16-04-05, Anomalia club – Prato.

Incredibilmente riesco a raggiungere l’Anomalia con largo anticipo rispetto all’orario previsto per l’inizio dello show, il che mi consente, una volta tanto, di fare un report completo, senza perdermi, come regolarmente accade, il gruppo di apertura. Il locale, ricavato in quella che probabilmente è una fabbrica dismessa, è piuttosto spazioso, con due salette laterali ed un’ampia sala centrale; l’acustica è soddisfacente anche se non eccelsa.

Sono gli AMORAL ad aprire le danze, gruppo proveniente da Helsinki, formatosi nel 1997, con all’attivo due demo, “Desolation” del 2001 e “Other Flesh” del 2002 ed un full lenght “Wound Creations” del 2004. La band, il cui sound si regge sulle trame chitarristiche della coppia Silver Ots e Ben Varon, propone un death thrash di marca tipicamente svedese, pesantemente influenzato dagli At The Gates (e chi l’avrebbe mai detto?) ma con passaggi potentemente melodici che ricordano ampiamente i vari Arch Enemy, Darkane e compagnia. Pur non essendo un grande estimatore di queste sonorità, devo ammettere che i ragazzi hanno suonato con grande passione, riuscendo nel poco tempo a loro disposizione a scaldare a dovere l’audience, già abbastanza numerosa, in attesa dei due big acts della serata.

È quindi la volta degli svedesi NAGLFAR, band che aveva saputo sorprendere tutti con il debut “Vittra” (da molti considerato un autentico capolavoro, inimitabile per atmosfera e forza evocativa), assestandosi poi coi due successivi lavori, “Diabolical” e “Sheol”, su livelli meno eccezionali ma comunque sempre al di sopra della media dei gruppi del genere. Molta era la curiosità di vedere all’opera il nuovo singer Kristoffer Olivius, in precedenza bassista della band e con in passato un’esperienza di vocalist nei Setherial, il quale non tradisce le aspettative e con il suo timbro vocale canonico ma comunque assai aggressivo e potente, tiene bene il palco incitando costantemente il pubblico che risponde con grande partecipazione scapocciando, cantando in coro “ehi ehi” nei passaggi più cadenzati, facendo le cornine e amenità varie. La scaletta è tiratissima e non concede un attimo di tregua, un assalto sonoro selvaggio ma al tempo stesso preciso e chirurgico fino alla conclusiva “I Am Vengeance”, nel nome di un black metal feroce e melodico insieme. Una prova veramente convincente, graziata anche da suoni molto nitidi e puliti che hanno esaltato l’abilità esecutiva dei nostri.

Dopo una breve pausa salgono sul palco gli attesissimi FINNTROLL, band che nell’arco di tre albums e due mini è già riuscita a lasciare un segno indelebile nel panorama del metal estremo, dando origine ad un sound assolutamente particolare ed inconfondibile, dal gruppo stesso definito “Humppa Metal” (la Humppa è una musica tradizionale finlandese, una variante della più conosciuta Polka). Il pubblico, nel frattempo visibilmente aumentato di numero, è ripagato alla grande del calore tributato a questi Trolls provenienti dal Nord con uno spettacolo energetico e divertente quant’altri mai. Si è pogato, saltato, urlato e danzato dall’inizio alla fine, come guerrieri ubriachi ed invasati in un clima festaiolo e in un’atmosfera folk da sagra di paese, e lo dico in un’accezione positiva, ovviamente. La band non ha trascurato nessun episodio della propria, finora inattaccabile, discografia, proponendo molti pezzi dall’ultimo “Nattfodd”, dal precedente “Jaktens Tid”, da molti considerato l’album della vera maturità stilistica, fino al debut “Midnattens Widunder”, carico di un feeling maggiormente oscuro e malinconico. In particolare “Trollhammaren” (un vero inno!) è stata un delirio con la gente che spingeva da dietro per avvicinarsi e quelli della prima fila costretti a saltare parzialmente sul palco (non c’erano transenne di protezione!) e a svellere le casse posizionate proprio lì, con grave disappunto della security (eh eh eh!). Tutta la band è parsa in stato di grazia, ed in particolare sono da sottolineare le ottime prove del tastierista Trollhorn e del gigantesco singer Wilska. In definitiva una splendida serata e la prestazione di due grandi gruppi, sebbene stilisticamente così distanti tra loro, da incorniciare che è valsa la fatica, i chilometri macinati ed i soldi spesi.