13-11-05, Puget Sound – Castelletto Cervo (BI).

Nonostante il Puget Sound sia immerso tra le nebbie perenni della provincia biellese, riesco a giungere sul posto in breve tempo, ma non abbastanza per assistere interamente all’esibizione dei brutallari KARNAGE, gruppo che confesso candidamente di non aver mai sentito nominare e la cui collocazione all’interno di un festival prettamente black mi sembra comunque piuttosto fuori luogo. I ragazzi piacchiano duro ma il loro brutal death non impressiona perché decisamente troppo debitore dei gruppi più rappresentativi del genere (Cannibal Corpse e Mortician su tutti), anche se una manciata di minuti non è forse sufficiente per giudicare in modo adeguato la loro prova. Qualche buona parola é invece doveroso spenderla per la location del festival: un locale ampio e comodo, dotato di un soppalco dal quale si possono gustare le perfomances dei gruppi in santa pace senza dover continuamente schivare gli esagitati rompipalle di turno che sentono l’irrefrenabile impulso di venirti addosso nel loro pogo idiota per dimostrare al mondo intero quanto sono violenti ed incazzati.

Così é possibile ammirare le doti vocali della bionda singer degli AMETHISTA, in grado di passare con grande facilità da uno screaming talmente selvaggio da fare invidia a molti colleghi di sesso maschile ad un cantato pulito le cui tonalità angeliche sono chiaramente accostabili al gothic.

Al di là della versatilità vocale della cantante però, la musica di questo combo nostrano é una sorta di black teatrale con momenti sinfonici che non riesce ad entusiasmarmi ed anzi mi riporta alla mente i Cradle Of Filth più fiacchi e demotivati delle ultime releases.

Il livello dell’entusiasmo si mantiene purtroppo assai basso anche durante lo show dei VEXED del pelatissimo Ur Milk (già motore dei divertenti Longobardeath), che sostituiscono all’ultimo secondo gli impossibilitati Fearbringer, previsti in scaletta. Il thrash black dei nostri vorrebbe essere veloce e d’assalto ma finisce al contrario per risultare scontato e ripetitivo fino alla monotonia anche a causa della vocina stridula ed irritante del singer che riesce a rovinare completamente un classico venomiano di tutti i tempi come “Black Metal”, coverizzata per l’occasione.

Ed eccoci giunti alla vera sorpresa in positivo della serata (monicker a parte): gli ANAEL vengono dalla Germania “per prenderci a calci nel culo” (sono parole loro) e, nonostante l’interminabile sound check, sono autori di una prova davvero convincente e degna di nota. Il loro black lento, maestoso e potente, dall’andamento cadenzato, avvolge senza via di scampo l’ascoltatore come un manto maligno e perverso, per poi colpirlo senza pietà con fredde accelerazioni, il tutto immerso in un’atmosfera sulfurea ed incredibilmente malata che ricorda a tratti i vecchi Ophtalamia.

Dopo l’inattesa goduria per lo spettacolo degli Anael, ecco l’attesa delusione per quello dei MORTUARY DRAPE: la loro parabola artistica é ormai da tempo entrata in una fase di discesa irreversibile e l’ultimo album é lì a dimostrarlo, con una superproduzione decisamente non azzeccata e riffs thrash che hanno fatto definitivamente perdere ai nostri quell’alone di mistero e magia che ne avvolgeva le prime produzioni. Tutto questo a prescindere dall’insopportabile spocchia dimostrata nell’occasione dal singer Wildness Perversion il quale invita più volte i presenti ad accalcarsi sotto il palco perché i poveri Mortuary stanno girando un video e necessitano del casino della folla; la quale folla comprensibilmente se ne frega e viene di conseguenza apostrofata dal suddetto Wildness con frasi ridicole del tipo: “Bravi! Continuate pure a supportare il metal straniero…” (!!!).

Per fortuna ci pensano gli OPERA IX a risollevare le sorti della serata con una performance convincente che vede nella potente e precisa prestazione vocale del singer M. (già nei The True Endless) uno dei suoi indiscutibili punti di forza. Brani come le lunghe suites “Maleventum” e “Sepulchro” sprigionano un senso di oscura e grandiosa epicità, ulteriormente amplificato nelle composizioni tratte dall’ultimo album, come la splendida “Battle Cry”, eseguita con tanto di violoncello.

Purtroppo l’ora tarda e la giornata lavorativa che incombe costringono buona parte dei presenti ad abbandonare il summit, così si rimane in pochi eletti ad assistere all’affascinante performance degli headliners NEGURA BUNGET.

I ragazzi vengono dalla Romania, si sono fatti centinaia di chilometri e suonano con passione e professionalità encomiabili davanti ai presenti rimasti (qualche decina), senza tradire le attese del sottoscritto che già aveva avuto modo di assaporare la loro magia in quel di Bologna l’anno scorso. Le sferzate black sono intervallate da momenti ambient di grande suggestione, l’atmosfera é quella selvaggia e malinconica delle foreste transilvane che parlano con la saggezza degli alberi millenari a chi abbia orecchie sensibili alla voce interiore della natura ed al battito perenne dell’universo. Il ritmo infinito delle costellazioni risuona nei pezzi di questi geniali cantori del mistero insondabile della vita e della morte, del pendolo invisibile che oscilla senza sosta tra la realtà ed i sogni. Perfetta anche la cover del classico “I Am The Black Wizard”. Superbi oltre ogni limite.