Lilyum – Altar Of Fear

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Tornano alla carica i Lilyum, band che vanta un’ormai lunga militanza nella scena underground nostrana e che giunge con questo “Altar Of Fear” all’invidiabile traguardo della settima fatica sulla lunga distanza. I nostri sono ora un trio formato da Kosmos Reversum, da sempre mente e motore del progetto, Lord J.H. Psycho, che rientra alla voce dopo aver prestato la sua ugola sui precedenti “Ultimatum” e “Fear Tension Cold” (pubblicati rispettivamente nel 2009 e nel 2010) e va a sostituire Xes (Infernal Angels) alla voce, e Frozen, già session man del gruppo ed ora in pianta stabile alla batteria. Nonostante il radicale cambio di line up, la band continua sostanzialmente a mantenere fede a sonorità di stampo classicamente old school, recuperando un sound tradizionale che viene però abilmente riletto e riproposto alla luce di soluzioni fresche e coinvolgenti. Tenendosi a debita distanza da ogni adattamento che possa anche solo strizzare l’occhio a una concezione non ortodossa della materia black, i Lilyum riescono a manipolare a loro piacimento suddetta materia, senza mai scadere nel minimalismo fine a sé stesso ma anzi curando in modo certosino i dettagli, sia che si tratti di pestare sugli strumenti e di lasciar fluire liberamente rabbia e angoscia, sia che si tratti di dar corpo a momenti più cupi e malinconici attraverso la creazione di lugubri atmosfere dal sapore invernale. Plastica dimostrazione di questa differenziazione nella continuità di un discorso stilistico ampiamente noto agli estimatori di questo genere di sonorità sono pezzi come l’opener “Alkahest”, la più melodica ma oltremodo evocativa “Tomorrows Worth Erasing” o la conclusiva “Siege The Solar Towers”, che nei suoi dieci minuti di durata rappresenta lo stato attuale della concezione di black metal in casa Lilyum ed è una sorta di summa dell’intero album. Se fosse uscito una ventina di anni fa, un disco del genere sarebbe stato quasi sicuramente salutato come uno dei capisaldi della rinascita del true black metal: oggi è una granitica epitome, dotata di una non trascurabile dose di personalità, di un certo approccio musicale e concettuale e di un sound che, nonostante i molti profeti di sventura, si dimostra ancora duro a morire ed anzi arde e divampa come il fiammeggiante incendio raffigurato in copertina.

 

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70 %
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