Foglet – Dezela Vecne Zalosti

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Interessante esordio, grazie a una collaborazione tra la nostrana e sempre attenta Noosextreme Productions e la Land Of Fog Records, per Foglet, solo project sloveno del quale non è dato reperire alcuna notizia in rete ma dietro il quale pare celarsi un giovane ragazzo di soli diciannove anni. “Dezela Vecne Zalosti” (“terra del dolore eterno” in italiano) è il suo debutto direttamente sulla lunga distanza ed è composto dall’omonima traccia di ben trentotto minuti di durata, registrata completamente in un solo giorno, che in realtà è suddivisa in diversi episodi caratterizzati dall’alternanza tra ferali sfuriate di gelido black metal con influenze paganeggianti e meditativi intermezzi ambientali. L’esperimento di concentrare l’album in un solo pezzo strutturato come l’insieme di più canzoni non è del tutto nuovo (qualcuno ricorderà ad esempio “The Key To The Gates Of Apocalypses” di Mistigo Varggoth Darkestra) e potrebbe risultare inutilmente pesante ma in questo caso il risultato è apprezzabile proprio grazie al sistematico contrasto emotivo che si traduce in un buon equilibrio musicale tra black metal e ambient, violenza e malinconia, rabbia e introspezione. L’atmosfera generale mi ha ricordato molto alcune cose dei primi Nargaroth e ancora di più dischi come “Vargtimmen” e “Huldrafolk” di Wyrd, fatte le debite proporzioni: le parti più canonicamente black sono molto raw e minimali, caratterizzate da un riffing grezzo e sferzante, tipicamente nordico, da un drumming altrettanto semplice e ossessivo e da uno screaming lontano, disperato e raggelante, mentre quelle ambient sono decisamente appropriate al contesto, così lugubri e al tempo stesso sognanti ed evocative. Nulla di particolarmente originale, intendiamoci, ma il risultato finale riesce ad essere convincente per l’orecchio più affezionato a questo genere di sonorità, che se interpretate con la necessaria personalità sono ancora in grado di veicolare una moltitudine di stati d’animo tra i più vari e di rappresentare efficacemente in musica la fusione completa dello spirito umano con la soverchiante forza della natura. Con pochi e scarni elementi Foglet confeziona un debutto per certi versi sorprendente, non maturo ma affascinante proprio grazie alla sua immatura genuinità, che potrà piacere anche a quanti non disdegnano sonorità più nebulose, alla Xasthur o Drowning The Ligth. Ascolto consigliato, magari in una fredda notte invernale incorniciata da un cielo terso e dall’eterea luce della luna.

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