Irae – Lurking In The Dephts

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Il Portogallo da qualche anno a questa parte è diventato un covo di brutti ceffi pittati, dediti al black metal più crudo e true, nel senso che si dava a questo termine negli ormai mitologici anni novanta. Un gruppo di band che porta avanti un discorso musicale tradizionale, accompagnato da un certo alone esoterico, sulla scia di quelle che furono le Légions Noires francesi. Il progetto Irae, dietro al quale si nasconde il mastermind Vulturius (già in Morte Incandescente e Viles Vitae, tra gli altri) è attivo ormai da quasi un ventennio ed è tra i massimi rappresentanti di quella che potremmo tranquillamente definire la “scuola lusitana” del raw black metal, insieme ad altre realtà come Mons Veneris, Rainha Cólera, i nebbiosi Black Cilice e i folli Vetala (ospiti sulle nostre pagine virtuali con i loro ultimi lavori, “Transfixion Of Spirits” e “Retarded Necro Demential Hole”). Con questo “Lurking In The Dephts”, edito dalla connazionale Signal Rex, gli Irae giungono al traguardo della quinta fatica sulla lunga distanza, alla quale è ovviamente da aggiungere la consueta trafila di uscite minori nei più vari formati, come nella migliore tradizione underground. L’album ha avuto una gestazione abbastanza lunga, essendo stato concepito all’inizio del 2019 per poi essere completato nei primi mesi di quest’anno, grazie all’apporto di due session alla batteria e alle tastiere.

Si tratta di un disco di classico raw black metal, che fa dell’ortodossia la sua bandiera, senza tuttavia risultare una stucchevole fotocopia dei capolavori del passato: il riffing zanzaroso e la produzione decisamente artigianale (ma non tale da risultare fastidiosa) riportano immediatamente l’ascoltatore in una comfort zone nella quale ogni amante del black metal di matrice nordica si muove a proprio agio, ma non mancano spunti personali e, se l’eredità dei primi lavori dei Darkthrone e del true norwegian black metal si fa sentire chiaramente, è un fardello che Vulturius si carica sulle spalle e trasporta agevolmente lungo i sentieri nerissimi delle proprie visioni meditabonde e pregne di amara malinconia.

I canoni vengono rispettati ma pezzi come l’atmosferica opener “Nightshade”, la più cadenzata “Ratazanas” (che vince a mio giudizio la palma di miglior brano del lotto), la nebulosa e strisciante “A Blaze In The Mist” o ancora la più aggressiva “Carved In Pit Stones” ci fanno capire che Vulturius sa il fatto suo e non è certamente l’ultimo arrivato. Pezzi semplici e lineari ma ben suonati, carichi di odio e oscurità ma non privi di melodia e impreziositi da inserti brevi ma efficaci di synth, che non fanno altro che evidenziare l’atmosfera lugubre che aleggia sulle composizioni come una nuvola temporalesca per tutta la durata del disco.

Le liriche sono state in parte influenzate dai tempi bui che tutti noi stiamo vivendo a causa del momento attuale. Spiega infatti, e molto onestamente, Vulturius: “I testi sono sempre stati un problema per me perché mi esprimo meglio con la musica che con la scrittura ma con tutte le idee in mente, non erano affatto difficili. Parlano di autoisolamento, atmosfere inquietanti nella nebbia e la certa caduta dell’umanità, perché stiamo vivendo momenti difficili come in guerra o ai tempi della peste nera a causa di questo coronavirus” e ci racconta anche un breve aneddoto, un episodio ispiratore che riguarda l’Italia: “Ero su un volo per l’Italia il 20 febbraio (il giorno seguente scatterà l’allarme nel nostro paese), suonavo in un festival con un’altra band in cui mi trovavo all’inizio di questa pandemia, e sulla via del ritorno ho perso il volo. Quindi ho trascorso la notte a dormire in aeroporto e sono stato in grado di prendere il volo solo il giorno successivo, il 25 febbraio, e così ho pensato a me stesso quella notte lì in aeroporto”.

Testi e musica formano quindi un insieme ben equilibrato ed il cantato, una sorta di screaming sussurrato e lontano, che solo a tratti si lascia andare a vere e proprie esplosioni di rabbia, si amalgama in maniera ottimale con le trame musicali di un lavoro che punta più sulla creazione di atmosfera che sull’impatto belluino. “Lurking In The Dephts” è un album black metal dedicato ai fans del black metal, una scena sulla quale il buon Vulturius ci tiene a dire la sua: “Vedo che le band vanno e vengono; alcune di loro buone e alcune cose di merda, tanto che non riesco davvero a capire cosa sta succedendo, perché prima di essere un musicista black metal, sono un black metal fan”. Ecco, tutto qui. Molto semplicemente.