Isengard – Vinterskugge

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Recensire questo capolavoro assoluto senza cadere preda della nostalgia e della facile esaltazione di un passato glorioso e inarrivabile è impresa davvero ardua perché sono proprio queste le sensazioni che immancabilmente assaliranno chi si accinga ad ascoltare o riascoltare questa perla di densa e impenetrabile oscurità. Un giovane Fenriz, non ancora completamente assorbito dalla sua band principale, nel primo scorcio del decennio scorso aveva dato vita ad alcuni tra i più deviati ed originali progetti che la musica estrema avesse mai conosciuto, tra i quali Storm, Neptune Towers e, appunto, Isengard, primo ed insuperato esempio di ambient folk black metal le cui coordinate stilistiche saranno successivamente sviluppate nell’unico full length “Hostmorke” del 1995. Il presente “Vinterskugge”, risalente al 1994, è invece una raccolta dei tre demo pubblicati dal gruppo nel periodo che va dal 1989 al 1993. Isengard (moniker tolkeniano a parte, pochi sanno che l’illustrazione contenuta nel logo rappresenta Thuringwethil, creatura vampirica menzionata nel “Silmarillion”) esordisce nel lontano 1989 prima dell’esplosione del fenomeno black metal in Norvegia con “Spectres Over Gorgoroth” (tracks da 8 a 12), un demo grezzissimo e nero come la pece nei cui solchi reminescenze thrash alla Venom e Celtic Frost si incontrano con suggestioni death generando sonorità per molti aspetti accostabili a quelle dei primissimi lavori dei Darkthrone. Con il seguente “Horizons” (tracks da 13 a 16), risalente al 1991, accanto a songs dal sapore più classico e dall’impianto tradizionale come l’opener “The Fog”, compaiono pezzi nei quali l’elemento folk comincia a farsi prepotentemente strada, rappresentato soprattutto dal cantato folle e allucinato di un Fenriz in stato di grazia e perfettamente a suo agio nel ruolo di singer. Ma è con il seguente e ultimo demo del 1993 (tracks da 1 a 7) che finalmente il progetto Isengard assume la propria inconfondibile ed eccentrica fisionomia. La voce da ubriaco cantilenante e stonata di Fenriz che declama “Vinterskugge” resterà per sempre negli annali del black metal, vero valore aggiunto di un’opera che anche da un punto di vista musicale trasuda fascino ed atmosfera e “puzza” davvero di anni novanta come soltanto i dischi norvegesi di quell’epoca possono fare. Brani epici nella loro stralunata schizofrenia si alternano a sferzate black metal gelide e gracchianti in pieno Darkthrone style, inframmezate da inserti di ambient minimale debitori del Mortiis degli esordi. La neve e le tenebre fatte musica, una pietra miliare da avere a tutti i costi.