25-04-05, Thunder Road (Codevilla, PV)

Ed eccomi fresco e riposato (si fa per dire), pronto ad assistere ad un’altra giornata di metal che mi regalerà forti delusioni da gruppi dai quali mi aspettavo molto e, per fortuna, piacevoli sorprese da altri.

Pronti via e i torinesi BLACK FLAME, attivi dal 1999, annichiliscono l’audience con una ventina di minuti di black metal old school ben concepito e suonato. La resa live è piuttosto buona e colpiscono la potenza e la sicurezza esecutiva della band nostrana che conferma tutte le lusinghiere impressioni suscitate negli addetti ai lavori dall’ultimo (terzo) full lenght “Torment And Glory” del 2004.

É quindi la volta dei novaresi THE TOMBERS, band nei confronti della quale, non fosse altro che per motivi di concittadinanza, non posso essere del tutto obiettivo. Quindi farò un report assolutamente di parte e dirò che sono stati grandi, grezzi, sporchi, bastardi e divertentissimi! Lasciati quasi completamente da parte i pezzi del demo “Until You Are Dead” uscito nel 2003, i Nostri si sono concentrati sul nuovo materiale di prossima pubblicazione e hanno deliziato i presenti con una miscela esplosiva a base di trash black hardcore cattiva e malsana (una sorta di ideale punto d’incontro tra l’ignoranza sguaiata dei primi Sodom e la furia iconoclasta degli Impaled Nazarene), oltre che con i consueti numeri del cadavere-che-esce-dal-sacco-mortuario e della motosega messi in scena dal singer Il Colonnello, il quale per buona parte dello show canta tenendo in mano frattaglie assortite e sanguinolente.

Tocca agli svedesi IN AETERNUM salire sul palco dopo cotanto scempio. La band, attiva fin dal lontano 1992, esordì soltanto sette anni dopo con il buon “Forever Blasphemy”, un concentrato di potenza e melodia black made in sweden, ed è forte della pubblicazione del recente “Dawn Of A New Aeon” dal quale viene tratta la maggior parte dei brani proposti, tra cui la splendida “No Salvation”. Nonostante il poco tempo a disposizione, il gruppo è autore di una prestazione più che sufficiente, sorretta da un sound preciso e potente al punto giusto.

Ed eccoci alla vera sorpresa in positivo della serata. Dai francesi ARKHON INFAUSTUS mi aspettavo solo un gran casino, impatto, violenza e niente più. Ed invece i Nostri smentiscono ogni mio pregiudizio con una prestazione maiuscola, graziata dai suoni migliori di tutto il festival. Poco meno di un’ora di distruzione a base di satanic black death suonato con una cattiveria da far impressione. Il batterista AZK6 è una vera macchina da guerra, i riffs, specie quelli maggiormente cadenzati e death oriented, scatenano un headbanging indiavolato ed un pogo tritaossa, ed assai efficace è anche il doppio cantato, screaming e growling, opera di D. Deviant e 666 Torturer. A mio modesto parere sono loro i campioni della serata.

Dopo un breve intervallo, sulle note di una lugubre intro di tastiere, parte lo show degli austriaci BELPHEGOR, co-headliner insieme ai Gehenna. Il pubblico, anche se non numerosissimo, è tutto lì per loro e si vede. La band lo ripaga con una prestazione non eccelsa ma comunque all’altezza. Velocità, rabbia esecutiva, violenza, blasfemia: i Belphegor sono sempre uguali a se stessi sia in studio che dal vivo, e creano un muro sonoro pressoché impenetrabile scagliando in pieno volto agli inermi ascoltatori i loro monoliti musicali tratti soprattutto da “Lucifer Incestus” e dall’ultimo “Goatreich Fleshcult”. La gente si diverte e si appassiona e lo show scorre via senza intoppi ma neppure senza particolari sussulti. A me qualche sbadiglio lo provocano, ma in ogni caso la loro prestazione è decisamente migliore rispetto all’ultima calata italica, quando il concerto fu sospeso a causa dello svenimento del chitarrista completamente sbronzo.

Mi aspettavo grandi cose dai norvegesi GEHENNA, gruppo che ho molto apprezzato agli esordi ma che continuo a seguire con interesse ancora adesso ed invece la band di Sanrabb sarà la maggior delusione del festival. I nostri salgono sul palco con un look da gerarchi nazisti, ma nonostante questa trovata visiva si intuisce immediatamente che le cose non vanno per il verso giusto. Lo stesso Sanrabb non riesce ad accordare la chitarra, l’altro chitarrista Amok è visibilmente nervoso è più che insultare il pubblico non fa, la tastierista Kine è una presenza impalpabile e si limita a suonare tre note all’attacco dell’opener di “First Spell” (che, peraltro verrà clamorosamente tagliata) e a bere una quantità incredibile di birra nell’arco di pochissimo tempo, l’unico a tirare la carretta con un minimo di serietà è il singer Dolgar, ma dopo nemmeno mezz’ora la band lascia il palco, con tanto di lancio di bottiglia verso il poco pubblico rimasto, incazzatura del medesimo, fischi e insulti a non finire. Bene, bene, bene, bravi Gehenna. Professionalità zero. Forse in Norvegia saranno anche abituati a riempire i grandi stadi da vere rock star ma qui da noi se una band suona di merda la gente se ne va. E non venitemi a dire che la colpa è tutta dell’etichetta, i loro euri i signorini se li metteranno in tasca comunque. Senza parole.