20-02-2005, Thunder Road – Codevilla (PV)

Arrivo al Thunder Road dopo un avventuroso viaggio in mezzo ad una tormenta di neve che al confronto Bergen sarebbe sembrata Capri ad agosto e trovo un locale semi deserto (non più di cinquanta – sessanta le persone presenti), complici evidentemente le avverse condizioni atmosferiche. Le avvisaglie di una serata storta c’erano tutte e purtroppo sono state puntualmente confermate dalle performances decisamente non da incorniciare dei gruppi presenti per quello che avrebbe invece potuto essere un appuntamento interessante.

Cominciano gli esordienti Stormcrow, con il loro black d’assalto in stile Marduk ma dal sapore melodico e propongono per intero il loro demo di debutto oltre ad una cover degli Immortal cantata dal batterista. Il gruppo, pur essendo alle prime armi, convince per la buona presenza scenica e per la capacità di rendere dal vivo la devastante violenza sonora già profusa su disco. Alla fine risulteranno i migliori della serata, che, visti gli illustri headliner, è tutto dire.

È poi la volta dei Sacradis, band non eccessivamente amata dal sottoscritto, che gode invece di un discreto seguito di pubblico, e che martella le orecchie dei presenti con poco più di mezz’ora di black metal scontato e confusionario, mettendo in mostra in sede live in modo ancora più evidente tutte quelle lacune già presenti nel debut sulla lunga distanza “Darkness of our souls”. Il singer ha pure la brillante idea di esibirsi nel “celeberrimo” numero dello sputafuoco (che palle! a momenti lo farà anche Britney Spears…) usando come combustibile niente meno che il contenuto di una lattina di birra che viene allegramente sputazzato sul pavimento (e sugli astanti) rendendo la zona sotto il palco tanto scivolosa da impedire a chiunque di mantenere l’equilibrio.

Salgono quindi sul palco i siciliani Inchiuvatu che attendevo con grande curiosità alla prova live. Il breve colloquio avuto con Agghiastru prima del concerto, il quale mi aveva “confidato” l’assenza del tastierista, mi aveva però messo in allarme, ed in effetti i pezzi proposti hanno inevitabilmente perso tutta quell’atmosfera così particolare e quel flavour folk presenti invece nelle registrazioni in studio. E questo perché il povero Agghiastru è costretto a fare avanti-indietro dal microfono alle tastiere (che suona con una mano sola tenendo il plettro in bocca, grande!), suonando contemporaneamente la chitarra (con il plettro in mano, s’intende), ed interrompendo bruscamente le parti di tastiera che invece su disco sono quasi sempre presenti. Nonostante questo, il sound era buono ed alcuni pezzi mi hanno comunque coinvolto, come la splendida “Viogna”, la potente “Ave matri” e la cantilenante “Cristu crastu”. Come se non bastasse, quasi a fine show, il batterista sbaglia clamorosamente il tempo, la band è costretta a fermarsi e ripartire non prima che Agghiastru abbia esclamato: “È un pirla!”, dando così vita al momento più divertente della serata (si fa per dire…). Troppo underground il pupazzetto impalato al microfono raffigurante un neonato il cui cordone ombelicale è fatto con un foglio di giornale (ehm…).

 

Ed ecco il momento degli headliner Enthroned, gruppo di veterani del quale si può tranquillamente dire che abbia contribuito, insieme ai capostipiti norvegesi e svedesi, alla nascita del genere ed al consolidamento dei suoi canoni. Mi aspettavo uno show distruttivo, viste anche le massicce influenze thrash di marca Destruction della band, ed invece… Sabbatan e compagni salgono sul palco svogliati ed indispettiti forse dalla scarsa affluenza di pubblico, e dopo un perentorio “Porco Dxx” d’apertura, pronunciato tra l’altro in perfetto italiano, parte il primo riff e… non si sente praticamente nulla! La band continua lo show come se niente fosse, i tecnici pongono rimedio all’inconveniente ma ecco che, nel bel mezzo dell’opener del nuovo album “Xes hereticum”, scompare la batteria, che sta letteralmente cascando a pezzi (!!!), e la canzone viene conclusa soltanto con basso, chitarre e voce. Dopo la ricostruzione della batteria e cinque minuti buoni di sound check il concerto riprende ma io, devo confessarlo, a quel punto mi ero già rotto le scatole, e mi ero messo bellamente a conversare con il mio vecchio amico Algol, ora nei Frangar e nei Forgotten Tomb (un po’ di pubblicità, ogni tanto!). La band ricomincia ma il suono è decisamente brutto, troppo cupo e con i bassi troppo in evidenza, insomma un vero schifo. Vengono proposti molti brani dagli ultimi due album oltre ad alcuni vecchi classici ma l’impressione generale è quella di una band assai scazzata e di un pubblico poco partecipe. Sarà per la prossima volta, si spera. La serata per me si conclude con un ritorno a casa stile Odissea: immaginatevi tre blackster brutti e stanchi su una Panda con dieci centimetri di neve tutt’intorno e gli Apoptygma Berzerk a tutto volume e avrete un quadro della situazione. Un sentito ringrazimento ad Emanuele (Nocturno Culo) e Mimmo (Lord Fabrizio Frizio) per avermi riaccompagnato sano e salvo in quel di Novi Ligure e per aver condiviso con me questa serata di sventure!