Graveland – Epilogue

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Originariamente pubblicato in formato tape e di recente ristampato in formato cd (sempre dalla Witching Hour Productions) “Epilogue”, fra i demo storici dei Graveland, è probabilmente quello meno conosciuto e riuscito, se paragonato a lavori di maggior spessore come “The Celtic Winter” e “In The Glare Of Burning Churches”. Eppure ha anch’esso un’indiscutibile importanza perché pone le basi di un sound che la creatura di Rob Darken (al secolo Robert Fudali) andava plasmando, parallelamente ma non pedissequamente rispetto alla miriade di gruppi scandinavi che nei primi anni novanta si imponevano all’attenzione dell’audience metallica (anche per motivi non strettamente musicali). In questa breve opera ci sono tutte le caratteristiche peculiari del black metal polacco e più in generale esteuropeo, fatto non solo di violenza ed aggressività ma anche di sinistre melodie ed inquietanti atmosfere notturne: si tratta di una delle primissime opere in cui le tastiere sono parte integrante del tessuto musicale e non solo un mero orpello riempitivo. La drum machine non è il massimo e la registrazione estremamente zanzarosa potrà forse urtare qualche orecchio delicato ma poco importa: “Epilogue” anticipa concettualmente capolavori come “Carpathian Wolves” e “Thousand Swords”, ovvero il dittico raw black per antonomasia in casa Graveland, prima della svolta verso territori epic-pagan (non dissimilmente da quanto fatto da Quorthon con la sua creatura Bathory) già percepibile nel successivo “Following The Voice Of Blood”. Da ascoltare come rilevante testimonianza del tempo che fu.