29-04-05, Transilvania Live di Milano

Serata per pochi (ma buoni) intimi al Transilvania Live di Milano, ed è un vero peccato perché il bill sarebbe stato di sicuro interesse per ogni autentico cultore dell’underground italico, ma tant’è, oggi è venerdì e saranno tutti allo Zoe a ballare l’EBM (sigh!).

Aprono le danze (tanto per restare in tema) i torinesi NEFASTA DIES portavoce di un raw black metal incontaminato e senza compromessi, legato a doppio filo alla migliore tradizione nordica, ed autori del recente demo “Obscure And Grim Air”. La loro prova è sicuramente discreta, ho apprezzato molto soprattutto il lavoro dietro le pelli di Malignus, mentre la voce strozzata del singer mi è parsa a tratti eccessivamente monocorde. Coinvolgenti l’autocelebrativa “Nefasta Dies” e la cover dei Mayhem “Deathcrush”, posta in chiusura ad omaggiare gli indiscussi maestri dell’Arte Nera e a scaldare gli animi dei pochi presenti.

È quindi la volta dei TIPHERET, torinesi anche loro, attivi da diversi anni e piuttosto noti nel circuito underground del Nord Italia. Capitanati dal carismatico singer El Chivo, i Nostri danno vita ad uno show adrenalinico ed esplosivo, proponendo tutti i loro cavalli di battaglia: dalla potente “Solve Et Ejacula” alle schizofreniche e punkeggianti “Sadomaso” e “Sesso, Droga E 666”, in pieno stile Impaled Nazarene. Una buona prova davvero!

Dopo un breve intervallo salgono sul palco i FAUST che giocano in casa e godono di un certo seguito di pubblico (che per fortuna è cresciuto di numero, anche se non si superano le cento unità). Milanesi, attivi da tempo, autori nel 2001 di un mini cd intitolato “… And Finally Faust!”, i Nostri riversano sul pubblico una rabbia ed una violenza veramente devastanti, colpendo al volto senza pietà con il loro death metal classico e furioso che deve moltissimo ai padri fondatori Deicide e Morbid Angel. La band è in gran forma e si sente, specie il cantante-chitarrista Aleister (noto anche per essere il figlio di Enrico Beruschi, tra l’altro presente in platea… chi non se lo ricorda al Drive-In? … Aius Che Malus … Orologiao Ao Ao Ao… Un mito!!! Un’emozione per me conoscerlo!!!) il quale fa sfoggio di un’enorme croce rovesciata tatuata sul petto e di un altrettanto enorme crocefisso, sempre rovesciato ovviamente, legato al braccio sinistro e ci regala una prestazione vocale veramente sopra le righe. “Raping The Virgin” e “Pig God Dog” le vere perle di questo set devastante.

Chiudono la serata gli ABGOTT, giunti ormai con “Fizala” del 2003 al secondo album ed in procinto di pubblicare il terzo, noti forse più all’estero che in Italia, i quali tengono il palco per circa un’ora, con uno spettacolo intenso e senza un attimo di tregua. Il loro black metal è aggressivo, veloce e senza fronzoli, chiaramente ispirato ai primi Immortal e capace dal vivo di creare un’onda d’urto davvero notevole. “Blizzard”, “Nocturnal”, “Immortal” e “Countess Bathory” i pezzi forti del set, inframmezzati da invocazioni ai demoni del Sud, spargimenti di sangue finto e simpatici auguri di breve permanenza su questo pianeta al nuovo pontefice. Che dire? Adoro queste serate! Perché il pubblico è “selezionato” e competente, perché c’è la possibilità di conoscere i ragazzi delle bands, perché si scoprono realtà musicali nostrane che poco o nulla hanno da invidiare a ben più blasonati colleghi stranieri. Tutti i gruppi hanno dato il meglio di sé. Nessuno si atteggiava a rock star. Il sound era potente e cristallino, praticamente perfetto (non per nulla al mixer c’era il fonico degli Ancient… anche Aphazel si aggirava tra il pubblico… ma che parterre d’eccezione!). Insomma il metal che piace a me è questo.