Nôidva – Windseller

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È impressionante la quantità di gruppi di valore che quest’anno stanno emergendo dall’underground finlandese, e i Nôidva ne sono l’ennesima conferma. La Lapponia finlandese è una regione piena di miti e leggende, il luogo in cui estate e inverno si incontrano, in cui luce e oscurità danzano insieme sotto l’aurora boreale. Con questo scenario, la band, formata da elementi dei forse più noti Sacrificium Carmen e The Watcher, esordisce con questo “Windseller”, ep di ventisette minuti nel quale il gruppo esprime tutto il suo potenziale, mettendo tanta carne al fuoco e riuscendo nell’ardito compito di creare una proposta che si differenzia da quella dei colleghi conterranei, pur rimanendo fedele alla tradizione finlandese. Se siamo abituati a identificare la scuola finlandese con melodie glaciali e disperate suonate a velocita pazzesche, in “Windseller” la musica cambia perché abbiamo a che fare sì con un disco dall’accentuata componente melodica, che tuttavia mai spicca il volo sulle ali del blast, prediligendo invece mid/up tempos che enfatizzano il carattere epico del lavoro, in alcune tracce ai limiti del tribale. Le tematiche trattate da questi folli si rifanno infatti allo sciamanesimo lappone e a quanto concerne la magia più oscura della loro terra madre.

Tutto ciò è tangibile soprattutto nella prima parte del disco, che si apre con la titletrack: una classica bordata old school; riff epico cadenzato che sorregge il corpo della song, piacevole ma relativamente standard.

È nella successiva “Followers Of The North Star” che l’elemento tribale prende il sopravvento e sfocia nella seguente “Häilän Joiku”, un autentico rituale strumentale che ci trasporta in una foresta, attorno a un fuoco, vestiti con improbabili pellicce d’orso intenti a evocare qualche divinità del passato. La band, che finora si è mossa in lidi maggiormente folkloristici, d’ora in avanti paga pegno alla tradizione finnica e inanella tre missili di puro black metal casereccio con tutti i clichès tradizionali possibili: una massiccia dose di melodia, riff ariosi ma sempre taglienti e glaciali, bordate di blast. “Into Polar Nights” è una gemma di black metal nordico che può essere definita con l’aggettivo “epica”, più che sufficiente per rendere l’idea.

Ma è proprio nei titoli di coda del disco che questi brutti ceffi alzano la voce, soprattutto con la conclusiva “Vindictive Old Ones”, unico episodio caratterizzato da ritmiche in tremolo e classici blast beat che, nonostante risulti più conforme agli stilemi del genere, essendo anche il pezzo più breve del lotto, mette in luce come la band riesca a spaziare da elementi folk e tribali a sfuriate sataniche vecchia scuola.

La produzione scelta per “Windseller” ricalca la tradizione nordica anni novanta, risultando scarna ma vincente e rendendo il prodotto estremamente vintage, così come la performance della band, essenziale e senza fronzoli, tutta sostanza e qualità, spesso al limite dell’elementare ma assolutamente efficace e inossidabile, come un disco black metal effettivamente deve suonare.

Chi cerca l’opera black metal definitiva probabilmente qui non troverà pane per i suoi denti: i Nôidva hanno puntato tutto sulla genuinità immacolata come la neve e sulla semplicità come mezzo per fare breccia nei cuori degli oltranzisti nostalgici, che non disdegnano qualche reminiscenza ottantiana e vogliono approcciarsi a un ascolto più orientato al groove e alla melodia che alla velocità fine a sé stessa. Curiosi di vedere come questa band, che ha fatto dell’immediatezza la sua arma migliore, possa proseguire in futuro con un full length: “Windseller” per ora ci ha conquistato e fatto convertire allo sciamanesimo più iconoclasta.