Infernal Angels – Devourer Of God From The Void

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Al quinto album in circa diciotto anni di attività i nostrani Infernal Angels non sono più una sorpresa. Partita da sonorità più vicine a certo black metal melodico di estrazione svedese, la band capitanata dal singer Xes si è via via orientata verso un sound più massiccio e monolitico, rendendo più esplicite alcune influenze maggiormente death oriented del resto già presenti nel loro songwriting fin dagli esordi (anche il cantato si è andato progressivamente avvicinando più ad un growl profondo piuttosto che al classico scream di matrice black). Questo discorso stilistico si è fatto evidente soprattutto nel precedente “Ars Goetia”, del quale questo nuovo “Devourer Of God From The Void” sembra essere il successore sotto ogni punto di vista, musicale e concettuale. Specialmente per quanto riguarda l’aspetto lirico, ma non solo, la band in quest’occasione pare aver imboccato una strada che l’avvicina, e molto, al così detto filone “religious”, sottogenere dai confini sfuggenti che recupera suggestioni ortodosse e si approccia al satanismo con un piglio intellettuale ed esoterico e che, indipendentemente dalle definizioni più o meno condivisibili, in ogni caso negli ultimi quindici anni circa, e grazie soprattutto ad un manipolo di gruppi quasi tutti legati alla Norma Evangelium Diaboli, ha dato vita ad alcuni capolavori e ad altri dischi indiscutibilmente interessanti, quanto meno per la ventata di relativa novità di cui si facevano portatori, dando nel contempo via libera alla consueta ed inevitabile pletora di imitatori. È indubbio che questa nuova fatica degli Infernal Angels sia accostabile a sonorità vicine a quelle di gruppi come Svartidauði, Gaera, Uada, Mgla, per citare qualche band più attuale e, per andare invece più indietro nel tempo, a quelle dei Funeral Mist e degli immancabili Deathspell Omega, veri padrini ed assoluti iniziatori di questo tipo di approccio, tanto che perfino la copertina, raffigurante un groviglio di serpenti immersi nelle fiamme, sembra dovere più di qualcosa a quella di “Paracletus” (diciamo che sono sostanzialmente identiche).

Al di là di questo, che sarebbe anche un particolare trascurabile, ciò che mi ha davvero colpito negativamente è la scarsa personalità dimostrata dall’ensemble tricolore, che in quest’ultima release pare proprio adagiarsi su stilemi compositivi e lirici fin troppo consolidati aggiungendovi ben poco di suo, il che è abbastanza sorprendente considerate l’esperienza del gruppo e la buona qualità media dei lavori finora dati alle stampe. “Devourer Of God From The Void”, oltre ad essere obiettivamente troppo lungo e formato da canzoni inutilmente prolisse e pericolosamente simili le une alle altre, offre davvero pochi spunti di eccellenza, pochi momenti per cui possa essere ricordato anche dopo ripetuti ascolti, tutto concentrato com’è sulla creazione di un continuo vortice infernale senza soluzione di continuità, che dovrebbe trasportare l’ascoltatore in una dimensione d’incubo ma che purtroppo, alla lunga, finisce soltanto per strappargli qualche sbadiglio.

Qualche coro lugubre da messa nera, qualche trama melodica anche interessante ma troppo soffocata in un muro sonoro incessante e sempre uguale a sé stesso, qualche buon assolo qua e là, qualche rallentamento più efficace, qualche pezzo che risulta almeno parzialmente svettare su una scaletta a mio avviso nel complesso poco ispirata (ad esempio “Thagirion-Sol Niger”, giustamente scelta come singolo e accompagnata anche da un video): questo è quanto, e francamente è un po’ pochino per distinguersi ed emergere in una scena sempre più affollata, indistinta e desolatamente satura. Non vorrei però sembrare eccessivamente severo perché, se amate le sonorità di riferimento e siete disposti a far finta di non aver ascoltato nulla del genere prima d’ora, questo disco potrebbe anche riservarvi qualche momento piacevole e non si può certo dire che non sia suonato e registrato come Satana comanda. Ma insomma, è tutto troppo ovvio e prevedibile, senza guizzi. Di fatto “Devourer Of God From The Void” sconta il peccato originale che marchia a fuoco la quasi totalità delle uscite black metal degli ultimi anni, tecnicamente ineccepibili (nel senso che hanno tutto quello che un disco black dovrebbe avere) ma povere di idee autenticamente personali. Un mezzo passo falso. Sarà per la prossima volta.

REVIEW OVERVIEW
Voto
57 %
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