Walpurgia – Altar Of The Goatbaphomet

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Com’è sempre accaduto nel corso dei millenni, la Grecia continua a partorire creature mitologiche. Non stiamo parlando di giganti, centauri, titani o ninfe ma di sgraziate black metal band che suonano come possedute da demoni abominevoli. L’ultima di queste creature bestiali sono i Walpurgia, fondati nell’anno del Signore 2019, che sventolano il vessillo del caos, come veterani che conoscono alla perfezione ogni livello degli inferi. La proposta di questi cavernicoli si distanzia abbondantemente dal classico trademark ellenico, che per semplificare potremmo ricondurre a mostri sacri come Thou Art Lord, Necromantia, Varathron e Rotting Christ. Nulla di tutto ciò, niente di così morbido e pacato: i Walpurgia massacrano letteralmente i loro strumenti, senza grazia né pace, e ne estraggono un distillato vicino al death metal più tombale, con influenze al limite del grind e un’attitudine tipicamente black, che ricorda il sound di alcuni gruppi australiani degli anni novanta, per l’impatto confusionario e l’immagine blasfemo/satanica. Nulla di nuovo quindi ma ciò che stupisce di questa bestia ateniese, all’assoluto esordio discografico, è la ferocia sprigionata nei venti minuti circa di questo “Altar Of The Goatbaphomet”, un titolo che è già tutto un programma e ci suggerisce immediatamente, insieme alla copertina con caproni e croci rovesciate, dove andremo a parare. L’artwork è una sorta di “attenti al cane”, per tenere lontani tutti gli amanti delle sonorità più patinate e ruffiane: in questo disco ci sono solo caos e invettive contro il cristianesimo, e non è difficile intuirlo da titoli come “Anomalistic Orgies Of The Mephistopheles” e “Rites Of The Black Mass”.

Definire il sound dei Walpurgia come monolitico appare più che altro riduttivo nonostante le sembianze della loro musica siano quelle di un pachiderma goffo e spregiudicato che si muove in un negozio di cristalli. Chitarre distorte all’inverosimile ma mai zanzarose, piuttosto ovattate e compresse, fanno compagnia a un growl talmente gutturale da ricordare la bella ragazza di turno posseduta da un demone in un qualsiasi film horror, di quelli che facevano capolino nelle tv locali dopo la mezzanotte nei venerdì d’estate. Questo power trio di scapestrati è tuttavia formato da veterani del più subdolo underground greco, con membri appartenenti a band come Kawir, Hate Manifesto e Nergal, e definisce la propria musica semplicemente “Apocalyptic War Metal”. E non possiamo che dargli ragione dopo aver sentito l’inferno sonoro che queste cinque tracce eruttano come vulcani: un patto di sangue che dà forma a un sound compatto e disturbato, dove ogni pezzo è un atto profanatorio, una violenza carnale.

Il massacro inizia con la titletrack e termina con “Desacration Ritual” nello stesso identico modo: furia folle e assassina, velocità smodata e vocione gutturale che, grazie alla continua e pesante eco, rende il tutto ancora più caotico e al tempo stesso claustrofobico.È seriamente difficile cogliere le differenze tra un pezzo e l’altro, tanta è la rabbia sprigionata, ad eccezione di “Rites Of The Black Mass”, unico episodio più cadenzato, che enfatizza le chitarre distorte, simili a una grattugia industriale, con il ritmo di una marcia funebre, e le vocals effettate, che evocano appunto un rituale satanico. L’antico attacco frontale senza compromessi dei Walpurgia assume passo dopo passo un aspetto sempre più violento e ipnotico: una procedura ritualistica che ci prepara all’ennesima guerra contro il cristianesimo. Edito dalla Helter Skelter Production e distribuito dalla Regain Records, il debutto dei Walpurgia esce in mini cd o vinile 12” e di sicuro delizierà i palati più perversi e quella frangia di nostalgici oltranzisti che si cibano di corone di spine e cimeli di guerra. Shemhamforash!