blasonati le cui magliette vengono vendute dalla grande distribuzione e indossate da personaggi più o meno improponibili. Qui scorrono come sangue sul letto di un fiume trentasette minuti di black metal underground immacolato, senza un briciolo di contaminazione, che lascerà il segno dentro chiunque ascolti con venerazione questo genere così blasfemo e oscuro. Difetti? Praticamente nessuno. A partire da “Total Krig”, opener da dieci e lode, un attacco black dai forti connotati thrashy nel riffing che non lascia prigionieri nella sua spietata violenza. Da subito ci si rende conto che si ha a che fare con un lavoro diverso, fuori dal comune. Gli arrangiamenti, il guitarwork ossessivo e certosino, il drumming preciso e mai eccessivo, le linee vocali impeccabili e una produzione di categoria superiore fanno sì che l’ascoltatore venga subito trascinato negli inferi e ipnotizzato da questi due diavoli.

L’alternanza nella tracklist è studiata. Non a caso pezzi più brutali vengono saggiamente alternati a brani più epici, che trasudano dannazione e malinconia, trasportandoci in piena solitudine in lande innevate anticamera della pazzia. Paradossalmente i pezzi che riescono a creare emozioni ancora più forti sono proprio quelli dove la band rallenta, come “Blodsbaand” o “EvigMistru”, quasi l’evocazione di qualche maligna divinità. Pura genialità invece nel riff iniziale di “Maktdemon”, dove reminiscenze al limite del power (con le dovute precauzioni, sia chiaro), fanno riaffiorare alla mente addirittura qualche fraseggio dei più veloci Running Wild. Riff epici che troveremo anche nella conclusiva mini suite finale di quasi otto minuti “I Endens Kapittel”, ennesimo centro di una band che ha inciso uno dei migliori debut album di questo 2019 da poco concluso. Tutte parole che porta via il vento, musica che invece rimane: “Doedsformasjon”, pur non inventando nulla, riesce a regalare una ventata di freschezza gelida in un genere che spesso si adagia sugli allori dei soliti noti e dei tempi che furono. Classico disco da acquistare e assaporare minuto per minuto, anche grazie a una produzione che rasenta la perfezione, senza mai mancare di coerenza con la proposta underground dei nostri ma valorizzandone ogni potenzialità. Devastante.