Necrogosto – Ancestral Bestiality

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Con un nome che sembra uscito da una rassegna musicale di mezza estate dai connotati danzerecci, seppur sempre a sfondo macabro e grottesco, giunge in redazione questo promo dei Necrogosto, rampante quartetto sudamericano, per l’esattezza brasiliano, di São Paulo. A parte la loro provenienza esotica, non abbiamo a che fare con muscolosi ballerini ma con musicisti grezzi e ignoranti, vestiti di pelle e borchie,che basano il loro fare musica su un approccio primitivo, usando gli strumenti come armi di distruzione di massa per creare caos generalizzato. Thrash black metal becero e infimo è ciò che propone questo “Ancestral Bestiality”, un titolo che è tutto un programma: primo ep ufficiale (precedentemente era stata pubblicata la demo “Necrogosto”) per questi ragazzi, che in venti minuti di musica scarna, spartana e rozza vogliono dire la loro, con l’intento di conquistare il mondo grazie alla loro sfacciataggine anticristiana.Da queste poche righe si capisce subito di cosa si parlerà da qui alla fine: un dischetto dove l’originalità sta a zero e la tecnica a meno di zero, per non parlare della varietà tra un pezzo e l’altro, del tutto assente. Tuttavia c’è da dire che, seppur di queste uscite discografiche ce ne siano a bizzeffe, da un certo punto di vista fa sempre piacere concedere loro qualche ascolto.“Ancestral Bestiality” non è un bel disco ma fa piacere ascoltarlo, anche se va preso con le pinzette per le sopracciglia.

La registrazione ovviamente è di bassa lega e non ci dobbiamo stupire di sentire un musicista che accorda “live” il proprio strumento, ma forse pure questo crea quel fascino bizzarro che fa parte del pacchetto offerto dalla band. Il disco propone ciò che di più blasfemo ci possa essere attraverso otto tracce (di cui tre strumentali, la cui utilità è praticamente nulla) e nessuna di queste può essere definita memorabile. Il lato A, dopo l’intro di synth, ci aggredisce con la caotica e brevissima “Serpent Of 1000 Eyes”, che suona realmente scarna e al limite del grind,tanto è il caos brutale generato dalla band, unendosi alla seguente “Baphometic Noisy Cult”, che risulta la fotocopia della precedente song, differenziandosene per la maggiore quantità di riff e qualche cambio di tempo più o meno azzeccato. La voce del singer è una delle “migliori” cose sentite nel genere da tempo: una sorta di harsh dai connotati primordiali, con un’eco che spesso crea ulteriore confusione ma dà untocco di magia e voodoo a questa prima fatica in studio. Nella seguente “Perversions At Necrotemple” il nostro sfodera una prestazione “maiuscola”; peccato che la song, nonostante inizi con un riff dai connotati più vari, si perda velocemente nel più classico dei copia incolla del genere, anche se si nota la minima volontà di variare riff e tempo.Un breve intro tribale dà il via al lato B, che esplode in tutta la sua “magnificenza” con “Intoxication And Ecstasy” (gran bel titolo), dove,nella confusione più totale, si nota maggiormente la scuola thrash, grazie a riff più affilati. La song, verso la metà, si trasforma in un rituale dai tempi rarefatti e cadenzati, elementarmente heavy, che fanno di questo pezzo e del seguente “Marching To Oblivion” i più memorizzabili del platter. In quest’ultimo caso la partenza a razzo viene messa da parte in favore di un riffing più marziale e mistico che viene sovrastato da un pesantissimo blast (come al solito) solo sul finale. Le liriche non sono pervenute ma lasciamo viaggiare l’immaginazione, visti i titoli dai connotati celestiali e positivi.

La produzione dona al lavoro quel tocco old school necessario per contestualizzarlo a dovere e non farlo risultare eccessivamente anacronistico: le vocals sono ben effettate, la batteria risulta oltremodo artigianale e ovattata mentre la distorsione di chitarra e basso suona acida e graffiante. Considerando l’enorme offerta di band che suonano un proto black come i Necrogosto possiamo consigliare questo lavoro esclusivamente ai maniaci del genere. La band è giovane e deve raddrizzare il tiro, rendendo la propria musica più personale e un pizzico “originale” se vuole emergere dalla mischia dannata e furibonda di gruppi simili che ogni giorno invadono la scena underground. Al momento “Ancestral Bestiality” può essere definito un simpatico ascolto per farci compagnia da sbronzi alla fine di una serata non del tutto memorabile, ma nulla di più.