24-04-2007, Puget Sound – Castelletto Cervo (BI)

Mortuary Drape
Morrigan
The True Endless
Besatt

Nel bel contesto del Puget Sound, l’Anti Christ Crusade Tour, che toccherà nei prossimi giorni diversi paesi europei quali Austria, Germania e Olanda, è aperto dai piemontesi THE TRUE ENDLESS.

Il quartetto nostrano ha il non semplice compito di dare il via ad una serata che non vede, almeno all’inizio, una grande partecipazione da parte del pubblico presente, peraltro abbastanza scarso. La band suona con energia e passione e gode di suoni potenti e cristallini, proponendo brani vecchi e nuovi, in bilico tra primi Mayhem e Carpathian Forest, con qualche apertura epica in stile Bathory. Ottima la prova del singer Astraghon, molto espressivo tanto nello screaming più bestiale quanto nelle parti in clean vocals, ma tutta la band si esprime su buoni livelli, come di consueto in sede live.

Salgono quindi sul palco i polacchi BESATT, gruppo attivo già da molti anni e con alle spalle diversi full length, piuttosto noto nell’ambito della scena underground del proprio paese, che attendevo alla prova live con una certa curiosità.

La band pesta duro e anche se il sound è leggermente più sporco rispetto a inizio serata, questo non inficia più di tanto la prova dei nostri, che si presentano on stage con face painting di ordinanza, in una formazione a tre, e danno vita ad uno show molto intenso, a base di un satanic black metal scarno ed essenziale, debitore di Darkthrone, Gorgoroth e primi Bathory. Nessuna apertura tastieristica o melodica, come sarebbe lecito aspettarsi da una band proveniente dall’Europa dell’Est, soltanto tonnellate di odio e malevolenza vomitato sul pubblico senza un attimo di respiro. Molte sono le songs tratte dall’ultima fatica in studio, “Triumph Of Antichrist”, ma non mancano i classici del passato, come la trascinante e cattivissima “Ave Master Lucifer”, per un’esibizione valida sotto ogni aspetto.

Dopo una breve pausa è la volta dei tedeschi MORRIGAN, anch’essi freschi di pubblicazione dell’ultimo lavoro in studio, “The Damned”. I nostri sono un duo, chitarrista/cantante e batterista, e questo inficia in certa misura la presenza scenica del gruppo (il palco appare semivuoto); nonostante ciò anche la prestazione dei Morrigan può dirsi positiva. L’assenza del basso rende il suono poco profondo e qualche problema alla batteria provoca qualche pausa di troppo, ma si tratta in fondo di piccolezze che non spezzano l’atmosfera potentemente epica e magica che il black metal cadenzato e marziale dei nostri riesce a creare. La proposta dei Morrigan, che finora non avevo avuto occasione di sentire su disco, mi ha molto convinto: la struttura portante dei pezzi si fonda su riff malinconici mai troppo sostenuti, dal feeling pagan-viking, senza disdegnare qualche sfuriata distruttiva più canonicamente black in una sorta di equilibrio ben riuscito tra Bathory (davvero onnipresenti), Graveland e primi Enslaved.

Concludono la serata gli headliners MORTUARY DRAPE, che si presentano sul palco con la consueta scenografia: drappi viola con grosse croci rovesciate sulle casse e leggio “satanico” dal quale il leader e singer Wildness Perversion lancia le proprie invettive anticristiane. Il gruppo questa volta è più misurato e meno irritante rispetto alle ultime apparizioni live alle quali ho avuto modo di assistere in questi ultimi anni, ma, a mio modo di vedere, specie con l’ultimo “Buried In Time”, ha irrimediabilmente perso quell’aura maligna e occulta che permeava le prime prove su disco, proponendo ora un black-thrash (poco black e molto thrash per la verità…) anonimo e non particolarmente esaltante.

Dal vivo i pezzi rendono forse di più (“Ectoplasm” non è male), grazie anche ai suoni potenti e alla buona acustica del locale, e la risposta del pubblico è decisamente soddisfacente, ma personalmente rimpiango le atmosfere morbose ed esoteriche che la band era in grado di creare come nessun’altra in passato. Una prova comunque sufficiente che non avrà deluso i fans di nuova data del combo alessandrino, ma che mi ha personalmente lasciato con l’amaro in bocca. In definitiva una serata piacevole, all’insegna dell’underground nostrano e internazionale, con gruppi che, una volta tanto in Italia, hanno potuto godere di suoni decenti (molto spesso le prestazioni delle band sono inficiate da suoni improponibili), proponendo esibizioni anche per questo convincenti.